La deterrenza europea non basta contro la guerra ibrida russa. L’allarme del Financial Times

Wait 5 sec.

La deterrenza occidentale continua a funzionare dove il confine è netto. È molto meno efficace, invece, nella zona grigia che separa la competizione ostile da un attacco militare convenzionale. È questa la conclusione che attraversa l’analisi pubblicata dal Financial Times, secondo cui funzionari europei della difesa e dell’intelligence ritengono insufficiente la risposta fin qui costruita contro la campagna ibrida attribuita alla Russia.Il problema non riguarda tanto la capacità della Nato di dissuadere Mosca da un’aggressione militare aperta, quanto ciò che avviene al di sotto della soglia che potrebbe portare all’attivazione dell’articolo 5. Sabotaggi, incendi, cyberattacchi, operazioni di disinformazione, attività di intelligence e azioni contro infrastrutture critiche hanno caratteristiche differenti ma condividono un vantaggio per chi le conduce: rendono più complessa l’attribuzione, frammentano la risposta tra i singoli governi e aumentano il costo politico di una reazione collettiva.È su questo terreno, scrive FT, che la deterrenza europea mostra oggi i limiti più evidenti. Secondo i funzionari citati dal quotidiano britannico, l’assenza di conseguenze sufficientemente rapide e prevedibili rischia di aumentare la disponibilità russa ad assumere rischi, trasformando progressivamente operazioni considerate eccezionali in una componente stabile del confronto con l’Occidente.Il precedente di LipsiaA cambiare il tono della discussione è stato soprattutto quanto avvenuto all’aeroporto di Lipsia/Halle il 4 agosto. Un drone equipaggiato con esplosivo è stato intercettato prima che potesse colpire il proprio obiettivo. Per il FT, l’episodio costituisce un caso particolarmente significativo proprio perché mostra quanto possa assottigliarsi il confine tra sabotaggio clandestino e azione con conseguenze potenzialmente molto più gravi.Il primo settembre il governo tedesco ha attribuito formalmente alla Russia la responsabilità dell’operazione. Berlino ha precisato che si tratta di un’attribuzione politica fondata sulla convergenza di indagini di polizia, modalità operative e informazioni di intelligence. I procedimenti penali rimangono invece in corso. Secondo il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, obiettivo, mezzi impiegati, competenze tecniche e utilizzo di agenti di basso livello presenterebbero caratteristiche riconducibili al modus operandi russo.La risposta tedesca è stata calibrata per mantenersi, a sua volta, sotto la soglia dell’escalation militare. Berlino ha annunciato la chiusura del consolato generale russo a Bonn dal 18 settembre, la cessazione dell’accordo relativo alla Casa Russa di Berlino, nuove proposte di sanzioni europee contro individui collegati alle attività ibride, controlli più severi sugli ingressi di cittadini russi e un aumento della pressione sulla cosiddetta flotta ombra di Mosca.Il problema della sogliaLa Nato dispone di una dottrina consolidata per rispondere a un attacco militare tradizionale. Molto meno definito è il meccanismo attraverso il quale trasformare una successione di azioni clandestine e apparentemente separate in un costo strategico credibile per chi le conduce.La questione non è semplicemente attribuire ogni episodio a Mosca. Occorre stabilire quando una serie di operazioni sotto soglia debba produrre una risposta collettiva e quale debba essere la natura di quella risposta. Se ogni sabotaggio rimane principalmente una questione nazionale, mentre l’attore che conduce la campagna ragiona su scala europea, la deterrenza rischia inevitabilmente di essere asimmetrica.Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha utilizzato negli ultimi giorni parole nette, pur senza modificare formalmente la postura dell’Alleanza. La Russia, ha detto, sta diventando “sempre più spericolata”: alle violazioni dello spazio aereo si affiancano attività ostili condotte direttamente sul territorio alleato, dagli incendi contro impianti industriali legati al sostegno all’Ucraina fino all’attacco ibrido di Lipsia. La Nato e l’Unione europea hanno espresso piena solidarietà alla Germania.Dalla resilienza alla deterrenzaNegli ultimi anni i governi europei hanno investito soprattutto in resilienza: protezione delle infrastrutture critiche, cybersecurity, contrasto alla disinformazione, maggiore cooperazione tra servizi e rafforzamento delle capacità di controspionaggio. Sono strumenti indispensabili, ma prevalentemente difensivi.L’interrogativo sollevato dal Financial Times riguarda il passaggio successivo. Per dissuadere un avversario non è sufficiente impedire che ogni singola operazione abbia successo. Occorre modificare il calcolo che precede quell’operazione, rendendo prevedibile un costo politico, economico, diplomatico o operativo.È anche per questo che diversi funzionari occidentali citati dal quotidiano chiedono una risposta maggiormente collettiva. La velocità conta. L’attribuzione pubblica arrivata settimane o mesi dopo un episodio può essere giuridicamente solida, ma produrre un effetto deterrente inferiore rispetto a una risposta coordinata e tempestiva.L’attacco sventato a Lipsia ha dunque un significato che va oltre la Germania. Non dimostra che la deterrenza della Nato sia venuta meno nel suo complesso. Mostra piuttosto una lacuna specifica: l’Alleanza rimane costruita soprattutto per impedire una guerra che supera una soglia riconoscibile, mentre una parte crescente del confronto con la Russia viene condotta deliberatamente appena al di sotto di quella soglia.