Gianfranco Zola, il 10 d’altri tempi che punta sui giovani per rilanciare la Nazionale

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Gianfranco Zola è stato un dieci vecchia scuola: piede sopraffino e fantasia, dribbling e punizioni all’incrocio. Erano gli anni Novanta e i calciatori di talento erano esentati da compiti difensivi e lasciati liberi di spaziare sulla trequarti alla ricerca della giocata vincente. Oggi il ruolo appare in via d’estinzione, sacrificato sull’altare del tatticismo esasperato e di un’occupazione sempre più razionale degli spazi. “Il calcio è cambiato tanto. Prima avevamo molto più libertà di creare e di inventare soluzioni”, ammette l’ex calciatore dal palco del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, poco prima di ricevere il Premio Internazionale Fair Play Menarini.Il progetto di Zola per i giovani Oggi, in qualità di vicepresidente della Lega Pro, Zola si è fatto promotore della riforma che porta il suo nome e che punta a valorizzare i giovani in Serie C, per provare a restituire alla Nazionale il talento e la competitività che mancano da troppo tempo. “Non entro nel merito della scelta del ct, i nomi che girano sono profili di altissimo livello. Ma chiunque sarà l’allenatore, dovremo metterlo nelle condizioni di avere a disposizione il meglio del nostro calcio, giocatori di qualità”, dice Zola ai giornalisti poco prima di salire sul palco. La rifondazione del calcio italianoLa missione di ricostruire il calcio italiano è stata affidata a Giovanni Malagò, nuovo presidente della Figc. “Gli auguro tanti successi, ma dobbiamo aiutarlo tutti per fare davvero la differenza”, ribadisce. Intanto prende quota il nome di Paolo Maldini come direttore tecnico della Nazionale. “Paolo è una persona estremamente capace, intelligente e brillante. Se dovesse accettare di ricoprire questo ruolo può arricchire il nostro calcio, sempre che venga messo in condizione di fare bene il suo lavoro”. Sul palco del teatro fiorentino Zola ripercorre i passaggi decisivi della sua carriera, dall’investitura di Maradona che lo designò come suo erede a Napoli fino ai trionfi in terra inglese con la maglia del Chelsea. “Diego ero abituato a vederlo in tv, poi da un giorno all’altro mi sono ritrovato ad allenarmi con lui”, ricorda. “Era una persona buona, mi diede tanti consigli e mi disse che avrei dovuto prendere il suo posto, significò tantissimo per me”.  ‘Il bandito e il campione’Ma oltre il terreno di gioco ci sono i valori umani, quelli che hanno spinto la Fondazione Menarini a insignirlo del premio Fair Play: l’etica del lavoro, il rispetto per l’avversario, la gentilezza che, in certi frangenti, può essere letteralmente disarmante. Come quando, nel 1994 a Parma, il latitante Fabrizio Maiello lo seguì in autostrada e poi fino a un benzinaio con l’intenzione di sequestrarlo. “Quando mi si avvicinò – racconta Zola con un sorriso – pensai che fosse un mio fan, così gli sorrisi e gli chiesi se volesse l’autografo. Lui rimase spiazzato e alla fine rinunciò al suo piano”. Questo articolo Gianfranco Zola, il 10 d’altri tempi che punta sui giovani per rilanciare la Nazionale proviene da LaPresse