“Quando un paziente oncologico riceve una diagnosi, vive un vero terremoto esistenziale”. È da questa immagine, evocata dal professor Luca Tagliaferri durante il convegno “Cura & intelligenza artificiale”, promosso ieri alla Camera dei deputati da Andrea Mascaretti e organizzato dal gruppo di Fratelli d’Italia, che si coglie il filo conduttore dell’intera giornata: l’Intelligenza artificiale non sta cambiando soltanto il modo in cui si curano le malattie, ma il significato stesso della cura.Aprendo i lavori, Mascaretti, responsabile nazionale del Dipartimento Ia e Tecnologie strategiche di Fratelli d’Italia, ha indicato la direzione dell’iniziativa: “La vera sfida non è capire se l’intelligenza artificiale cambierà la sanità: lo sta già facendo. La sfida è fare dell’Italia il riferimento europeo di questa nuova frontiera, mettendo al centro la persona, la ricerca, la sicurezza e il diritto di ogni paziente ad accedere alle migliori tecnologie disponibili”.La cura oltre la malattiaNon una metafora, quella del “terremoto esistenziale”, ma un fenomeno biologico misurabile. Lo stress provocato dalla diagnosi aumenta i livelli di cortisolo e il cortisolo, a sua volta, produce immunosoppressione. Curare la paura, insomma, significa anche curare il corpo.Da questa intuizione nasce Art4ART, il progetto della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs presentato da Tagliaferri, responsabile della Uos di Radioterapia Interventistica Gemelli ART. L’idea è che la resilienza del paziente e la sua dimensione spirituale non rappresentino un semplice corollario del percorso terapeutico, ma un elemento capace di incidere direttamente sulla cura. Attraverso sistemi di intelligenza artificiale applicati alla profilazione del paziente, l’équipe del Gemelli ha sviluppato ambienti immersivi nei quali ciascuno può scegliere lo scenario visivo e sonoro in cui affrontare, ad esempio, una seduta di chemioterapia. Nel filmato proiettato durante il convegno, alcuni piccoli pazienti oncologici raccontano con sorprendente naturalezza la propria esperienza: “Non c’è da piangere, non provo dolore”.Accanto all’esperienza del Gemelli, il quadro clinico è stato completato dagli interventi del professor Stefano Mannino, neurochirurgo dell’Uoc di Neurochirurgia del Cardarelli di Napoli, e del professor Bruno Beomonte Zobel, direttore dell’Uoc di Diagnostica per immagini, coordinatore dell’Imaging Center e direttore della Scuola di Specializzazione in Radiodiagnostica del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, che hanno richiamato le prospettive aperte dall’intelligenza artificiale rispettivamente nella neurochirurgia e nell’imaging diagnostico.L’esperienza del Gemelli racconta come l’intelligenza artificiale possa incidere sulla dimensione più umana della medicina. Ma perché questo cambiamento diventi patrimonio del Servizio sanitario nazionale servono infrastrutture, investimenti e una strategia di sistema.Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha definito l’Intelligenza artificiale “uno straordinario volano di sostenibilità” per il Servizio sanitario nazionale. Predire l’insorgenza di una patologia, ha spiegato, significa intervenire prima che la malattia si manifesti pienamente, avviare percorsi diagnostici e terapeutici più tempestivi e contribuire così a ridurre il peso economico delle patologie sul sistema sanitario.Le tecnologie che rendono possibile la nuova medicinaPerché questa trasformazione possa diventare pratica clinica diffusa, però, non bastano gli algoritmi. Servono infrastrutture digitali, capacità di calcolo, ricerca e investimenti. È su questo terreno che il confronto si è spostato, mettendo a dialogo due prospettive complementari: quella del cloud applicato alla sanità e quella delle neurotecnologie di nuova generazione.Giulia Gasparini, Country Manager di Amazon Web Services Italia, ha ricordato che il 72% dei cittadini europei indica la sanità come prima priorità per gli investimenti pubblici, vedendo nell’intelligenza artificiale uno strumento per migliorare efficienza, accessibilità e rapidità diagnostica. Aws si propone come l’infrastruttura cloud sulla quale le applicazioni di Ia possono uscire dalla dimensione sperimentale e diventare strumenti concreti della pratica sanitaria: dalla riduzione dell’80% dei tempi di ammissione ottenuta in Germania da CareMates al dimezzamento dei tempi di sviluppo di farmaci per le malattie rare raggiunto da Iktos in Francia, fino al progetto Acciaio di Azienda Zero Veneto, che ha ridotto del 30-50% i tempi di valutazione documentale per l’accreditamento delle strutture sanitarie.Sul fronte italiano, Gasparini ha richiamato l’esperienza dell’Ospedale Di Venere di Carbonara di Bari, dove la piattaforma eVai, sviluppata da enGenome, spin-off dell’Università di Pavia costruito su infrastruttura Aws, ha ridotto da sette-otto anni a circa un mese il tempo medio necessario per arrivare alla diagnosi di una malattia genetica rara. Un risultato che cambia la vita prima ancora che la tecnologia: “Non è un game changer, è un life changer”.Su una frontiera ancora più avanzata si è collocato l’intervento di Giuseppe Santella, CEO di Corticale, startup genovese nata nel 2021 come spin-off dell‘Istituto Italiano di Tecnologia. L’azienda sviluppa SiNAPS, un’interfaccia cervello-computer impiantabile capace di dialogare con migliaia di neuroni distribuiti in diverse aree corticali e sottocorticali. L’obiettivo dichiarato è esclusivamente clinico, una scelta inserita nello statuto della società, con possibili applicazioni nella sclerosi multipla, nella Sla, nel Parkinson, nell’epilessia, nel dolore neuropatico e negli esiti di ictus, lesioni midollari, traumi cranici e tumori. Un ambito che, secondo le stime illustrate durante il convegno, riguarda una persona su tre nel mondo, per un mercato complessivo stimato in 164 miliardi di dollari e circa 2,8 miliardi di pazienti.Governare l’innovazioneA ricondurre questi diversi livelli, dalla cura della persona alle infrastrutture digitali, fino alle tecnologie più sperimentali, dentro una cornice di sistema è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci che ha indicato tre principi “imprescindibili”. Il primo riguarda la titolarità dei dati sanitari: appartengono ai cittadini, non alle piattaforme né alle strutture che li raccolgono. “Il Fascicolo sanitario elettronico non è un adempimento burocratico, ma la precondizione perché l’intelligenza artificiale lavori nell’interesse di chi poi viene curato”. Il secondo riguarda il ruolo dei medici: l’Ia “deve essere una nuova alleata, non una sostituta”, perché la responsabilità della diagnosi resta sempre in capo a un professionista che conosce il paziente e il suo contesto. Il terzo è quello dell’equità: l’innovazione non può fermarsi alle grandi strutture, perché “un’Italia a due velocità tecnologiche non significa progresso, ma un’ennesima diseguaglianza travestita da modernità”.Il ministro ha ricordato che il Pnrr ha destinato oltre 15 miliardi di euro alla Missione Salute, con la consegna di oltre 3.000 grandi apparecchiature diagnostiche agli ospedali italiani e un Fascicolo sanitario elettronico ormai attivo per oltre 57 milioni di cittadini, dei quali più di 25 milioni hanno già espresso il consenso alla consultazione dei propri dati.“L’intelligenza artificiale da sola non cura nessuno”, ha concluso Schillaci. “Ha bisogno di dati affidabili, infrastrutture moderne, competenze e regole chiare e, soprattutto, di un Servizio sanitario nazionale capace di integrarla nella pratica clinica al servizio dei cittadini”.