Questa volta non è stata una passeggiata. Dopo i 4-0 rifilati a Fiorentina e Lecce, la Roma ha trovato davanti un’avversaria di un’altra categoria e ha dovuto soffrire, sbandare, rincorrere. Ma alla fine ha vinto ancora. E forse proprio per questo il successo contro l’Atalanta racconta molto più dei precedenti. La squadra di Sarri ha qualità, individualità importanti e un collettivo di valore, anche se deve ancora assimilare completamente le idee del nuovo allenatore. Nel primo tempo, però, la Roma l’ha costretta soprattutto a difendersi: dominio territoriale, occasioni, pressione continua. È mancata soltanto la cattiveria necessaria per trasformare quella superiorità in gol.Il calcio, però, sa essere perfido. E così nella ripresa, alla prima vera occasione, Ederson ha punito i giallorossi. Per qualche minuto la Roma ha accusato il colpo: l’Atalanta ha preso coraggio e Krstovic, entrato dalla panchina, ha creato più di un problema a una difesa improvvisamente in difficoltà. È stato quello il momento in cui la partita poteva scappare via. E invece è intervenuto Gian Piero Gasperini. Alcuni cambi potevano sembrare azzardati: fuori Malen, il bomber che nessuno avrebbe mai il coraggio di togliere dal campo, dentro Castro; poi Matias Soulé al posto di un buon Rodrigo Mora, quindi una profonda trasformazione anche dietro con Ghilardi, Balerdi e Molina. Scelte che alla fine hanno ribaltato la serata.Castro ha colpito prima un palo e poi una traversa, mostrando qualità che la Roma deve ancora scoprire fino in fondo. Ma il mattatore è stato Mati Soulé. Prima il calcio d’angolo perfetto per il volo di Hermoso, splendido decollo e colpo di testa che all’89’ ha finalmente battuto un Carnesecchi fino a quel momento straordinario. Poi, al 93′, il capolavoro: Dybala lo innesca sulla destra, Mati punta l’uomo, rientra sul suo mancino e trova il primo palo. È il suo territorio, il suo calcio, la giocata che ama. Ed è il gol che fa esplodere l’Olimpico. La Roma, una volta sentito l’odore della paura, non si è accontentata del pareggio: ha azzannato l’Atalanta e l’ha finita con ferocia e qualità.È questo, forse, il dato più importante della serata. La Roma sembra avere una identità forte, ma soprattutto una rosa nella quale anche i cambi riescono a spostare le partite senza abbassare il livello. Balerdi, per esempio, è entrato al posto di Ndicka e ha praticamente cancellato Krstovic, mostrando personalità, aggressività e letture da difensore vero. Rispetto alla scorsa stagione c’è la stessa fame, ma sembra esserci qualcosa in più: convinzione, qualità, carisma. Adesso tutti inizieranno inevitabilmente a chiamarla anti-Inter. È troppo presto. Tre giornate non bastano per assegnare ruoli così pesanti, soprattutto in una stagione che vedrà la Roma tornare in Champions e spendere energie su più fronti.E proprio qui resta l’unico vero campanello d’allarme. La rosa è forte, ma non ancora completa. Mancano quei due tasselli inseguiti per tutta l’estate: un’alternativa mancina a Wesley sulla fascia e soprattutto un esterno offensivo sinistro capace di aggiungere profondità e soluzioni. Per ora queste assenze non si vedono. Più avanti, con il calendario che si farà feroce, potrebbero pesare. Gennaio dovrà servire anche a questo. Perché questa Roma, oggi, dà l’impressione di avere qualcosa di importante da dire. E quando una squadra sa dominare, soffrire, cadere, rialzarsi e vincere al 93′, allora vale la pena ascoltarla.Giallorossi.net | Andrea FioriniL'articolo ROMA DA MATI! proviene da Giallorossi.net | Notizie AS Roma, Calciomercato ed Esclusive.