Papa Leone XIV a Lampedusa: “Europa chiamata a una responsabilità epocale”

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Tredici anni fa il j’accuse di Papa Bergoglio fu contro la “globalizzazione dell’indifferenza”. Stesso teatro – Lampedusa – nel 2026, qualche migliaio di morti dopo nel mar Mediterraneo. Leone l’americano sceglie il 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti per recarsi in visita pastorale con un progetto per l’umanità: dare “forma culturale, giuridica, politica, economica” alla “civiltà dell’amore”. Ricorda all’Europa che da un “potenziale unico” di “storia” e “cultura” come solo il vecchio continente ha in Occidente, deriva una “pari responsabilità”: quella di “dare concretezza storica alla speranza”. Per la visita sull’isola delle Pelagie Prevost decolla da Ciampino prima delle 8 del mattino. Attera sull’unica pista di Lampedusa ricevuto da autorità civili, religiose e militari fra cui l’arcivescovo metropolita di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, il sindaco, Filippo Mannino. La visita pastorale di Papa Leone XIV a LampedusaCome prima tappa il Papa si reca al cimitero dedicato ai migranti, inginocchiandosi per un momento di preghiera in silenzio e deponendo una corona di fiori. Poi si sposta alla Porta d’Europa, monumento dell’artista Mimmo Paladino realizzato in ceramica e ferro, che si erge per quasi cinque metri d’altezza sull’ultimo promontorio dell’isola. A seguire si dirige da solo verso la scogliera a picco sul mare dove, in un fuori programma, il vento fa volare via la papalina di Leone, poi recuperata. “I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”, dice poi Leone XIV davanti a 4mila fedeli riuniti in preghiera al campo sportivo ‘Arena’. Quei morti come la mamma di ‘Leo’, il bambino che davanti alla Porta d’Europa gli legge un biglietto e gli regala il pallone di carta che 10 anni fa, quando “avevo perso tutto” lo ha fatto smettere “di piangere”. Frasi e doni che sono fra le tante allegorie della “chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee” afferma durante l’omelia. Invita i lampedusani a non percepire l’accoglienza come ostacolo al “turismo” e ancora più le nazioni europee a inserire “il primo soccorso” nel Mediterraneo “in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Nello stesso tempo “lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare”. Pochi minuti prima il Papa si reca la cimitero dedicato ai migranti, poi partecipa all’intitolazione al predecessore Francesco del Molo Favarolo, storico primo approdo di chi viene soccorso in mare. Momento di commozione per gli isolani, che rivivono la visita pontificia dell’8 luglio 2013, prima dei grandi naufragi dell’ottobre di quell’anno che ancora oggi rappresentano i momenti più drammatici del ‘freddo’ conteggio delle vittime: 26mila morti inghiottiti dalle acque del mare lungo quella rotta, secondo Unicef.Il monito di Sea WatchTra le emozioni c’è chi ricorda – come l’ong Sea Watch – che Papa Francesco avrebbe voluto molto più che una stele a forma di conchiglia con la dicitura: “Molo Papa Francesco, Luogo di approdo, speranza e umanità. Lampedusa IV luglio 2026”. “Non accetterebbe che le persone vengano accolte con interrogatori che spesso sfociano in condanne fino a vent’anni per aver guidato una barca senza avere alcuna scelta“, il commento di Giorgia Linardi, portavoce della no profit che da 2015 è attiva nei soccorsi lungo il Mediterraneo centrale e nell’Egeo.Questo articolo Papa Leone XIV a Lampedusa: “Europa chiamata a una responsabilità epocale” proviene da LaPresse