Ucraina-Russia, a che punto sono i negoziati? Territori e garanzie: gli ostacoli alla pace

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È una situazione «non semplice» quella del negoziato per mettere fine al conflitto in Ucraina, come ha sottolineato Vladimir Putin durante i colloqui durati circa tre ore al Cremlino con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. L’incontro è avvenuto dopo che Donald Trump aveva annunciato, venerdì, una «proposta per mettere fine alla guerra» che i suoi due rappresentanti avrebbero portato a Mosca. Intanto, comunque, missili e droni russi smettono di cadere su Kiev per tre giorni, dopo un crescendo di fuoco abbattutosi sulla città e la sua regione negli ultimi dieci giorni. Putin ha infatti dichiarato una tregua nei raid per consentire ai negoziatori di Washington di raggiungere per la prima volta, domenica, la capitale ucraina.Ma, a più di quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, i contatti tra Mosca e Kiev non sono ancora riusciti a trasformarsi in un vero percorso verso la pace. Nel corso del conflitto si sono susseguiti tentativi di mediazione, brevi cessate il fuoco e scambi di prigionieri, senza però arrivare a una svolta decisiva. E anche oggi, nonostante la ripresa dei contatti ad alto livello, restano profonde le distanze sui principali nodi del negoziato.I negoziati e il fallimento dei tentativi di mediazioneUna nuova fase diplomatica si è aperta nel gennaio 2025, poco dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Il presidente americano aveva promesso di arrivare rapidamente alla fine della guerra, rilanciando l’idea di un negoziato diretto tra Mosca e Kiev. L’ultimo ciclo di colloqui ad alto livello si è svolto tra Abu Dhabi e Ginevra, ma anche questa tornata negoziale non ha portato a un accordo. La trattativa si è progressivamente arenata mentre l’attenzione dell’amministrazione americana veniva assorbita dal conflitto con l’Iran. Da allora, i contatti tra Russia e Ucraina sono rimasti limitati e i principali nodi politici e territoriali sono rimasti irrisolti. A giugno, Volodymyr Zelensky ha pubblicato una lettera aperta a Vladimir Putin proponendo la ripresa dei colloqui di pace. Il Cremlino, però, ha continuato a mostrare scarso interesse per una soluzione negoziale, ribadendo la volontà di proseguire il conflitto.Il Donetsk resta il principale ostacoloIl nodo più difficile da sciogliere rimane quello territoriale. Nell’ultimo ciclo di negoziati è stato discusso un piano di pace articolato in 20 punti, che prevedeva anche garanzie di sicurezza per l’Ucraina e impegni internazionali per la sua ricostruzione. Ma al centro della disputa resta il Donetsk. La Russia chiede a Kiev di cedere il territorio della regione orientale ancora sotto controllo ucraino: una fascia di circa 80 chilometri per 65, nella quale si trovano numerosi centri abitati. L’obiettivo di Putin è arrivare al controllo dell’intero Donetsk, comprese le città fortificate di Sloviansk e Kramatorsk.Per Kiev, però, un ritiro unilaterale è difficilmente accettabile. Zelensky ha escluso la possibilità di ordinare semplicemente alle proprie forze di abbandonare quei territori, sia per ragioni legali sia per motivi politici e umanitari. Nell’area vivono ancora centinaia di migliaia di persone. La proposta ucraina è quindi diversa, ovvero – scrive Marta Serafini sul Corriere della Sera – un arretramento simmetrico delle forze, accompagnato dalla creazione di una zona smilitarizzata o economicamente libera sotto controllo ucraino e da una supervisione internazionale della linea di contatto. Si tratta, però, di un compromesso complesso.La centrale nucleare di ZaporizhzhiaUn secondo grande ostacolo è rappresentato dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, occupata dalle forze russe dal marzo 2022. I sei reattori dell’impianto sono da tempo fermi. Un eventuale riavvio richiederebbe investimenti molto consistenti e interventi sulle infrastrutture necessarie al funzionamento della centrale, compreso il sistema di approvvigionamento idrico legato alla diga di Kakhovka.Kiev chiede la completa smilitarizzazione dell’area e propone di trasformarla in una zona economica libera. Washington ha invece ipotizzato una gestione congiunta dell’impianto tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. Una soluzione che Kiev ha giudicato poco realistica, rilanciando l’ipotesi di una gestione paritaria tra Stati Uniti e Ucraina. Anche su questo punto, tuttavia, Mosca non sembra disposta a rinunciare al controllo della centrale.Le garanzie di sicurezza e il ruolo dell’EuropaA rendere ancora più complessa la trattativa è il fatto che al tavolo non ci sono soltanto Russia e Ucraina. Gli Stati Uniti rappresentano il principale interlocutore e mediatore, mentre i governi europei temono di essere esclusi da un eventuale accordo destinato a modificare profondamente gli equilibri di sicurezza del continente. Francia, Germania e Regno Unito hanno quindi promosso un formato negoziale, quello dei cosiddetti “Volenterosi”, con l’obiettivo di garantire agli europei un ruolo nella definizione del futuro assetto di sicurezza dell’Ucraina.Kiev chiede garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti e dei Paesi europei che siano paragonabili, per efficacia, a quelle previste dall’articolo 5 della Nato. L’Ucraina punta inoltre a mantenere un esercito di circa 800 mila uomini anche dopo la fine delle ostilità. È proprio questo uno degli elementi che Mosca considera inaccettabili. Il Cremlino si oppone in particolare all’eventuale presenza di truppe europee sul territorio ucraino, considerandola una minaccia diretta alla sicurezza russa.Il costo della guerra e la ricostruzioneSul futuro dell’Ucraina pesa anche il gigantesco costo economico del conflitto. Le perdite e i danni subiti dal Paese sono stimati in centinaia di miliardi di dollari e resta aperta la questione di chi dovrà sostenere il costo della ricostruzione. Uno dei dossier più delicati riguarda i beni russi congelati in Europa. Il loro eventuale utilizzo per finanziare la ricostruzione ucraina potrebbe rappresentare una fonte significativa di risorse, ma solleva questioni giuridiche e politiche estremamente complesse. La ricostruzione, dunque, non sarà soltanto una questione economica.Unione europea e NatoRestano poi sul tavolo le questioni strategiche: l’adesione dell’Ucraina alla Nato continua a essere respinta con forza dalla Russia, mentre per Kiev rappresenta un obiettivo sancito anche dalla propria Costituzione. Più concreta appare invece la prospettiva dell’ingresso nell’Unione europea, anche se si tratta di un processo lungo e ancora lontano dalla conclusione. Infine, c’è il problema della legittimità politica di qualsiasi accordo. Un eventuale compromesso territoriale o costituzionale raggiunto da Kiev dovrebbe infatti ottenere un ampio consenso interno e potrebbe richiedere il ricorso a un referendum.Foto copertina: EPA/MAXYM MARUSENKO | Soccorritori ucraini operano sul luogo di un attacco con droni russi contro un edificio residenziale di nove piani a Kyiv, in Ucraina, il 3 settembre 2026, nel contesto dell’invasione russa.L'articolo Ucraina-Russia, a che punto sono i negoziati? 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