di Shorsh Surme – La notte tra il 28 e il 29 febbraio 2026 ha segnato l’inizio della più grave crisi mediorientale degli ultimi decenni. In quelle ore, Stati Uniti e Israele hanno lanciato una vasta operazione militare contro l’Iran, colpendo circa 2.000 obiettivi tra infrastrutture militari, basi missilistiche, centri di comando e siti nucleari. L’azione, descritta come un attacco coordinato e pianificato da settimane, ha incluso anche l’assassinio del leader supremo iraniano Ali Khamenei, un evento che ha fatto precipitare la regione in una spirale di violenza senza precedenti.La risposta iraniana è stata immediata. Nel giro di pochi giorni, Teheran ha attivato la sua rete di milizie e alleati regionali, colpendo basi americane nel Golfo, infrastrutture energetiche e obiettivi israeliani. L’Iran ha inoltre iniziato a esercitare una pressione crescente sullo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e un quinto del gas naturale liquefatto. Prima della guerra, oltre 100 navi al giorno attraversavano il corridoio; a fine marzo il traffico era sceso a soli sette transiti quotidiani, paralizzando il mercato energetico globale.La chiusura di fatto dello Stretto, ottenuta tramite mine, attacchi alle petroliere e minacce dirette alle compagnie di navigazione, ha provocato un’impennata dei prezzi del petrolio e del gas, costringendo l’Agenzia internazionale dell’energia e vari governi occidentali ad adottare misure d’emergenza. L’Europa, già fragile sul piano energetico, ha subito un contraccolpo significativo, mentre Stati Uniti e Cina hanno inviato flotte navali per garantire almeno un minimo di sicurezza marittima.Parallelamente, il fronte libanese è esploso. Hezbollah, alleato strategico dell’Iran, ha aperto un secondo fronte contro Israele, lanciando razzi e droni verso la Galilea e il Golan. Israele ha risposto con una campagna di bombardamenti su larga scala e con incursioni terrestri nel Libano meridionale, arrivando a controllare temporaneamente fino a un quinto del territorio libanese, secondo stime indipendenti.Il bilancio umano è devastante: almeno 4.350 morti in Libano, 3.527 in Iran, decine di vittime in Israele e tra le forze statunitensi e oltre un milione di sfollati nel solo territorio libanese. Le città iraniane di Teheran, Isfahan e Bandar Abbas sono state pesantemente bombardate, mentre nel Golfo gli attacchi iraniani hanno colpito infrastrutture in Qatar, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.Ad aprile, dopo settimane di combattimenti, Washington e Teheran hanno accettato una fragile tregua di due settimane, mediata da vari attori internazionali. Ma la calma è durata poco: l’Iran ha continuato a limitare il traffico nello Stretto di Hormuz, mentre Israele ha proseguito le operazioni contro Hezbollah, sostenendo che il cessate il fuoco non si applicasse al fronte libanese.A giugno, Stati Uniti e Iran hanno firmato un memorandum d’intesa per stabilizzare la regione, ma gli attacchi alle navi nello Stretto sono ripresi quasi subito, con Teheran decisa a mantenere la leva energetica come strumento di pressione geopolitica. Nel frattempo, Israele ha intensificato le operazioni nel sud del Libano, dichiarando che le sue forze resteranno sul terreno «finché Hezbollah non sarà completamente disarmato».I negoziati tra Israele e Libano, facilitati dagli Stati Uniti, sono proseguiti per tutta l’estate, ma senza risultati concreti. Le violazioni del cessate il fuoco sono quotidiane e Hezbollah continua a documentare gli attacchi israeliani, mentre Israele sostiene di colpire esclusivamente obiettivi militari. La popolazione civile, tuttavia, rimane la principale vittima del conflitto.Oggi, all’inizio di settembre 2026, la situazione è di stallo armato. Nessuna delle parti ha ottenuto un vantaggio decisivo. L’Iran mantiene la sua pressione sullo Stretto di Hormuz, Israele continua a operare nel Libano meridionale e gli Stati Uniti cercano di evitare un’escalation che potrebbe trascinare l’intera regione in una guerra totale.Il Medio Oriente vive così una delle sue fasi più instabili: una guerra che ha ridisegnato equilibri, alleanze e vulnerabilità globali e che continua a minacciare la sicurezza energetica e politica del mondo intero.