JC Electronics è la società di Dario Bianchi, il grande accusatore di Giuseppe Conte in commissione Covid. Ma è anche la società che il governo Meloni ha deciso di liquidare con 110 milioni di euro. Chiudendo un contenzioso che in primo grado aveva visto soccombere il ministero della Salute. E un risarcimento di 203 milioni. La Commissione Parlamentare istituita dalla maggioranza per l’emergenza Covid, presieduta dal senatore Marco Lisei di FDI, dibatteva da tempo sul contenzioso tra lo Stato e Bianchi per una fornitura di mascherine del 2020. L’interrogazione del capogruppo in Senato del Pd Francesco Boccia e la risposta del ministro della Salute Orazio Schillaci ha svelato la verità.La storiaBianchi si era visto riconoscere dal tribunale, con presidente estensore Giuseppe Di Salvo, giudici Maurizio Manzi e Flora Mazzaro, 203 milioni di euro più interessi. Durante l’appello è arrivata la trasnsazione, che risale al 31 ottobre 2025. L’udienza del 13 luglio sarà quella in cui la causa verrà dichiarata estinta. Nella sua risposta all’interrogazione Schillaci ha spiegato che «la sentenza era immediatamente esecutiva (…) il credito accertato in capo alla controparte ammontava al 30 giugno 2025 alla somma di oltre 250 milioni di euro (…) JC Electronics vantava ulteriori crediti nei confronti delle amministrazioni per ulteriori 20 milioni di euro». E quindi «se si fosse perso in appello (…) la controparte avrebbe incassato tutto senza sconti. Aspettare significava perdere l’unica occasione reale di contenere il danno dello Stato».Le risorseIl ministro ha spiegato che le risorse «sono state stanziate con l’articolo 5 del decreto legge 156 del 2025 con un capitolo di bilancio dedicato, con tutti i controlli amministrativi contabili e con la registrazione della Corte dei Conti. Nulla fuori dalle regole, solo la scelta più responsabile per i conti pubblici». Il decreto stanzia 110 milioni con motivazione vaga ed è del 29 ottobre. Entra in vigore il 30 ottobre 2025. Il giorno dopo arriva la firma sulla transazione. Nella sua escussione dell’8 aprile 2026 Bianchi ha attaccato Luca Di Donna, allievo del professor Guido Alpa, legato da un buon rapporto fino alla nomina a premier con il collega Conte.La mangiatoia CovidCinque mesi dopo la transazione Bianchi ha detto che Di Donna si sarebbe presentato come un collega di Conte e che avrebbe lasciato intendere che quel rapporto sarebbe potuto essere di aiuto nella soluzione delle vertenze pendenti con il Commissario Arcuri nel 2020. Rispondendo a una domanda sul contenzioso non ha raccontato della transazione ma soltanto la prima sentenza. E il 12 giugno l’imprenditore era a Cagliari ospite di un evento di FDI dal titolo: «Mangiatoia Covid, l’ombra delle tangenti sulla gestione della pandemia».Danno erarialeLe opposizioni vogliono portare in procura un esposto per danno erariale. «Una ricompensa per chi mi ha accusato», la definisce Conte. Il decreto si chiama “Misure urgenti in materia economica”, è arrivato il 5 novembre alla Camera dove è stato approvato il 10 dicembre poi passare al Senato dove è giunto l’ok definitivo in appena una settimana, il 18. La norma è contenuta nell’articolo 5: la previsione di un contributo al ministero della Salute da 110 milioni senza nessun riferimento a cosa dovesse servire. Come hanno annotato i Servizi studi e bilancio di Camera e Senato: «Le relazioni illustrativa e tecnica del disegno di conversione del decreto non recano specificazioni sulle sentenze e transazioni richiamate dal comma 1».L'articolo La commissione Covid, il governo e i 110 milioni all’accusatore di Conte proviene da Open.