Alcol in gravidanza, identikit e rischi della Sindrome feto-alcolica

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Il messaggio deve essere netto, perché ormai la medicina non ha dubbi: “Durante la gravidanza, e già nel periodo preconcezionale, quando si ricerca una gravidanza o questa potrebbe verificarsi, non esiste una quantità di alcol che possa essere considerata sicura. Per questo motivo, la prevenzione a zero alcol rappresenta il più importante strumento di sanità pubblica per ridurre l’incidenza dei Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico”. Parola di Massimo Agosti, presidente della Società italiana di neonatologia. In vista della Giornata Internazionale della Sindrome Feto-Alcolica e dei disturbi correlati – che si celebra il 9 settembre – la società scientifica accende i riflettori sulle insidie dell’alcol in gravidanza.Attenzione: ancora oggi troppi casi spesso sfuggono alla diagnosi nei primi anni di vita o vengono riconosciuti solo quando emergono difficoltà cognitive, comportamentali e di apprendimento. Una disabilità invisibile, che però è possibile prevenire. Ma di che numeri parliamo?  Stando all’Istituto superiore di sanità nel 2011 la prevalenza di esposizione prenatale all’etanolo in Italia è risultata del 7,9%, ma da allora il consumo di alcol in gravidanza si è ridotto in Italia.I danni dell’alcol per il fetoQuali sono i rischi dell’esposizione prenatale all’alcol? Si può compromettere in modo permanente lo sviluppo del sistema nervoso centrale e di altri organi del feto, con conseguenze che possono manifestarsi fin dai primi giorni di vita o emergere più tardi, durante l’infanzia e l’adolescenza: difficoltà cognitive, comportamentali, relazionali e di apprendimento. Stando all’Iss l’elenco attuale comprende più di 400 condizioni associate, che comportano disabilità più o meno gravi e accompagnano i pazienti per tutta la vita.Ma, soprattutto, la Sindrome Feto-Alcolica è completamente prevenibile. Eppure, i Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico continuano a rappresentare un’importante sfida di sanità pubblica e sono largamente sottodiagnosticati. La soluzione? Fare prevenzione prima del concepimento e durante la gravidanza. Perché “in gravidanza la scelta più sicura è zero alcol”, scandisce Adele Minutillo del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma questo non accade in Italia: i risultati di un recente progetto ad hoc hanno mostrato “nella maggior parte dei casi la non completa astensione dall’alcol, raccomandazione fondamentale per le gestanti e per le coppie che stanno programmando una gravidanza. Ciò conferma la necessità di una prevenzione condivisa, non stigmatizzante e capace di coinvolgere donne, partner, famiglie, professionisti sanitari e comunità”, dice Minutillo.Riconoscere i bambini esposti all’alcol nel pancioneLa Sindrome Feto-Alcolica rappresenta la forma clinicamente più grave, ma costituisce solo una parte dei casi. La maggioranza dei bambini non presenta infatti il quadro completo della sindrome: le caratteristiche dismorfiche possono essere sfumate o assenti e le manifestazioni neurologiche e comportamentali diventare evidenti soltanto negli anni successivi, con il rischio di ritardare l’accesso ai percorsi diagnostici e riabilitativi. “Il periodo perinatale rappresenta un’opportunità unica per individuare precocemente i neonati a rischio e avviare tempestivamente la presa in carico. Ricordiamo, inoltre, che anche durante l’allattamento l’opzione più sicura è non consumare alcol: l’etanolo passa nel latte materno”, riprende Agosti.Le priorità per la sanitàEppure, secondo le stime, una donna in gravidanza su dieci non rinuncia all’alcol. Cosa può fare il neonatologo? Il sospetto diagnostico deve tradursi in una dimissione protetta, nella condivisione delle informazioni con il pediatra di libera scelta e con i servizi territoriali e nell’inserimento, quando indicato, in programmi di follow-up neuroevolutivo, così da intercettare precocemente eventuali difficoltà dello sviluppo e attivare gli interventi riabilitativi più appropriati, dicono gli esperti.“Una diagnosi accurata e tempestiva rappresenta il presupposto indispensabile per costruire il percorso assistenziale più appropriato per il neonato e la sua famiglia”, avidenzia Luigi Memo, segretario del Gruppo di Studio di Genetica Clinica Neonatale della Sin. “Il neonatologo è spesso il primo specialista ad avere l’opportunità di porre il sospetto diagnostico. Questo richiede competenze specifiche, ma anche la capacità di lavorare in rete. Nei casi dubbi, il confronto con il genetista clinico è fondamentale, sia per escludere condizioni ereditarie, che possono presentare manifestazioni cliniche sovrapponibili ai Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico, sia per evitare diagnosi improprie”. Questo articolo Alcol in gravidanza, identikit e rischi della Sindrome feto-alcolica proviene da LaPresse