In riferimento all’articolo TIVOLI – “Tribunale, servizi non essenziali a rischio blocco: serve più attenzione dal Ministero e dal Csm”, dal Direttivo della Camera Penale di Tivoli riceviamo e pubblichiamo:“Abbiamo letto l’intervista rilasciata dalla Presidente del Tribunale, Dottoressa Laura Di Girolamo, al “Tiburno” ed abbiamo appreso da colleghi presenti all’insediamento del Presidente della Sezione Penale che, sempre la Presidente, avrebbe indicato quali sarebbero i servizi non essenziali potenzialmente a rischio ove il Tribunale di Tivoli dovesse rimanere organicamente sottodimensionato nei prossimi mesi.Purtroppo, alcune delle frasi proferite dalla Presidente ci deludono e un po’ ci sorprendono.Leggiamo nell’intervista: “In tal modo, con la consapevolezza che il dibattimento si celebra in pochi mesi, molti indagati potrebbero essere motivati a definire i processi davanti al Giudice per l’udienza preliminare, senza contare sui lunghi tempi del dibattimento con eventuale prescrizione”.Non possiamo sottacere che una siffatta affermazione non può che trovare fondamento in “luoghi comuni” che tuttavia non dovrebbero albergare nelle persone che ricoprono ruoli istituzionali così importanti.Tutti gli “addetti ai lavori” sanno (o dovrebbero sapere) che gli imputati scelgono di farsi giudicare nel giudizio ordinario, giammai nella speranza di veder riconosciuta la prescrizione del reato, ma nella profonda convinzione che, attraverso il dibattimento, potranno emergere ulteriori elementi a supporto della loro non colpevolezza (anche se noi preferiremmo parlare di “presunzione di innocenza”).Giova a tal proposito sottolineare che non sono stati certo gli indagati o imputati (né i loro Avvocati) a individuare in questo Tribunale, unitamente alla Procura della Repubblica, dei criteri di trattazione – e le conseguenti modalità attuative – in base alle quali alcuni processi, che si sarebbero prescritti nei successivi 18 mesi, andavano rinviati a dopo la data di prescrizione del reato, individuando, in maniera del tutto discrezionale, delle fasce di priorità secondo le quali determinati processi andavano invece celebrati.La verità è che lo scarso ricorso ai riti deflattivi e premiali ha ragioni molto meno semplicistiche che coinvolgono responsabilità in primo luogo politiche: se il nostro legislatore, sull’onda della subcultura “forcaiola” imperante, continua a introdurre fattispecie ostative alle misure alternative alla detenzione, è del tutto evidente e soprattutto del tutto comprensibile, che il rischio dell’esecuzione carceraria veloce non invogli a celebrare riti celeri.Forse per incrementare il numero di riti alternativi sarebbe necessario renderli effettivamente premiali e convenienti per chi li sceglie e non solo celeri e utili per chi li celebra.Addossare responsabilità all’imputato è un gioco facile a cui francamente non intendiamo partecipare. Rivolgersi al potere legislativo per cercare di risolvere nel profondo i problemi della giustizia sarà anche più difficile ma ci appassiona di più e chi dovesse scegliere questa strada sappia che troverà gli Avvocati penalisti al suo fianco.Passando a un altro argomento, da quello che riferiscono colleghi presenti all’insediamento del Presidente di Sezione Penale, (cerimonia alla quale avremmo partecipato volentieri laddove invitati) la Dottoressa Di Girolamo, a margine delle formalità di rito, avrebbe specificato che tra i servizi “non essenziali” potrebbero esserci le liquidazioni dei difensori.Se così fosse, ma ci auguriamo che le nostre “fonti” abbiano compreso male, non potremmo che registrare con profonda amarezza un attacco alla dignità e autonomia della funzione defensionale.Giova ricordare che la nostra professione non è solo normativamente necessaria ma è socialmente indispensabile poiché, attraverso l’istituto della difesa d’ufficio e del Patrocinio a spese dello Stato, viene costituzionalmente riconosciuta pari dignità a tutti i cittadini, anche a quelli appartenenti alle fasce più deboli che, diversamente, non avrebbero la possibilità di accedere ad una adeguata difesa nel processo penale.Noi ci opporremo sempre a ogni tentativo di marginalizzazione dell’Avvocatura così come non smetteremo mai di contrastare fermamente quell’idea secondo la quale il difensore avrebbe un ruolo sempre meno “essenziale” nel processo penale, nella migliore dell’ipotesi relegato ad una sorta di “vigilante” che aiuta il Giudice a non sbagliare e ciò sarebbe sufficiente a salvaguardare i diritti delle persone.Questa idea pericolosa ci condurrebbe verso un processo penale autoreferenziale ed autoritario e non potrà che essere aspramente avversata dalla Camera Penale di Tivoli, con ogni iniziativa e strumento che l’ordinamento democratico e quello forense consentono, a difesa della dignità, della libertà, dell’autonomia della funzione dell’Avvocato perché solo così si garantisce un giusto processo penale a tutti i cittadini.Da ultimo cogliamo l’occasione per salutare e fare il nostro caloroso augurio di buon lavoro al nuovo Presidente di Sezione e a tutti i Magistrati recentemente insediatisi, rappresentandogli che ci troveranno sempre disponibili al dialogo per il miglioramento del servizio giustizia ma fermi nella difesa dei diritti delle persone che da domani verranno giudicate a Tivoli”.L'articolo TIVOLI – Tribunale, gli avvocati penalisti replicano alla Presidente proviene da Tiburno Tv.