Sudan: il WP pubblica documenti su arsenale segreto di armi chimiche

Wait 5 sec.

Il quotidiano statunitense “Washington Post” ha pubblicato un’inchiesta basata su video, documenti e messaggi interni che indicano la costituzione, da parte del governo sudanese, di un arsenale segreto di armi chimiche, inclusi ordigni al cloro impiegati contro le forze ribelli. Le autorità di Khartoum, compreso il presidente di transizione generale Abdel Fattah al Burhan, hanno smentito categoricamente lo sviluppo o l’uso di tali armi.Secondo il materiale esaminato dalla testata, il programma avrebbe previsto la deviazione di forniture di cloro destinate alla potabilizzazione dell’acqua, la produzione di testate in siti nascosti all’interno di basi militari, test di ordigni in zone desertiche remote e la compilazione di liste di obiettivi. I documenti indicherebbero uno stoccaggio di circa 290 munizioni chimiche, senza che sia chiaro quale uso ne sia stato fatto; alcune corrispondenze interne citano anche l’impiego di oltre 100 bombe.Il materiale è stato fornito al “Washington Post” da funzionari della sicurezza di Paesi mediorientali rimasti anonimi ed è stato sottoposto a oltre venti tra funzionari dell’intelligence occidentale, ispettori per le armi chimiche ed esperti di organizzazioni per i diritti umani, che lo hanno definito una prova credibile di un programma di armamento chimico, pur sottolineando la necessità di un accesso diretto ai siti sospetti per una conferma definitiva. Un ex funzionario dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), Gareth Williams, ora ricercatore presso il think tank britannico Royal United Services Institute, ha dichiarato che gli indicatori sono “fortemente coerenti con un programma di armi chimiche”.Lo sviluppo o l’uso di armi chimiche violerebbe la Convenzione sulle armi chimiche, trattato firmato dal Sudan nel 1999 e sottoscritto da 193 Paesi. Le autorità sudanesi, incluso il presidente di transizione, generale Abdel Fattah al Burhan, hanno negato di aver sviluppato o utilizzato armi chimiche; il governo e l’esercito non hanno risposto alle richieste di commento del quotidiano. Ad ottobre 2025 il Sudan aveva reso noti i risultati di un’indagine interna, annunciata da Al Burhan nel maggio dello stesso anno, secondo cui non vi sarebbero prove di contaminazione chimica o radioattiva.Il presunto programma si inserisce nella guerra civile in corso da tre anni tra le Forze armate sudanesi (Saf), guidate da Al Burhan e che controllano la capitale Khartum, e i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf), guidate dall’ex vice di Al Burhan, generale Mohamed Hamdan Dagalo, che controllano gran parte del Darfur. Le Nazioni Unite hanno reso noto che oltre 13 milioni di persone sono state sfollate dall’inizio del conflitto, definendo la campagna delle Rsf in Darfur nel 2025 come dotata delle “caratteristiche distintive di un genocidio”. Secondo funzionari della sicurezza mediorientali, alcuni messaggi attribuiti a ufficiali delle Saf indicherebbero l’intenzione di utilizzare il gas per stanare le forze nemiche da posizioni fortificate.Le carte identificano come principale artefice del programma Tariq Madani, ufficiale delle Saf già colpito da sanzioni del dipartimento del Tesoro statunitense all’inizio del 2026 per il suo ruolo nell’acquisizioni di armi in Sudan. Gli Stati Uniti avevano imposto nuove sanzioni al Sudan nel 2025 in risposta al presunto uso di armi chimiche, dopo aver stabilito nel 2024 che il Paese le avesse impiegate in violazione del diritto internazionale, senza tuttavia fornire dettagli sulle prove raccolte. Un portavoce dell’Unicef, Joe English, ha reso noto che l’agenzia Onu ha fornito cloro alla Compagnia idrica dello Stato di Khartum tra il 2023 e il 2025 per sei impianti di trattamento delle acque, precisando di non avere riscontri su un’eventuale diversione o uso improprio del prodotto.Al Burhan è atteso a fine mese a New York per un intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove le accuse di armi chimiche potrebbero tornare al centro del dibattito internazionale. Washington ha già segnalato all’Opac, nel marzo 2026, la propria determinazione sull’uso di armi chimiche in Sudan nel 2024, ma i nuovi dettagli sul presunto arsenale segreto richiederebbero verifiche indipendenti e accesso ai siti indicati dai documenti.