Smart working senza accordo scritto, la Cassazione: «Niente licenziamento se il lavoratore dimostra di essere stato autorizzato»

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Un dipendente non può essere licenziato per assenza ingiustificata se dimostra di aver lavorato in smart working con il consenso del datore di lavoro, anche in assenza di un accordo scritto. Lo ha stabilito una recente sentenza della Cassazione, che ha confermato l’illegittimità del licenziamento di un lavoratore accusato di essersi assentato ingiustificatamente per nove giorni durante la pandemia da Covid. Secondo l’azienda, il dipendente si era assentato dal lavoro senza aver ricevuto alcun tipo di autorizzazione. Lui, però, sostiene di aver svolto regolarmente le proprie mansioni da remoto. E per dimostrarlo, ha raccolto alcune mail scambiate con il datore di lavoro e una registrazione audio.Lo scambio di mail che dà ragione al dipendente Secondo i giudici della Cassazione, il materiale prodotto dal lavoratore è più che sufficiente a dimostrare che il lavoro agile fosse stato concordato tra le parti, anche in assenza di un accordo scritto nero su bianco. A risultare decisivo, in particolare, è stato uno scambio di mail del 20 marzo 2020, nel quale il dipendente comunicava di trovarsi già in smart working. A quella comunicazione il rappresentante legale dell’azienda rispose: «Ok, andiamo avanti così…».La registrazione audio e la busta pagaMa ci sono altri due elementi che hanno convinto i giudici a dare ragione al lavoratore. Innanzitutto, una registrazione audio che confermava come il datore di lavoro fosse pienamente consapevole della modalità di lavoro agile adottata. In più, il fatto che in busta paga le ore di smart working venivano registrate come ferie, permessi retribuiti o permessi ex legge 104/1992. Una scelta riconducibile alla stessa azienda e confermata anche in aula di tribunale.La decisione finale dei giudiciSulla base di tutti questi elementi, la Cassazione ha respinto il ricorso dell’azienda, confermando l’illegittimità del licenziamento. I giudici hanno sottolineato che i fatti si collocano in un contesto preciso, ossia la pandemia da Covid-19, durante la quale la disciplina sullo smart working aveva superato temporaneamente l’obbligo dell’accordo individuale scritto tra impresa e lavoratore.L'articolo Smart working senza accordo scritto, la Cassazione: «Niente licenziamento se il lavoratore dimostra di essere stato autorizzato» proviene da Open.