Questa non mi è nuova; forse l’ho già perculata prima. Ma non sono sicuro, la categoria delle attiviste femministe deragliate è talmente vasta ampia sconfinata, come diceva don Buro. Comunque parliamo di tal Martina Bellotti, “femminista e psicologa”, e poveri quei pazienti, anzi pazientu, che va a farsi ridicolizzare a Radio Radio, emittente discretamente putinista, si fa per dire perché lo è in modo sfacciato.La psicologa, fra i capelli programmaticamente confusionari, ha in testa un’idea meravigliosa, ribattezzare i genitali: però, siccome con la “fica” non può, essendo già femmina per definizione, si butta sull’utera e sull’ana, dice che così li sente più congeniali, idiozie talmente spiccate che perfino ella mentre le erutta tradisce come una indecisione, un imbarazzo, e ride, ride, vacua, speriamo fosse un po’ alterata ma non ci giureremmo, la sciagurata rispose al conduttore che la stuzzicava e rise, risum abundorum in bocca stoltorum, come vulgarizzava Peppone.“Poi ovviamente è libertà di ognuno, eeh, scegliere, come chiamare, ah ah, però a me piace molto così, la sento più vicina l’utera”. Ma manco per la cazza, utero è e utero resta e così ano, vulgo bucodelculo. Non bucadella. Che tocca fa’ per smettere di fare la psicologu dei mattu e farsi candidare, naturalmente con Aviessa, il partito di quelli che vanno in Tesla al bagno dei ricchi da dove predicano la giustizia sociale balneare. Nel frattempo “c’è molto di più”, l’ana della cula è “il primo chakra, è il nostro veramente portale, il portale delle radici, quello che ci integra in questo mondo terreno”. Purtroppo. Ma che cazzo stai a dì, come diceva Ennio Antonelli, il fornaio zio di Cecco, a Fantozzi. Il primo chakra.Insomma a noi ci pigliamo per il chakra. Poi, scusasse la molto psico e poco loga, nel senso di logos, ma allora perché non “la portala delle radicie”? Così, per coerenza semantica. Ora, a me dispiace pure infierire su certi soggetti, però poi mi passa lo scrupolo se solo sospetto che queste, più che esserci, ci fanno (mandatele a un reality e guariranno): non si può essere così, davvero, dai. Questa poi è gente che: vota; manifesta fri fri palestai; comunque opera le sue scelte, forse non così innocue in un contesto sociale. E non sono pochi, eh. E vengon su, sempre di più, sì sì sì vengono su, come cantava Eugenio Finardi (che aveva però una sua personalissima ma assai condivisibile soluzione: “Vorrei avere un F-104 a reazione e mitragliare con precisione le risse da concerto e da pallone, gli idioti della televisione, il rompipalle moralista l’idiota giornalista il chitarrista di banda armata, sarebbe bello avere il dito sul pulsante adesso, questa gente ce l’abbiamo addosso”).Sì, proprio addosso. E anche sulla cula. E sull’uccella. Diciamo la minchia, va’. Anche se probabilmente qualcosa di sensato, o almeno di vero, di reale c’è: l’ana come portale, ciò da cui transita la feccia, tipo i primitivi che torturano creature a Ceuta, Lampedusa e per tutte le altre ana dell’invasione, peccato solo che dall’ana entrino invece di uscirne, come sarebbe fisiologicamente giusto. E qui l’islamogenderismo si coniuga con la materia organica nel trionfo del comunismo indifferenziato. Com’era quella che il woke era morto? No, il woke, tocca ripeterci, non morirà perché è ormai nel nostro sangue, nella psiche, il woke siamo noi anche quando non lo vogliamo ma non sappiamo, non possiamo più espellerlo. Il woke siamo noi che ci facciamo prendere per la cula da una che crediamo di prendere per la cula, invece è lei che vince: “In generale le nostre parti intime, la vagina, l’utera, l’ana… ah ah eh eh”. Eddai, su.“L’ana non deve essere relegata ad uso fisiologico o sessuale, no no, c’è molto altro, va usata in modi diversificati nel mondo terreno fisico”. E annamo. Bonaccini, queste votano voi, eh. Queste scienziate dell’ana-rchia semantica sono roba vostra: come ti trovi? Poi certo, si può benissimo sostenere che chi vota partito comunista vota con la cula, ma contenti voi… Da cui una sconfessione che poi è una certezza: il comunismo non è l’ideologia degli studiati, ma degli ana-lfabeti. Fosse vivo Dante, dovrebbe emendare le sue terzine, “della cula fece trombetta”: non torna ritmicamente ma pazienza, nell’ana c’è molto di più. E se credete che la svalvoletta di turno sia innocente nel suo delirio, vi sbagliate di grosso: chiedete agli strutturalisti e ai post: la destrutturazione del linguaggio è il primo passo verso la destabilizzazione mentale, culturale, sociale, insomma l’agognata rivoluzione; e non c’è rimedio, questi hanno vinto, già il solo fatto che restino in circolazione, anziché venire pietosamente deportati in qualche carcera, la dice dice tutta.Hanno vinto, a meno di non adottare, naturalmente adeguata alla weltanshauung, al zeitgeist, alla koinè, alla temperie e alla post verità, la soluzione Pasquale Ametrano: “O sapete che c’è? C’annavatevelapijjandercula tutti quanti. Arrivederci”.Max Del Papa, 5 settembre 2026L'articolo “Utera e ana”. La femminista woke ribattezza le parti intime proviene da Nicolaporro.it.