Meloni da record, ma il vero capolavoro è un altro

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Il governo Meloni è diventato il più longevo della storia repubblicana. Una medaglia non da poco, specialmente in Italia, dove gli esecutivi durano storicamente poco più di un gatto in tangenziale. Per carità, mettiamo subito le mani avanti, senza fare sconti e guardando in faccia la realtà: nonostante la durata, non è stato fatto tutto quello che andava fatto. Anzi.Prendiamo la giustizia, dove il grande tema delle riforme si è via via arenato, senza imprimere quella svolta in senso garantista che serviva. Sul fronte del fisco si sarebbe dovuto e potuto fare molto di più per alleggerire davvero la morsa che soffoca famiglie e imprese, così come sulla burocrazia, che continua a paralizzare il Belpaese.E che dire della sicurezza? In materia di ordine pubblico e tutela dei cittadini andava fatto, e va fatto, molto di più, con la massima decisione. Senza contare i grandi dossier economici e sociali: sulle grandi opere pubbliche urge un decisivo cambio di passo, mentre di fronte alla drammatica fuga di capitale umano all’estero e alla piaga della denatalità servono politiche d’urto, incisive e radicali. Perché è lì che si gioca il futuro della nazione.Quindi, onestamente, il catalogo delle cose lasciate a metà o affrontate con troppa timidezza e poco coraggio è alquanto lungo. E su questo non ci piove. E allora, direte voi, perché festeggiare? Semplice: perché vederli rosicare fa godere.Non per una fede cieca e acritica, ma perché questo record polverizza e incenerisce le certezze incrollabili dei radical chic, dei progressisti da salotto, degli intellettualoni da ZTL e di tutti quei post-comunisti convinti di avere ben saldo nelle proprie mani il monopolio etico e intellettuale del globo terracqueo.Quelli che, all’insediamento, giuravano, con la puzza sotto il naso, che l’esperienza sarebbe durata il tempo di un amen: probabilmente fino a Natale, di certo non oltre Pasqua. Che la Meloni difficilmente avrebbe mangiato il panettone, sicuramente non la colomba pasquale. E invece eccoli lì, mesti e taciturni, all’angolo, come un pugile suonato, costretti a ingoiare il rospo giorno dopo giorno, da quattro lunghissimi anni. E chissà che non sia solo l’inizio.Leggi anche: Giorgia Meloni: il primato di una donna. Ma qualcuno vorrebbe cancellarloMeloni, il primato che imbarazzaAvviso ai naviganti: per le prossime ore, dalle parti di Capalbio e nei loft milanesi, attese tonnellate e tonnellate di Maalox. Perché la vera utilità di questo primato non risiede tanto nei numeri, che comunque non rappresentano certo un dettaglio trascurabile, quanto nel magnifico, ineguagliabile bruciore di stomaco che regala ai nostri intransigenti e convintissimi moralisti. Già solo per quello si può affermare, con incrollabile certezza, che sì, ne è valsa la pena.Salvatore di Bartolo, 5 settembre 2026L'articolo Meloni da record, ma il vero capolavoro è un altro proviene da Nicolaporro.it.