di Giuseppe Gagliano – Marine Le Pen parte in testa nella corsa alle presidenziali francesi del 2027, con intenzioni di voto che la collocano attorno al 33-34 per cento al primo turno. Un vantaggio significativo, che conferma il radicamento raggiunto dal Raggruppamento nazionale, ma che non garantisce ancora la conquista dell’Eliseo.Il sistema presidenziale francese impone infatti di costruire al secondo turno una maggioranza più ampia del proprio elettorato di partenza. È proprio su questo terreno che si giocherà la partita decisiva: Le Pen dispone ormai di un blocco elettorale consolidato, mentre resta da verificare quanto possa espandersi verso la destra moderata e gli elettori che nelle precedenti presidenziali avevano votato contro il Raggruppamento nazionale.Negli ultimi anni il tradizionale sbarramento repubblicano contro la destra nazionalista si è progressivamente indebolito. Non è scomparso, ma non produce più automaticamente la convergenza degli elettori moderati e della sinistra sul candidato opposto al Raggruppamento nazionale.Una parte dell’elettorato considera ormai il partito di Le Pen una componente stabile del sistema politico francese. Un’altra potrebbe scegliere l’astensione qualora al ballottaggio arrivasse un candidato percepito come espressione della continuità con Emmanuel Macron. Per gli avversari di Le Pen non sarà quindi sufficiente mobilitare il voto contro il Raggruppamento nazionale: servirà una proposta politica capace di raccogliere una maggioranza autonoma.L’ascesa di Le Pen riflette anche le profonde divisioni sociali e territoriali della Francia. Alle grandi città maggiormente integrate nell’economia internazionale si contrappongono territori periferici segnati dalla deindustrializzazione, dalla perdita di servizi pubblici e dalla riduzione del potere d’acquisto. A queste fratture si aggiungono immigrazione, sicurezza e crescente sfiducia verso le istituzioni.Il Raggruppamento nazionale ha progressivamente ampliato la propria base, conquistando consensi tra lavoratori, classi medie, piccoli imprenditori e settori della destra tradizionale. Sovranità, ordine e protezione economica costituiscono il principale denominatore comune di un elettorato altrimenti molto eterogeneo.Tra gli avversari, Édouard Philippe appare uno dei candidati meglio posizionati nel campo moderato. L’ex primo ministro, proveniente dalla destra gollista, punta sulla stabilità istituzionale, sull’europeismo e sulla credibilità economica. La sua difficoltà consiste nel raccogliere l’eredità dell’elettorato macroniano senza essere identificato come semplice continuatore dell’attuale sistema di potere.Gabriel Attal compete in parte per lo stesso spazio politico, mentre Raphaël Glucksmann cerca di costruire un’alternativa socialdemocratica, europeista e atlantista. Jean-Luc Mélenchon conserva invece un’importante capacità di mobilitazione nella sinistra radicale, ma incontrerebbe maggiori difficoltà nel conquistare al secondo turno gli elettori centristi e della destra moderata.La frammentazione degli avversari costituisce uno dei principali vantaggi per Le Pen al primo turno. Il Raggruppamento nazionale può contare su un elettorato più compatto, mentre centro e sinistra rischiano di dividersi tra numerose candidature. Una volta individuato il candidato destinato ad affrontarla al ballottaggio, tuttavia, potrebbe ricostituirsi almeno parzialmente una coalizione elettorale contraria alla sua elezione.Il vero terreno sul quale Le Pen dovrà dimostrare la propria credibilità sarà probabilmente quello economico. La Francia affronta la campagna presidenziale con un debito pubblico elevato, difficoltà nel contenimento del deficit e margini limitati per finanziare nuove politiche sociali senza aumentare le entrate o ridurre altre voci di spesa.Le promesse su pensioni, potere d’acquisto, servizi pubblici e fiscalità dovranno quindi confrontarsi con i conti dello Stato. Un programma percepito come finanziariamente insostenibile potrebbe aumentare la pressione sui titoli francesi e alimentare le preoccupazioni degli investitori. Allo stesso tempo, i candidati centristi difficilmente potranno presentarsi agli elettori proponendo soltanto nuove politiche di austerità.La campagna avrà inoltre una forte dimensione industriale e geoeconomica. Energia nucleare, protezione delle imprese francesi, investimenti stranieri, rapporti commerciali con la Cina e autonomia strategica rispetto agli Stati Uniti saranno temi centrali nella definizione del futuro modello economico del Paese.Le conseguenze delle elezioni andranno ben oltre la politica interna. La Francia è l’unica potenza nucleare dell’Unione Europea, membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e uno dei principali attori militari del continente. Il prossimo presidente avrà quindi un ruolo determinante nelle politiche europee verso l’Ucraina e la Russia, nei rapporti con la Nato e nello sviluppo di una maggiore capacità di difesa europea.Gli avversari di Le Pen continueranno probabilmente a richiamare le passate posizioni del Raggruppamento nazionale nei confronti di Mosca. La candidata cercherà invece di presentare la propria politica estera come espressione dell’indipendenza nazionale francese, distante sia da un allineamento con la Russia sia da una subordinazione agli Stati Uniti.La costruzione di una reale autonomia strategica europea richiederebbe tuttavia maggiori investimenti militari, un rafforzamento dell’industria della difesa e la capacità di sostenere operazioni e deterrenza senza dipendere eccessivamente dalle infrastrutture americane.Un’altra variabile riguarda gli equilibri interni al Raggruppamento nazionale. Marine Le Pen rappresenta maggiormente la componente sociale e identitaria del partito, mentre Jordan Bardella ha lavorato per rassicurare imprese, investitori ed elettori della destra moderata.Le differenze emerse su temi economici e identitari riflettono un problema strategico più ampio: il Raggruppamento nazionale deve mantenere la propria identità di forza alternativa senza compromettere l’immagine di partito ormai pronto a governare.Le Pen arriva quindi alla corsa per il 2027 in una posizione più favorevole rispetto alle precedenti campagne presidenziali. Il vantaggio al primo turno, tuttavia, rappresenta soltanto una parte della sfida. Per conquistare l’Eliseo dovrà trasformare il voto di protesta in una maggioranza di governo e convincere una parte degli elettori che finora hanno continuato a considerare il Raggruppamento nazionale inadatto alla presidenza.Per i suoi avversari la difficoltà sarà opposta: costruire un’alternativa sufficientemente credibile da fermare Le Pen senza affidarsi esclusivamente al tradizionale richiamo allo sbarramento repubblicano. È su questa capacità, più ancora che sui sondaggi di oggi, che si decideranno le presidenziali francesi del 2027.