Vigilanza, l’idea della maggioranza: fare da soli e prendersi anche la guida della commissione. Ecco le prossime mosse

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Sulla Rai le opposizioni si sono infilate in un cul-de-sac. Dopo oltre due anni di braccio di ferro con la maggioranza sul nome di Simona Agnes, indicata alla presidenza della tv pubblica e mai ratificata dalla commissione di Vigilanza – dove è richiesto il sì dei due terzi dei commissari per dare il via libera alla nomina – giovedì 2 luglio la presidente pentastellata Barbara Floridia e tutti i membri delle opposizioni hanno rassegnato in blocco le dimissioni dall’organo parlamentare. A ruota, anche il passo indietro dei commissari di maggioranza ha chiuso l’esperienza dell’attuale Vigilanza. Ora la prassi parlamentare prevede che la Commissione si riformi sulla base delle indicazioni dei gruppi. Ma nel centrosinistra sono decisi a tirare dritto: «Non daremo nuovi nomi per adesso, altrimenti torniamo al punto di partenza. E allora che abbiamo protestato a fare?», spiega a Open il dem Stefano Graziano. «Applichino il Media Freedom Act e sblocchino sul serio la Commissione, poi ne riparliamo».La linea dell’AventinoLa scelta del campo largo è dunque quella dell’Aventino. Nessun nuovo nome, almeno per ora. Pena il ritorno al punto di partenza. «Ricostituire una Commissione che non funzionava sarebbe un atto superfluo, inutile», è il ragionamento. Una linea che sposano anche i pentastellati, «d’accordo fin dall’inizio su questo, perché non avrebbe senso riavviare una Commissione che di fatto è stata bloccata per due anni. Quale sarebbe l’elemento di novità? A questo punto non ci saremmo dimessi», spiegano a Open.Una linea che però non è esente da rischi. Perché se le opposizioni non indicheranno i propri rappresentanti, lo scenario evocato nella maggioranza è quello già visto con la commissione Covid: la nomina d’ufficio dei componenti da parte dei presidenti delle Camere. Uno sbocco che nel centrosinistra viene bollato come «un gesto grave, una rottura sul piano istituzionale senza precedenti, un inedito nella storia repubblicana». Ma che, secondo il centrodestra, potrebbe diventare inevitabile se la paralisi dovesse protrarsi.L’avvertimento della maggioranza«La presidenza della Vigilanza spetta alle opposizioni per prassi, ma non è dovuta», mettono in guardia dalla maggioranza. «La Vigilanza non è il Copasir, dove è previsto che il presidente sia espressione dell’opposizione. Qui non c’è un’imposizione, né un precetto regolamentare. Noi non vogliamo prenderci la Commissione, non ci interessa. Però se i componenti vengono nominati d’ufficio e le opposizioni non si presentano, per forza di cose un presidente bisognerebbe eleggerlo. Ma è uno scenario che vorremmo evitare», sottolineano fonti parlamentari ad Open.Il punto, insistono da destra, è che la Vigilanza «non può restare bloccata». L’organismo parlamentare ha infatti competenze delicate sulla Rai e sulla par condicio, anche in vista delle prossime tornate elettorali. «La Commissione regolamenta il servizio pubblico sul rispetto della par condicio. Ci sono adempimenti che devono andare avanti. Non è vero che in questi due anni sia stata totalmente ferma: si è riunita almeno per gli atti obbligati», è la linea.Il nodo par condicioCon una nuova commissione a trazione centrodestra, il rischio per le opposizioni sarebbe anche quello di lasciare campo libero agli avversari proprio nell’anno che precede le Politiche. Anche se, sostengono i pentastellati, «di fatto già adesso c’era scarso controllo. Le pochissime sedute si sono tenute per adempimenti di legge, come la delibera sulla par condicio in occasione delle regionali o del referendum. Si approvava la delibera, ma non era operativo l’organo chiamato a verificare che venisse attuata». La differenza, avvertono, è che «se la Commissione non venisse ricostituita, non si riuscirebbe nemmeno a votare la delibera. E anche questo sarebbe un primo caso da quando esiste la legge sulla par condicio».Resta poi un nodo tecnico, che gli uffici parlamentari sono chiamati a dirimere in queste ore. I commissari dimissionari sono già decaduti o restano formalmente in carica fino alla nuova nomina? Il punto non è banale. Nel primo caso, a oggi, la Vigilanza sarebbe già paralizzata. Nel secondo, si potrebbe immaginare un ‘gentleman agreement’ per convocarla almeno sugli adempimenti obbligati, come avvenuto in parte negli ultimi due anni.Dimissioni, perché oraLa tempistica delle dimissioni ad ogni modo non è casuale. A spingere le opposizioni al passo indietro, «su cui si stava ragionando da tempo», soprattutto tra i dem, da sempre fautori del boicottaggio e per questo non rappresentati nemmeno nel cda dell’azienda pubblica, è stata «una lunga serie di episodi» dopo mesi di stallo sulla presidenza Agnes: dai nuovi palinsesti alla direzione di Rai Parlamento, fino alla riforma della governance ancora ferma. Nel mirino anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, accusato di non aver chiarito gli scambi con Bruxelles sul Media Freedom Act e sulle rassicurazioni che, secondo il governo, sarebbero arrivate dall’Europa. E così la Vigilanza, nata per controllare il servizio pubblico, si ritrova senza controllori. Per denunciare l’occupazione della Rai da parte della destra, il campo largo si prepara a consegnarle anche l’ultima casella.L'articolo Vigilanza, l’idea della maggioranza: fare da soli e prendersi anche la guida della commissione. Ecco le prossime mosse proviene da Open.