Gio, 6 Ago 2026Sistemata la questione Nazionale, il presidente FIGC attende le elezioni dell’AIA del prossimo ottobre per trovare una giusta soluzione che accontenti gli stessi direttori di gara.DiRedazioneCondividi l'articoloGiovanni Malagò (Foto: Fabrice Coffrini - Pool/Getty Images)Con il mosaico della Nazionale che si sta componendo, il presidente della FIGC Giovanni Malagò si appresta a mettere mano a un altro dossier molto delicato del calcio italiano: la riforma del mondo arbitrale. Un capitolo a cui si era dedicato, anche dopo le dimissioni, Gabriele Gravina, ma che l’ex numero uno federale non era riuscito a risolvere, lasciando quindi in eredità un compito tutt’altro che scontato al suo successore.Come riporta Il Messaggero, il mondo arbitrale è ormai da settimane in una situazione di emergenza senza presidente, dopo le dimissioni definitive da presidente dell’AIA di Antonio Zappi, in seguito alla conferma dei 13 mesi di inibizione. E adesso, con un presidente FIGC nel pieno dei suoi poteri e all’inizio del suo mandato olimpico, ecco che la riforma del mondo arbitrale può essere imbastita, senza dimenticare i desiderata dei fischietti stessi e che il prossimo 10 ottobre si vota per riempire la poltrona di presidente dell’Associazione lasciata libera dal già citato Zappi.Alle prese con la Nazionale, il tema arbitri è passato in secondo piano, anche se solo a livello mediatico, con Malagò che ha lasciato tutto invariato consentendo così al Comitato nazionale, lo stesso che era in carica durante l’era Zappi, di deliberare le nuove nomine per il settore tecnico arbitrale – Daniele Orsato responsabile della Can – e assegnare la carica di direttore tecnico, figura introdotta lo scorso luglio, a Domenico Messina. Decisione che ha come diretta conseguenza un cambio degli equilibri in vista delle elezioni AIA del prossimo ottobre.A queste si presenteranno come candidati, quasi sicuramente, l’attuale vicepresidente vicario Francesco Massini (che proseguirebbe sul filone Zappi) e l’ex arbitro Narciso Pisacreta, anche se non sono escluse altre candidature. Invece, non sarebbe più in corsa il vicepresidente Michele Affinito. Fra le sorprese ci potrebbe essere anche Gianluca Rocchi, dimessosi da designatore di CAN A e B dopo l’inchiesta della Procura di Milano, che nel frattempo è stata archiviata. Per ora manca un passo concreto del diretto interessato, che potrebbe anche decidere di rimanere al di fuori del mondo del calcio per un po’ di tempo.Sicuramene chi sarà eletto avrà il compito di restituire credibilità all’Associazione, magari proponendo anche una riforma elettiva per riscrivere il sistema elettorale e superare un modello da tempo contestato perché ritenuto poco rappresentativo della base arbitrale. Dovrà poi separare ulteriormente la parte tecnica da quella politica (l’inserimento della figura del Direttore tecnico va proprio in quella direzione). Infine, c’è il capitolo più delicato: il riordino dell’intero sistema arbitrale. E qui entra in scena la FIGC.Il punto non negoziabile per il mondo arbitrale è l’autonomia. A questa si aggiunge un aumento delle risorse, la professionalità e il giusto implemento di strumenti adatti alla crescita del movimento. La riforma Gravina non è stata considerata all’altezza delle richieste dell’AIA ed è stata definitivamente accantonata. L’ex numero uno della Federazione voleva inserire un modello che seguisse la PGMOL inglese: una società di diritto privato partecipata al 100% dalla FIGC, autonoma dall’AIA, incaricata di gestire gli arbitri di Serie A e B. La nuova struttura avrebbe avuto un proprio consiglio d’amministrazione indipendente, un budget dedicato, arbitri professionisti con contratti a tempo determinato, stipendio fisso e diritti d’immagine, mentre il designatore sarebbe stato scelto in base a criteri tecnici e non più attraverso le dinamiche associative dell’AIA.È bene sottolineare come gli arbitri non contestassero il professionismo in sé, ma il modello di governance. Infatti, ritenevano inaccettabile perdere la propria autonomia tecnica e associativa, denunciando il rischio che i fischietti finissero sotto il controllo diretto della federazione e, indirettamente, delle leghe. Adesso tocca a Malagò, insieme al futuro presidente dell’AIA, studiare una riforma capace di preservare l’autonomia dell’Associazione e, allo stesso tempo, dotare gli arbitri di strumenti e risorse che ne favoriscano la crescita professionale. Per il più classico compromesso politico.Developed by 3x1010