“L’accessibilità delle spiagge non è un servizio aggiuntivo, ma un diritto” è l’asserzione su cui si basa l’atto di indirizzo per i nuovi bandi di concessione delle spiagge, approvato, di recente, dall’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità (AGNND), finalizzato a garantire a tutti i cittadini la piena fruizione del mare, indipendentemente dalla loro condizione (Delibera n. 27 del 21 luglio 2026).L’obbiettivo è far si che i lidi siano accessibili in ogni momento della giornata e, pertanto, non solo muniti di passerelle o di pedane, ma ogni aspetto del mare deve essere fruibile a tutti: la possibilità di raggiungere la riva, l’utilizzo dei servizi, la ricezione delle informazioni e la vivibilità della spiagge in condizioni di autonomia, sicurezza e dignità. Tutto questo, nella pratica, significa che l’accessibilità deve riguardare l’intera esperienza di balneazione: gli spazi, i percorsi, i servizi igienici, gli ausili per l’ingresso in acqua, la comunicazione, le prenotazioni, la sicurezza, l’accoglienza e la formazione del personale.Partendo da questi presupposti lo stesso atto indica alcuni requisiti minimi inderogabili per i futuri bandi di concessione e soluzioni in grado di assicurare una reale qualità inclusiva. Tali condizioni devono essere prefissati e monitorate in modo costante per tutta la durata della concessione. Verranno premiate quelle munite di soluzioni di accoglienza e a alto impatto inclusivo. In questa visione, le spiagge non vengono concepite esclusivamente come luoghi di vacanza solo per una parte di popolazione, ma spazi aperti a tutti, con una particolare attenzione alle persone con disabilità. Vengono, pertanto, considerati come beni pubblici, luoghi di libertà, benessere, relazione e partecipazione; il “riordino balneare” non è, quindi, inteso come una pura formalità burocratica, ma come una reale opportunità per riaffermare dei diritti fondamentali, garantendo a tutti la piena fruizione del mare, senza alcuna forma di discriminazione, innalzando, così il livello di tutta la filiera turistica del Paese.Per raggiungere tale scopo, in base alla delibera, gli operatori devono assumersi impegni che siano concreti, misurabili, inseriti negli atti concessori e verificati per tutta la durata della concessione.“L’atto si presenta come una buona notizia: non partiamo da zero – commenta Roberto Vitali, CEO di Village for All – L’obbligo di rendere accessibili gli stabilimenti balneari vive nel nostro ordinamento fin dalla Legge 104 del 1992, è da li che siamo partiti nel 2008 quando con FISH abbiamo scritto il Manifesto delle spiagge accessibili. L’atto di indirizzo non aggiunge diritti: ci offre l’occasione di trasformarli finalmente in pratica amministrativa. Il passaggio è prima di tutto culturale, ma una cultura che non diventa capitolato resta un auspicio. A chi scriverà bandi e disciplinari propongo tre mosse: una definizione unica e verificabile. Accessibilità significa raggiungere, comprendere, usare in autonomia e in sicurezza per tutti; requisiti misurabili al posto degli aggettivi; rilevare prima di prescrivere, e monitorare per tutta la concessione”. L’Atto è stato trasmesso al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministero per gli Affari Esteri e al Dipartimento per gli Affari Europei, ai Dipartimenti della Presidenza del Consiglio competenti per le politiche del mare e le politiche in favore delle persone con disabilità; al ministero del Turismo; alla Conferenza Unificata e alla Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome; alle Regioni e ai Comuni costieri; all’ANCI – Associazioni Nazionale Comuni Italiani; agli altri enti concedenti e alle Autorità di sistema portuale.