Norvegia. Nave russa sequestrata alle Svalbard su richiesta dell’ucraina Naftogaz

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di Giuseppe Gagliano – Una nave russa è stata immobilizzata nel porto di Barentsburg, nell’arcipelago norvegese delle Svalbard, nell’ambito del contenzioso internazionale avviato dall’ucraina Naftogaz per ottenere dalla Russia il risarcimento relativo ai beni perduti dopo l’annessione della Crimea nel 2014.Il provvedimento riguarda la Professor Molchanov, imbarcazione utilizzata per spedizioni scientifiche e crociere. Naftogaz sta cercando in diverse giurisdizioni straniere beni riconducibili alla Russia sui quali rivalersi dopo la decisione arbitrale ottenuta all’Aia.Nel 2023 un tribunale arbitrale ha riconosciuto alla società energetica ucraina un risarcimento miliardario per le attività espropriate in Crimea. Con l’aggiunta degli interessi e delle altre somme maturate, le pretese avanzate da Naftogaz nei confronti di Mosca sono ulteriormente aumentate.La Russia contesta la decisione e non intende procedere al pagamento. La società ucraina ha quindi avviato iniziative giudiziarie all’estero con l’obiettivo di individuare e sottoporre a esecuzione beni russi presenti nei Paesi nei quali il lodo può essere riconosciuto.La Norvegia sostiene che il fermo della Professor Molchanov costituisca l’esecuzione di un provvedimento giudiziario nell’ambito di una controversia tra Naftogaz e la parte russa. Mosca può quindi ricorrere contro la misura attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento norvegese.La vicenda presenta tuttavia inevitabili implicazioni politiche. L’esecuzione materiale di un sequestro richiede infatti l’intervento delle autorità dello Stato nel quale si trova il bene e il contenzioso coinvolge direttamente una società ucraina e interessi patrimoniali russi durante una guerra ancora in corso.Mosca ha reagito duramente, accusando Oslo e contestando la compatibilità del provvedimento con il regime giuridico delle Svalbard. L’arcipelago è sottoposto alla sovranità norvegese in base al trattato del 1920, che riconosce ai cittadini e alle imprese degli Stati firmatari determinati diritti di accesso e di esercizio delle attività economiche.L’applicazione concreta del trattato non elimina però le questioni relative alla proprietà e all’eventuale immunità del bene sequestrato. Prima che si possa arrivare a una vendita forzata della nave dovrà essere stabilito definitivamente se l’imbarcazione possa essere utilizzata per soddisfare il credito vantato da Naftogaz e se esistano forme di immunità applicabili.Il valore della Professor Molchanov rappresenta comunque soltanto una piccola parte delle somme richieste dalla società ucraina. L’importanza dell’iniziativa è quindi soprattutto nel precedente che potrebbe determinare.Naftogaz cerca infatti di dimostrare che i beni russi situati in giurisdizioni nelle quali le decisioni arbitrali possono essere riconosciute sono potenzialmente aggredibili. Navi, immobili, partecipazioni societarie, crediti e altre attività potrebbero diventare oggetto di analoghe iniziative qualora ne ricorressero le condizioni giuridiche.La guerra economica tra Russia e Ucraina si sposta così sempre più nei tribunali. Le decisioni giudiziarie e i procedimenti di esecuzione possono aumentare il costo internazionale del conflitto per Mosca anche senza incidere direttamente sulle sue capacità militari.Una diffusione di queste iniziative potrebbe però provocare ulteriori contromisure russe. Mosca dispone a sua volta della possibilità di intervenire sulle proprietà e sugli interessi economici occidentali ancora presenti nel Paese, alimentando un processo di reciproca esposizione dei patrimoni.Le imprese russe potrebbero inoltre ridurre ulteriormente la presenza dei propri beni nelle giurisdizioni considerate ostili, privilegiando Paesi che non applicano le sanzioni occidentali o che difficilmente riconoscerebbero le decisioni dei tribunali europei.Il luogo nel quale è avvenuto il sequestro rende la vicenda ancora più delicata. Barentsburg rappresenta uno dei principali centri della presenza russa alle Svalbard e conserva per Mosca un valore politico e simbolico superiore alle sue dimensioni economiche.L’Artico è contemporaneamente diventato un’area di crescente importanza strategica. La progressiva accessibilità delle rotte settentrionali e l’interesse per risorse energetiche e minerarie si accompagnano all’aumento della competizione militare tra Russia e Nato.L’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza Atlantica ha inoltre modificato il quadro strategico dell’Europa settentrionale. Le Svalbard si trovano relativamente vicine alle aree operative della Flotta russa del Nord, basata principalmente nella penisola di Kola e fondamentale per la deterrenza nucleare di Mosca.Il trattato delle Svalbard stabilisce specifiche limitazioni alla militarizzazione dell’arcipelago. Proprio per questo anche controversie apparentemente commerciali possono acquisire una dimensione politica quando coinvolgono Russia e Norvegia.Il fermo di una singola nave non modifica gli equilibri militari nell’Artico, ma può contribuire al deterioramento dei rapporti tra Oslo e Mosca. La Norvegia deve infatti conciliare il proprio ruolo all’interno della Nato con la necessità di gestire una delle aree di contatto diretto con la Russia.Per decenni Oslo e Mosca hanno mantenuto nell’estremo Nord forme di cooperazione pratica anche durante periodi di forte tensione politica. La guerra in Ucraina e il crescente ricorso a sanzioni, sequestri e contromisure stanno progressivamente restringendo questo spazio.Il caso della Professor Molchanov mostra quindi come il conflitto abbia ormai esteso i propri effetti ben oltre il campo di battaglia. Se il sequestro dovesse essere confermato e utilizzato per dare esecuzione al risarcimento ottenuto da Naftogaz, altre iniziative analoghe potrebbero seguire.Per le attività russe all’estero aumenterebbe così un rischio che non riguarda più soltanto le sanzioni: ogni bene presente in una giurisdizione occidentale potrebbe diventare oggetto di un contenzioso collegato alle conseguenze economiche della guerra in Ucraina.