L’Ilva non è ancora spenta, ma l’indotto già si ferma. L’Aigi, associazione datoriale che raccoglie le imprese satelliti del siderurgico di Taranto, ha trasmesso ai sindacati tramite Pec le lettere di 28 associate “relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità”. Una mossa che arriva dopo che la Corte d’Appello di Milano il 27 luglio ha stabilito lo stop all’area a caldo dell’acciaieria entro 90 giorni se non verranno rimosse le fonti di amianto e ridotte le emissioni nocive entro i limiti di legge. Nella comunicazione ai sindacati, firmata dal presidente Nicola Convertino, il provvedimento viene definito “un atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio”. “Una fabbrica di questa portata avrebbe meritato una sorte diversa”, le sue parole che suonano senza possibilità di appello di Convertino, che parla di “una sconfitta industriale, politica, economica e, soprattutto, umana”.I sindacati rendono noto l’annuncio dei licenziamenti proprio mentre la premier Giorgia Meloni arriva in Puglia per festeggiare in un evento a Bari il record di longevità raggiunto dal governo. Fiom: “Governo più longevo dia risposte concrete”Ed è alla premier che la Fiom di Taranto si rivolge, con una lettera aperta: “Non vorremmo ricordare il governo più longevo della storia repubblicana come quello che ha chiuso l’Ilva senza offrire alcuna prospettiva occupazionale, industriale e ambientale”. “È giunto il tempo di dare risposte concrete alle rivendicazioni dei lavoratori”, incalza il sindacato.Le sigle dei metalmeccanici saranno ricevute a Palazzo Chigi martedì prossimo per un incontro già fissato con il governo, i commissari di ex Ilva e AdI, i vertici di Confindustria e di altre associazioni di imprese. Un tavolo che si riunisce alla vigilia dell’udienza sulla sospensiva sul provvedimento che porterebbe al progressivo, e irreversibile, spegnimento dell’area a caldo già dal 16 settembre. Ma alcune aziende dell’indotto hanno deciso di non aspettare e partire da subito con le procedure di licenziamento. E per i sindacati di tratta di “una fuga in avanti”. A Palazzo Chigi, sottolinea il ministro delle Imprese Urso, “ci confronteremo con tutte le parti istituzionali e sociali per affrontare questa grave emergenza determinata dal decreto della Corte d’Appello, in attesa che i ricorsi dei commissari abbiano una risposta”. Urso: “Auspico proposta vincolante di cordata italiana”Intanto restano aperte le speranze di trovare un acquirente per il più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Dopo la manifestazione di interesse non è stata ancora formalizzata l’offerta della cordata italiana, guidata da Federacciai, insieme a 14 aziende associate, su cui il governo concentra le speranze. “Auspicio una proposta vincolante”, ha detto Urso da Cernobbio. Anche se Emma Marcegaglia, presidente e ad di Marcegaglia Holding, una delle aziende della cordata, ha precisato che “stiamo facendo la due diligence tutti insieme per capire quale è il progetto che si può portare avanti; siamo in una fase ancora interlocutoria, stiamo studiando un dossier che comunque è molto complesso”. “Mentre il governo pensa a fare passerelle e Urso a fare la conta delle presunte manifestazioni di interesse annunciando nuovi investitori, che lo smentiscono dopo poche ore”, attacca il segretario generale della Uilm Davide Sperti, “sulla terra martoriata di Taranto i lavoratori raccolgono i danni amari di 14 anni di vergogna nazionale e di campagne elettorali fatte sulla pelle delle persone. Durante l’appuntamento fissato a Palazzo Chigi per l’8 settembre vogliamo da questo governo le risposte proprio in merito al piano di carattere occupazionale, salariale e sociale a tutela dei lavoratori chiesto il 4 agosto”. “I licenziamenti rappresentano solo l’inizio di un grave impatto sociale ed economico su tutte le famiglie coinvolte e sul territorio”, sottolinea il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano. Domani i metalmeccanici terranno una conferenza stampa a Taranto, verranno proclamate assemblee dopo l’8 settembre. “È chiaro che non possiamo stare fermi davanti a quello che sarà una tsunami sociale su Taranto”, chiosa Franco Rizzo dell’Usb. Questo articolo Ex Ilva, le aziende dell’indotto mandano 2500 lettere di licenziamento proviene da LaPresse