Russia. Putin punta su Estremo Oriente e Artico per ridurre la dipendenza dall’Europa

Wait 5 sec.

di Giuseppe Gagliano – La Russia accelera il proprio spostamento economico verso l’Asia e punta sull’Estremo Oriente e sull’Artico come nuovi assi strategici dello sviluppo nazionale. Al Forum economico orientale di Vladivostok, Vladimir Putin ha indicato come priorità il rafforzamento delle regioni orientali e la trasformazione del corridoio artico in una rotta commerciale utilizzabile durante tutto l’anno.Mosca punta a creare un sistema logistico capace di collegare San Pietroburgo, Murmansk e Vladivostok e di movimentare entro il 2030 circa 70 milioni di tonnellate di merci all’anno. L’obiettivo è integrare maggiormente le risorse energetiche e minerarie russe con i mercati asiatici, riducendo la dipendenza dalle tradizionali direttrici europee.Secondo Putin, negli ultimi undici anni l’Estremo Oriente avrebbe attirato investimenti per circa 25.000 miliardi di rubli, mentre il prodotto interno lordo regionale sarebbe aumentato sensibilmente. Durante il Forum sarebbero inoltre stati sottoscritti accordi per oltre 6.000 miliardi di rubli.Le dimensioni degli investimenti mostrano l’ambizione del progetto, ma la sua realizzazione resta complessa. La distanza tra gli accordi annunciati e la costruzione effettiva di porti, ferrovie, gasdotti e infrastrutture è particolarmente rilevante nelle regioni artiche, dove pesano condizioni climatiche estreme, costi elevati, scarsità di manodopera e restrizioni tecnologiche legate alle sanzioni occidentali.Lo spostamento verso Oriente viene presentato dal Cremlino come una strategia avviata da tempo, ma ha ricevuto una forte accelerazione dopo la progressiva riduzione dei rapporti economici con l’Europa. Per decenni la Russia aveva costruito gran parte della propria infrastruttura energetica in funzione dei mercati tedesco, italiano e centroeuropeo. Oggi deve indirizzare una quota crescente delle esportazioni verso l’Asia.L’Estremo Oriente rappresenta quindi il principale territorio nel quale Mosca tenta di trasformare la perdita di una parte del mercato europeo in una nuova opportunità. Gas, petrolio, carbone, metalli, legname e prodotti ittici possono trovare sbocco nelle economie asiatiche, ma richiedono infrastrutture capaci di attraversare territori vastissimi e scarsamente popolati.Uno dei progetti più importanti resta il gasdotto Forza della Siberia 2, destinato nelle intenzioni russe a collegare nuovi giacimenti alla Cina passando attraverso la Mongolia, con una capacità potenziale di circa 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno.A questa infrastruttura si aggiungono il primo Forza della Siberia, i progetti di gas naturale liquefatto nell’Artico e altre iniziative energetiche con Pechino. Nel 2025 il primo gasdotto avrebbe trasportato verso la Cina circa 38,8 miliardi di metri cubi di gas, consolidando la posizione della Russia tra i principali fornitori energetici cinesi.Il crescente orientamento verso Pechino risolve però soltanto in parte il problema della dipendenza dai mercati esteri. Ridurre il peso dell’Europa significa infatti aumentare quello della Cina, che dispone di una posizione negoziale più favorevole rispetto a Mosca.Pechino può diversificare maggiormente i propri fornitori e utilizzare la concorrenza tra produttori per ottenere condizioni economiche vantaggiose. La Russia, al contrario, dispone di un numero più limitato di grandi acquirenti capaci di assorbire quantità comparabili a quelle precedentemente destinate all’Europa.La Rotta marittima settentrionale rappresenta l’altro pilastro della strategia. Mosca la considera una possibile alternativa o integrazione alle principali vie commerciali che attraversano Suez, il Mar Rosso e altri passaggi esposti a crisi geopolitiche.Il percorso artico può ridurre sensibilmente le distanze tra alcuni porti europei e asiatici, ma la convenienza economica non è automatica. La navigazione richiede navi adatte alle condizioni polari, rompighiaccio, infrastrutture portuali, sistemi satellitari, assicurazioni e capacità di soccorso particolarmente costose.Per questo il Cremlino non considera la rotta settentrionale soltanto una scorciatoia commerciale. L’obiettivo è costruire una vera infrastruttura nazionale attraverso nuovi rompighiaccio, modernizzazione dei porti, ampliamento delle comunicazioni satellitari e rafforzamento delle strutture di sicurezza e soccorso.La dimensione economica resta inoltre strettamente collegata a quella militare. Porti, aeroporti, radar e infrastrutture logistiche possono sostenere sia il traffico commerciale sia le operazioni delle Forze armate russe.Il controllo della costa artica è fondamentale per proteggere le basi della Flotta settentrionale, le aree operative dei sottomarini strategici e le rotte necessarie a collegare la Russia europea con il Pacifico.Mosca considera gran parte della Rotta marittima settentrionale sottoposta alla propria giurisdizione, mentre Stati Uniti e altri Paesi occidentali insistono sulla libertà di navigazione e su una differente interpretazione di alcune norme marittime internazionali. L’aumento dei traffici potrebbe quindi accrescere anche la competizione strategica nell’Artico.La Russia dispone di un vantaggio significativo grazie alla più grande flotta mondiale di rompighiaccio, compresi quelli a propulsione nucleare. Deve però proteggere una linea costiera immensa, lungo la quale porti, terminali energetici e collegamenti ferroviari rappresentano infrastrutture costose e vulnerabili.La cooperazione con la Cina costituisce il principale sostegno esterno a questa strategia. Pechino ottiene accesso alle risorse russe e a una possibile direttrice commerciale alternativa alle rotte marittime tradizionali, mentre Mosca riceve investimenti, tecnologia e soprattutto un grande mercato per le proprie materie prime.Il rapporto resta tuttavia asimmetrico. L’economia cinese è molto più grande e diversificata di quella russa, mentre Mosca rimane fortemente dipendente dalle esportazioni energetiche e minerarie. Questo conferisce a Pechino un potere negoziale crescente.La Russia cerca quindi di ampliare i rapporti con India, Vietnam, Indonesia e altri Paesi asiatici per evitare una dipendenza eccessiva dalla Cina. Giappone e Corea del Sud mantengono interessi economici nella regione, ma restano inseriti nelle alleanze strategiche guidate dagli Stati Uniti.Per l’Europa, la trasformazione in corso presenta conseguenze di lungo periodo. Le sanzioni hanno ridotto l’accesso russo a tecnologie, capitali e mercati occidentali, ma hanno contemporaneamente accelerato la costruzione di infrastrutture e relazioni economiche destinate a diminuire il peso europeo negli scambi della Federazione.Il progetto di Putin non garantisce che la Russia riesca a sostituire completamente il mercato europeo né che lo sviluppo dell’Artico e dell’Estremo Oriente proceda secondo i tempi annunciati. Può però modificare in modo duraturo la geografia economica del Paese.Mosca sta cercando di trasformare regioni considerate per decenni periferiche in una nuova piattaforma verso l’Asia. Il prezzo potrebbe essere una crescente dipendenza dalla Cina, ma il risultato strategico perseguito dal Cremlino è chiaro: rendere l’economia russa meno vulnerabile alla perdita dei mercati europei e integrare sempre più profondamente la Federazione nello spazio economico asiatico.