E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.comVisto che tutti quanti hanno un po’ riscritto cento volte il pezzo sul caos candidature a Milano mi è venuto in mente che forse sarebbe divertente dare un giudizio a quel che ha fatto, “tutta ‘sta gente”, nell’ambito della propria candidatura. Disclaimer: può essere che nella baraonda mi dimentichi qualcuno. Nel caso, vuol dire che è SV (senza voto) poiché se uno neanche me lo ricordo… PIERFRANCESCO MAJORINO: 6.5. Parte, inizia a galvanizzare i suoi su un progetto cullato fin dai tempi delle regionali (ricordate il comunicato sul risultato di Milano, vinta malgrado la sconfitta?). Vuole le primarie a tutti i costi. Ultimamente è silente, ma i bookmaker danno le primarie come probabili ma non scontate. E lui, nelle primarie, se la gioca.MARIO CALABRESI: 7. Voto a quello che non ha fatto: non si è buttato nella mischia, evitando di essere cannibalizzato. Aspetta che ci siano primarie (a cui potrebbe partecipare) o scelta dall’alto. Quando dirà qualcosa pubblicamente se ne vedrà la caratura.ANNA SCAVUZZO: 6,5. Sgobba, lavora duro. Ufficialmente, è stata la prima a candidarsi. Spera che l’urbanistica sia un plus. Per ora il primo giudizio su Torre Milano la conforta. Il problema è dichiarare discontinuità dal sindaco del quale è vicesindaco e il posizionamento dei cattolici, ancora non saldamente su di lei.EMMANUEL CONTE: 7. L’alieno. Fa una campagna con le delibere di giunta. Vuol convincere tutti che si può concorrere a sindaco facendo campagna elettorale semplicemente lavorando. C’è da capire quali partiti (o meglio: parti di partiti) lo sosterrebbero.TOMMASO GOISIS: 6 sulla fiducia. E’ l’unico, di destra e di sinistra, che non conosco personalmente. Ma dicono grandi cose sulla sua capacità di mobilitare i giovani (in una città vecchia): alla fine sono elettori freschi che generalmente non votano. Ricordate i voti in più al referendum? Ecco, quelli. LORENZO PACINI: 7. La sua partita è avere una partita da giocare. La gioca tutta nei quartieri e sui social. Quindi o primarie o morte.GIANNI BARBACETTO: 6,5. Ma come 6,5??? Sì sì, è vero, Barbacetto è the opposite of… me. Generalmente se lui pensa che una cosa sia nera, per me è bianca, e viceversa. Però gli riconosco l’essere rappresentativo di un mondo che ha un suo peso. Quelli che schifano (e per me, sbagliano di grosso) gli ultimi dieci anni di gestione della città.ANTONIO CIVITA: 6,5. Sufficienza abbondante. Ma non perché non si sia impegnato. Quanto perché in questo rodeo che si conclude con la scelta dei leader lui ha avuto il coraggio di candidarsi per primo. Sì, ma poi non è riuscito a superare lo scoglio più grosso che si chiama…MAURIZIO LUPI: 6. Eccolo, lo scoglio più grosso per tutti gli altri candidati. Il candidato del presidente del Senato La Russa. Che, da par suo, gigioneggia (”ho fatto solo danni a candidare Maurizio…”), ma sa benissimo che no – non gli ha fatto proprio nessun danno perché ad oggi è l’unico candidato sostenuto dalla forza maggioritaria della maggioranza di governo. Perché la sufficienza e nulla di più? Perché la campagna non è ancora cominciata, e per Lupi ad oggi la via è troppo in discesa per attribuirgli un voto superiore.ALESSANDRO SPADA: SV. Non si è mai espresso. Lui è una persona ottima, attenta, comprensiva, di grande rigore. Una brava persona, come si diceva un tempo. Ma per ora è l’idea di una parte della Lega.SILVIA SARDONE: 6. Silvia fa la Silvia: continua nella sua politica assai caratterizzata di difesa delle tradizioni. Ma nella sua candidatura a sindaco c’è troppo una dinamica interna alla Lega più che un discorso condiviso con gli alleati.ANTONINO LA LUMIA: 6,5. Il presidente dell’Ordine degli Avvocati, come Antonio Civita, ha coraggio. Si candida di fronte a Ignazio La Russa (che sostiene Lupi) con una proposta liberale e garantista.PIETRO TATARELLA: 7. Non posso non dare questo voto a un uomo che si è fatto il carcere da innocente e che adesso vuol correre da sindaco. Una bella storia, quasi una storia da film. Difficile, ma non impossibile.GIOVANNI TERZI: SV. Vale quel che si è detto per Alessandro Spada. E’ un ottimo nome. Con una sua visibilità, con una sua storia personale di amministrazione della cosa pubblica. Ma ufficialmente non è in campo.CARLO COTTARELLI: 4. Fai l’economista, poi il tagliatore di spese, poi il fustigatore dei costumi, poi ti incaricano per un giorno di provare a fare un governo, poi il centrosinistra ti implora di correre in Regione Lombardia (e noi tutti a scrivere per settimane e settimane), poi il Pd ti candida senatore (perdi contro la Santanché nell’uninominale della tua città, che è Cremona e non Milano, ma ti salva il plurinominale). Ti dimetti. Poi Letizia Moratti ti recupera e dici che potresti correre per Milano. Vabbè, un po’ too much pure per le mie allenate papille gustative.MASSIMILIANO LISA: 5. Non perché non abbia il diritto di candidarsi, sia ben chiaro. Ma le campagne elettorali si fanno sulle idee, non sulle rivalse e sulle querele. Inoltre è da vedere se Tiziana Siciliano arriverà fino in fondo nella sua idea di fare da potenziale vicesindaco al patron della mostra permanente su Leonardo in Galleria (al centro di più procedimenti giudiziari).L'articolo Le pagelle agli aspiranti candidati sindaci di Milano proviene da Nicolaporro.it.