«Le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose». Così Francesco Guccini, morto oggi, 6 agosto, all’età di 86 anni, raccontava il suo ultimo libro, «Calde pere», che uscirà postumo a settembre. Il cantautore e scrittore ne aveva parlato il 23 luglio con Paolo Iacuzzi, l’editor che lo aveva accompagnato nella sua ultima avventura letteraria.Un libro nato da «un brogliaccio»«Calde pere» nasce da un racconto ritrovato, un «brogliaccio» di cui Guccini aveva parlato con un amico, che ne aveva ricavato anche uno spettacolo di cabaret. Due storie in particolare avevano colpito il cantautore. Da un lato quella di una ragazza in bicicletta e dall’altra quella di una giovane donna che rimane incinta dopo essersi bagnata nel Reno. Una storia raccontata come un filmGuccini spiegava che il libro nasce da un evento capace di dare il via alla narrazione, come già accaduto in altri suoi lavori. «Il libro parte come partiva “Vola Golondrina”, l’ultimo giallo che ho scritto con Loriano Macchiavelli: lì c’era il passaggio di un motociclista misterioso che distribuiva dei volantini; qui invece c’è una ragazza in bicicletta, evidentemente una prostituta». Nel romanzo questa figura si contrappone a quella della maitresse che, alla fine della storia, veste i panni di una sorta di ginecologa. «Ho sempre amato lo scaturire della narrazione da un evento scatenante, o dall’irruzione di un deus ex machina, quasi un colpo di teatro», raccontava Guccini.Casalecchio sul Reno al centro del romanzoAl centro del romanzo c’è Casalecchio sul Reno, che Guccini ricordava come il vecchio Lido di Bologna, un luogo che tra gli anni Trenta e Cinquanta arrivava ad accogliere oltre diecimila persone al giorno durante l’estate. «Venivano stampate anche delle cartoline dove si vede la chiusa sul Reno che aveva creato un ampio bacino balneabile», raccontava. Per Guccini il Reno è sempre stato «il fiume della mia vita», protagonista di molte sue canzoni e simbolo del rapporto con quei territori. «Se ci penso, è l’altro asse che incrocia quello della Via Emilia: forse, disteso in quel fiume, con la testa tra i prati di Pavana, i piedi verso Modena e Bologna, le braccia ad abbracciare i boschi, ci sono anche io», aveva detto Guccini. L’omaggio a Pavana e al dialettoNel libro trova spazio anche un omaggio a Pavana, il paese dell’Appennino pistoiese a cui Guccini è sempre stato profondamente legato. «quando mi abbandono all’immaginazione poetica della brezza che dalla sorgente del Reno sull’Appennino pistoiese spira attraverso boschi e prati», raccontava. Il cantautore aveva voluto inserire nel romanzo i nomi di erbe, fiori e frutti usando gli stessi termini del dialetto pavanese perché, come sosteneva, «le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose».L'articolo Guccini, l’ultimo regalo ai fan: a settembre il libro postumo «Calde pere» proviene da Open.