Gianni Infantino non molla, anzi rimane al timone della Fifa, che si schiera in maniera compatta dalla sua parte. Nel vertice delle scorse ore a Rabat, in Marocco, il presidente ha ottenuto la fiducia del Consiglio direttivo e del segretario generale Mattias Grafstrom, lo stesso che qualche giorno fa aveva definito «una serie di eventi tristi e riprovevoli» le vicende legate al progetto di privatizzazione del Mondiale. Infantino non si dimette, nonostante la pressione di quasi tutto il mondo calcistico, ma la Fifa chiede scusa per quanto è successo nelle ultime settimane: «Il processo avrebbe dovuto essere gestito diversamente. È stato inoltre riconosciuto che sono stati commessi errori anche dopo che la proposta è trapelata ai media. In una lettera separata al Consiglio della Fifa e alle associazioni membri della Fifa, sono state presentate delle scuse per questi errori, impegnandosi a garantire che non si ripetano», continua il comunicato. FIFA leadership holds constructive and positive meeting in Rabat, MoroccoThe FIFA Secretary General and members of the FIFA Management Board in attendance reaffirmed their full support for FIFA President Gianni Infantino, as the only official elected by the 211 FIFA Member… pic.twitter.com/IlmSOq1se8— FIFA Media (@fifamedia) August 5, 2026 Il comunicato del Consiglio direttivo della FifaGianni Infantino può tirare un sospiro di sollievo, dopo giorni vissuti in un clima particolarmente teso. Lo testimonia anche il suo post su Instagram. La sua posizione all’interno della Fifa è sembrata davvero in bilico. Ma, almeno per ora, non lo è più. Difficile però che possano essere cancellate le scorie per un progetto considerato folle e dannoso da una grande fetta del calcio mondiale. La Fifa però sottolinea come «la proposta è ora fuori discussione. Con il ritiro del progetto, è stato concordato chela Fifa non tollererà più alcun attacco alla sua integrità, al suo buon governo e al suo giusto processo e adotterà tutte le misure necessarie per proteggere e salvaguardare il suo nome e la sua reputazione», continua il comunicato. Infantino ha quindi ottenuto «il pieno sostegno in quanto unico funzionario eletto dalle 211 Federazioni affiliate alla Fifa», prosegue il messaggio. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Gianni Infantino – FIFA President (@gianni_infantino)Gli attacchi di Figo e del premier canadese Carney«Basta attacchi» chiede quindi la Fifa. Non verranno più tollerate parole come scritte dall’ex calciatore portoghese Luis Figo per il Daily Mail: «Ciò che ho visto venire alla luce negli ultimi 10 giorni è il comportamento più vile, ingannevole e meschino che io abbia mai visto. L’uomo che farebbe una cosa del genere, l’uomo che cercherebbe di imporre cambiamenti così radicali solo per arricchire se stesso e i suoi amici, è una reliquia del passato di questo sport e non dovrebbe avere alcun ruolo nel suo futuro». Il tutto seguito da un tweet con l’hashtag #infantinout. Sono parole precedenti al vertice della Fifa a Rabat, così come le dichiarazioni del premier canadese Mark Carney: «Di certo non ho fiducia alla luce di quanto è emerso. Non è così che si gestisce un’azienda, neanche una piccola». Il giallo sulla finale al MaroccoInfantino non fa un passo indietro, ma sa bene che la sua posizione è critica. Ora è fondamentale quanti più appoggi possibili tra le 211 federazioni che compongono la Fifa, in vista delle elezioni del 2027. In quel momento tutti saranno uguali: la Germania vale come Gibilterra, la Francia come il Madagascar. Un voto è un voto e per vincere (al secondo turno) ne servono 106. Ci sono però nazionali strategicamente più importanti delle altre, perché più influenti nella propria area. È il caso del Marocco per la confederazione africana, che conta 54 nazionali. Portare dalla propria parte il Paese del Maghreb significa garantirsi il sostegno di gran parte dell’Africa. Ecco perché il vertice Fifa è stato organizzato a Rabat e, secondo un’indiscrezione del Times, Infantino avrebbe offerto al Marocco la finale del Mondiale 2030, ospitato dal paese africano insieme a Spagna e Portogallo. Il presidente della Fifa vorrebbe che l’ultimo atto si giocasse nello stadio Hassan II, impianto che nel 2030 potrà contenere circa 115mila spettatori. In quel caso, niente finale al Santiago Bernabeu di Madrid. Una sorta do ut des: ti offro la finale in cambio del sostegno alle elezioni. È però arrivata la smentita della Fifa che ha definito «false e fuorvianti» le ricostruzioni circolate.Infantino rischia di non arrivare alle elezioni del 2027È iniziata la campagna elettorale. Non si sa chi saranno gli sfidanti, ma Infantino sta mettendo in campo tutte le strategie per rimanere sulla poltrona più prestigiosa della Fifa per altri quattro anni. Prima della debacle del suo progetto, non ci sarebbero stati dubbi in merito alla sua rielezione, oggi ce ne sono molti. Anzi, c’è chi vorrebbe destituirlo prima di marzo 2027. Le nazionali della Uefa (55) si sono già espresse contro la linea di Infantino, minacciando seriamente di boicottare le competizioni Fifa qualora il piano del presidente avesse visto la luce. Alcuni Paesi, come Galles e Inghilterra, hanno già espresso la revoca del proprio sostegno al dirigente svizzero. Ma la fronda anti-Infantino per ora non basta. Cosa serve per sfiduciare InfantinoSe la Uefa vuole davvero destituire il presidente della Fifa deve trovare altri alleati. Per convocare un Congresso straordinario ci vuole la richiesta di 43 Paesi su 211, ma servono 106 delegazioni per approvare una mozione di sfiducia. Per il momento la confederazione europea può contare sull’appoggio della Concacaf, l’Uefa americana: sono 41 nazionali. Sommandole all’Europa si arriverebbe a 91, ancora insufficienti. L’Asia e le sue 47 delegazioni non sono convinte che l’Uefa abbia i numeri, quindi non si esprime ancora. Inolte, Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti sostengono Infantino e godono di grande influenza nel continente. L’Africa sembra essere compatta dalla parte dell’attuale presidente Fifa: sono 54 federazioni. Rimangono prudenti le 10 nazionali che compongono la confederazione sudamericana, la Conmebol. Infantino dà i numeri e non può fare altrimenti: se qualcuno dovesse unirsi a Uefa e Concacaf in modo compatto, il suo trono potrebbe davvero crollare. L'articolo «Fatto degli errori, basta attacchi»: Infantino non si dimette, la Fifa lo blinda. Il giallo sulla finale 2030 al Marocco e la sfiducia della Uefa proviene da Open.