Nanni Moretti premiato alla carriera: «Ho raccontato una generazione»

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Ci sono premi che celebrano una filmografia e altri che, inevitabilmente, finiscono per raccontare un pezzo di storia culturale del Paese. Quello consegnato a Nanni Moretti, nella cornice della Sala Perla del Palazzo del Casinò di Venezia, appartiene certamente alla seconda categoria. Il regista ha ricevuto il Premio SIAE “Andrea Purgatori” alla carriera, riconoscimento che arriva nel cinquantesimo anniversario del suo esordio cinematografico e che guarda non soltanto ai film realizzati, ma al modo in cui il suo cinema è riuscito a entrare nell’immaginario collettivo italiano.La sala, gremita per l’occasione, ha accolto Moretti alla presenza del presidente della SIAE Salvatore Nastasi, del presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e di Francesco Martinotti, presidente delle Giornate degli Autori. Un momento che ha assunto presto il tono di una riflessione più ampia sul significato dell’essere autore, sulla libertà creativa e sul ruolo di chi, attraverso il cinema, riesce a osservare un Paese mentre cambia.Foto: Instagram @nannimoretti_Nanni Moretti compie 73 anni: l’Italia vista dal sellino di una VespaNanni Moretti e il Premio SIAE “Andrea Purgatori” alla carrieraAd aprire la cerimonia è stato Francesco Martinotti, che ha ricordato le origini delle Giornate degli Autori, nate ventitré anni fa grazie all’ANAC, all’API, poi diventata 100autori, e al contributo di Giorgio Gosetti, scomparso all’inizio di quest’anno. Un passaggio inevitabilmente carico di memoria, perché proprio la storia delle Giornate racconta il tentativo di creare uno spazio in cui l’autore resti al centro del discorso cinematografico.Martinotti ha poi sottolineato il rapporto con la SIAE, definendola un partner fondamentale nel garantire non soltanto sostegno culturale, ma soprattutto il riconoscimento concreto del valore del lavoro creativo. È proprio da questa collaborazione che nasce il premio dedicato agli autori capaci di innovare il cinema italiano e che, da tre anni, porta il nome di Andrea Purgatori. Un’intitolazione che lega inevitabilmente il riconoscimento al tema dell’indipendenza intellettuale, della ricerca e della responsabilità dell’autore.Nanni Moretti premiato a Venezia: il valore dell’autore secondo la BiennaleA intervenire è stato poi Pietrangelo Buttafuoco, che ha spostato il discorso dal singolo riconoscimento a ciò che significa oggi appartenere a una comunità di autori. Il presidente della Biennale ha parlato dell’autorialità come di una vera e propria «fatica culturale», qualcosa che nasce dall’immaginazione, dalla critica e dalla capacità di elaborare idee ma che, allo stesso tempo, diventa lavoro, economia e indicatore della vitalità di una società.È una riflessione particolarmente significativa se applicata proprio alla carriera di Nanni Moretti. Pochi registi italiani hanno costruito negli anni un rapporto tanto riconoscibile tra esperienza personale e osservazione collettiva. Nel cinema morettiano, infatti, ciò che apparentemente appartiene all’individuo finisce spesso per allargarsi, fino a diventare il racconto di un’intera generazione, delle sue nevrosi, delle sue delusioni e delle sue trasformazioni.Premio SIAE a Nanni Moretti, Salvatore Nastasi: «Il settore autore è sotto attacco»Il presidente della SIAE Salvatore Nastasi ha insistito proprio sulla necessità di difendere chi crea. Il settore degli autori, ha spiegato, attraversa un momento complesso ed è «minato» e «attaccato» sotto diversi punti di vista. Da qui l’importanza di un lavoro comune che protegga la creazione e riconosca a chi produce opere artistiche il valore – culturale ed economico – del proprio contributo.In questo contesto, premiare Moretti assume un significato che va oltre la semplice celebrazione. Significa riconoscere una concezione di cinema costruita sulla libertà e sulla possibilità di conservare una voce personale anche attraversando decenni profondamente diversi tra loro. Una libertà che il regista romano ha difeso non soltanto dietro la macchina da presa, ma anche attraverso le sue esperienze da produttore, distributore ed esercente cinematografico.Foto: IMdBVenezia 83, svelato il programma: da Danny Boyle a Nanni Moretti, tutti i film in concorsoPerché Nanni Moretti ha ricevuto il Premio SIAE alla carrieraLa motivazione ufficiale del Premio SIAE “Andrea Purgatori” ricostruisce proprio questa traiettoria. A cinquant’anni dall’esordio cinematografico, il riconoscimento celebra il «contributo straordinario» offerto da Moretti al cinema e alla cultura italiana. A partire da Io sono un autarchico, il regista ha costruito un’opera difficilmente assimilabile a quella di altri autori, facendo della propria esperienza personale una lente attraverso cui osservare la società.Nel corso della sua carriera, Moretti ha raccontato l’Italia senza mai pretendere di farlo in maniera didascalica. La dimensione privata, nei suoi film, diventa politica senza necessariamente trasformarsi in slogan. Le inquietudini individuali si intrecciano alle contraddizioni collettive, mentre autoironia, intelligenza critica, rigore narrativo e libertà espressiva finiscono per costruire una lingua cinematografica immediatamente riconoscibile. Una lingua capace di restare personale e, proprio per questo, di diventare universale.Nanni Moretti e Ecce Bombo: il deposito SIAE del 1977 diventa una targaUno dei momenti più suggestivi della cerimonia è arrivato con la consegna della targa. Nastasi ha infatti consegnato a Moretti una riproduzione del deposito SIAE di Ecce Bombo, il secondo film del regista, datato 5 settembre 1977. Un documento che, a quasi cinquant’anni di distanza, diventa simbolicamente la fotografia di un inizio.La SIAE avrebbe voluto recuperare il deposito di Io sono un autarchico, il primo film di Moretti, ma quel documento non esiste. Lo ha raccontato lo stesso regista con la sua consueta ironia: il film era stato realizzato «un po’ in famiglia», in Super 8, in una dimensione ancora lontana da quella struttura professionale che avrebbe accompagnato i lavori successivi. E proprio questa assenza rende forse ancora più evocativa la targa di Ecce Bombo: testimonia il momento in cui quell’esperienza quasi artigianale cominciava a trasformarsi in una carriera.Nanni Moretti racconta la sua carriera: «Non l’ho mai fatto per dovere»Nel ricevere il premio, Moretti ha ripercorso alcuni dei diversi ruoli ricoperti all’interno del cinema. Regista, certo, ma nel tempo anche produttore, distributore ed esercente. Da trentacinque anni possiede inoltre una sala cinematografica. Esperienze che, però, non ha mai interpretato come una missione morale o come il tentativo di assumersi il compito di difendere il cosiddetto cinema di qualità.«Non l’ho mai fatto per dovere, ma sempre per piacere», ha spiegato. Per Moretti, produrre film di registi esordienti, occuparsi della distribuzione o gestire un cinema ha rappresentato piuttosto un naturale completamento del lavoro di autore. Una dichiarazione interessante perché sottrae la sua attività a ogni forma di retorica: non il regista investito di una missione superiore, ma un uomo che continua a cercare nel cinema qualcosa che gli procura curiosità e piacere.Foto: Instagram @nannimoretti_Oasis a Venezia, Liam e Noel Gallagher scatenano i fan al LidoNanni Moretti, cinquant’anni di cinema raccontando se stessoIl cuore più personale del discorso è arrivato quando Moretti ha affrontato uno dei temi che da sempre accompagnano la lettura critica della sua filmografia: il rapporto tra autobiografia e racconto generazionale. Fin dai primi film, molti dei suoi personaggi hanno condiviso con lui caratteristiche, inquietudini, atteggiamenti e ossessioni. Il confine tra Nanni Moretti e i suoi alter ego cinematografici è stato spesso volutamente ambiguo.Lo stesso regista ha scherzato sull’idea di avere trascorso «anni, decenni, secoli» a parlare più o meno di se stesso, sottolineando che la sua filmografia attraversa addirittura due secoli. Dietro l’ironia, però, c’è una consapevolezza maturata nel tempo. Per molti anni Moretti non amava sentirsi dire che, attraverso i suoi film, aveva raccontato una generazione. Considerava quella definizione quasi riduttiva, troppo sociologica rispetto alla specificità del suo cinema.Nanni Moretti e il racconto di una generazione: «Ho cambiato completamente idea»A distanza di decenni, quella posizione è cambiata. «Ho cambiato completamente idea», ha ammesso Moretti. Se davvero, raccontando le proprie storie e costruendo personaggi che possedevano qualcosa di lui, è riuscito anche a raccontare una generazione, oggi considera questa possibilità «una fortuna e un onore».È forse il passaggio che meglio riassume il senso dell’intera cerimonia. Perché il cinema di Moretti è diventato collettivo senza smettere di essere profondamente personale. Da Ecce Bombo a Caro diario, da La stanza del figlio a Il caimano, fino alle opere più recenti, il regista ha continuato a partire da una prospettiva riconoscibile, persino ostinatamente individuale. Eppure, proprio dentro quella soggettività, generazioni diverse hanno finito per riconoscere sentimenti, fallimenti, paure e cambiamenti che appartenevano anche a loro.Il cinema di Nanni Moretti tra dimensione privata e memoria collettivaA cinquant’anni dal suo esordio, il punto non è quindi stabilire soltanto quanti film abbia realizzato Nanni Moretti o quanti riconoscimenti abbia ricevuto. Il dato più interessante è osservare quanto profondamente alcune sue immagini e alcune sue battute siano entrate nel linguaggio comune. Il suo cinema ha creato una relazione particolare con il pubblico: a volte di identificazione, altre volte di distanza o persino di irritazione. Raramente, però, di indifferenza.Ed è forse questa una delle caratteristiche decisive di un autore. Non necessariamente offrire risposte o rappresentare tutti, ma costruire uno sguardo sufficientemente preciso da obbligare chi guarda a prendere posizione. Moretti ha attraversato mezzo secolo di cinema italiano senza rinunciare a questo elemento, passando dalla leggerezza sarcastica dei primi lavori a film sempre più attraversati dal lutto, dalla politica, dall’incertezza e dalla paura del cambiamento.Foto: Ufficio StampaThe Basics of Philosophy, la recensione: Paul Schrader porta a Venezia i labirinti della coscienzaNanni Moretti, il Premio SIAE celebra cinquant’anni di libertà d’autoreIl Premio SIAE “Andrea Purgatori” alla carriera arriva così a riconoscere non soltanto una filmografia ma un modo di intendere il mestiere. Moretti continua a definirlo un lavoro che fa «con molto piacere», quasi opponendo alla monumentalità di un premio alla carriera la semplicità di chi non considera conclusa la propria relazione con il cinema.Forse è proprio questa la fotografia più fedele della mattinata veneziana. Da una parte una targa che riporta la data del 5 settembre 1977 e rende visibile il tempo trascorso; dall’altra un regista che, mezzo secolo dopo l’esordio, continua a parlare di divertimento, curiosità e piacere nel fare film. Tra quei due estremi c’è una filmografia che ha attraversato epoche diverse e che, partendo ostinatamente dall’io, è riuscita a trasformarsi in un racconto molto più grande. Come ha riconosciuto finalmente anche lo stesso Moretti: raccontare una generazione, quando non lo si è programmato, può essere davvero «una fortuna e un onore».| Da Rumors.it