Le porte dell’impianto erano aperte a chiunque volesse scaricare ferraglia anche senza licenza: cittadini italiani, appartenenti alle comunità Rom, svuotacantine abusivi.Andò avanti così fino a quando un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma segnò il destino della “Siderurgica Tiburtina”, storica azienda di Guidonia Montecelio specializzata nella raccolta e nello smaltimento di materiale ferroso con sede in via dei Faggi, al Bivio di Guidonia.Ora l’azienda rischia di essere cancellata definitivamente a fronte della sentenza emessa il 19 febbraio 2026 dalla IV Sezione della Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 12 marzo 2025 che ha riconosciuto la colpevolezza dei titolari, Stefano Chiocchio, amministratore 69enne, e Massimo Zappone, direttore tecnico 61enne, condannati entrambi per traffico illecito di rifiuti in via definitiva alla pena di un anno, sei mesi e 15 giorni.Per questo i due imprenditori si sono affidati all’avvocato penalista Mario Antinucci di Roma che il 29 giugno scorso ha presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la confisca totalitaria della “Siderurgica Tiburtina S.r.l.”.“La Corte di cassazione nel 2026 non ha rilevato la nullità assoluta della sentenza della Corte d’appello di Roma sotto il profilo della grave ed irreparabile violazione del diritto alla difesa in violazione dei principi cardine del giusto processo europeо – spiega in un comunicato stampa alla redazione di Tiburno.Tv il penalista Mario Antinucci, difensore di fiducia degli imprenditori romani – avendo la Corte di appello nel 2025 “ribaltato” il giudizio assolutorio espresso dalla precedente sentenza del 2023 della stessa Corte d’appello di Roma, sulla scorta di una diversa valutazione di prove dichiarative assunte nel corso del precedente grado di giudizio di cui non è stata disposta la rinnovazione in sede di giudizio di rescissione sebbene ritenute decisive ai fini della condanna, in palese violazione dei dettami imposti dall’ art. 6 C. e. d. u., par.3, lett. d) e dall’ articolo 603, 3° co., bis, codice procedura penale, come interpretati dalla giurisprudenza di legittimità, a partire dalle Sezioni Unite Dasgupta n. 276290 del 2016“.“La Corte europea – prosegue l’avvocato Antinucci – riconosce che l’ablazione patrimoniale, disposta sulla base di presunzioni non verificate e in assenza di un reale nesso causale rispetto ai fatti – anche criminosi – sintomatici di pericolosità, viola il principio di proporzionalità e incide sulla sostanza della presunzione di innocenza. In questo senso la sentenza della Corte E.D.U., Sez. I, 25 settembre 2025 – Isaia ed altri c/ Italia ridefinisce i limiti della confisca di prevenzione, tracciando una linea di confine tra la funzione preventiva e la natura punitiva della misura”.Stefano Chiocchio e Massimo Zappone contestano la confisca totalitaria del complesso aziendale senza la prova effettiva del reale profitto illecito contestato.Stando a quanto riferisce l’avvocato Antinucci, le indagini della Polizia Locale di Roma Capitale e della Polizia provinciale di Tivoli avrebbero ricostruito un profitto “in nero” da traffico illecito di rifiuti non superiore ai 150 mila euro, somma considerata infinitamente sproporzionata rispetto al valore dell’intero complesso aziendale sequestrato e confiscato.“La quantificazione del danno ingiusto risarcibile – evidenzia il legale – ad oggi è senza dubbio superiore ai cento milioni di euro, considerato il blocco totale dell’attività a far tempo dal 2018, oltre al fatto di costituire una vera e propria “bomba ecologica” dal tempo del subentro dell’amministrazione giudiziaria”.I guai giudiziari per la “Siderurgica Tiburtina” iniziarono dieci anni fa.Il 5 ottobre 2016 gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale e della Polizia provinciale di Tivoli effettuarono un blitz nell’azienda di via dei Faggi al termine di un’indagine delegata dalla Procura di Roma per contrastare il traffico dei rifiuti ferrosi gestito da alcune comunità Rom stanziate in diversi campi nomadi della capitale e di Guidonia.A marzo 2016, infatti, gli agenti intercettarono e sequestrarono un autocarro, di provenienza illecita, utilizzato per il trasporto non autorizzato di rifiuti metallici.Da quel momento gli investigatori accesero il faro sul vasto impianto di destinazione dei rifiuti, di circa 17.000 metri quadrati, e il 5 ottobre 2016 piombarono all’interno della “Siderurgica Tiburtina”, sorprendendo anche Roberto D. C., 53enne svuotacantine di Fonte Nuova a bordo di un camion in compagnia del nipote all’epoca 23enne Alessio D. C., anche lui di Fonte Nuova.Nel corso delle indagini fu accertato che gli imprenditori eludevano le vigenti normative ambientali e traevano un illecito profitto dalla ricezione illegale di ingenti quantitativi di rifiuti ferrosi pronti per essere rivenduti, senza alcun costo di gestione.Così 6 giugno 2018 scattò il sequestro (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).E il 5 novembre 2020 il Tribunale di Tivoli emise una sentenza di primo grado pesantissima.Il giudice Giovanni Petroni dispose la confisca sia dello stabilimento che delle quote societarie dei titolari, Stefano Chiocchio e Massimo Zappone, condannati entrambi alla pena di un anno, sei mesi e 15 giorni per traffico illecito di rifiuti (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).Il giudice accolse inoltre la tesi della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e condannò a due mesi per trasporto illecito di rifiuti anche Roberto D. C., al quale fu confiscato il camion sul quale aveva caricato rottami vari, mentre assolse per non aver commesso il fatto il nipote Alessio D. C.Nel 2023 la sentenza del Tribunale di Tivoli è stata ribaltata dalla Corte d’Appello che ha assolto gli imputati.Ma nello stesso anno la Procura Generale ha presentato ricorso in Cassazione, la quale ha annullato la sentenza di assoluzione rimandandola in Corte d’Appello davanti ad un diverso Collegio che il 12 marzo 2025 ha invece condannato nuovamente Stefano Chiocchio e Massimo Zappone, ai quali è addebitata anche la bonifica a proprie spese dell’area sulla quale insiste lo stabilimento.Ora anche la Cassazione ha confermato la confisca definitiva totalitaria dell’azienda, attualmente in amministrazione giudiziaria nominata dalla Corte d’Appello di Roma.L'articolo GUIDONIA – “Siderurgica Tiburtina” confiscata: i proprietari ricorrono alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo proviene da Tiburno Tv.