Intorno a quella tavola imbandita nascevano progetti, bozze e idee del ‘poeta’ tra giochi di parole, battute, racconti e bicchieri di vino. Domenico, titolare della ‘Caciosteria’ in via Ponte della Venturina, frazione di Pavana, rifugio gastronomico preferito dal 2008 di Francesco Guccini racconta a LaPresse la parte più autentica del cantautore morto oggi all’età di 86 anni. “Abbiamo avuto la fortuna di prendere la parte più bella di Francesco, quella forse meno conosciuta dai fans. Era un vero amico, che ci ha fatto crescere per i tanti anni in cui ci ha frequentato. Davanti a quelle tavolate sono nate tantissime cose, da noi veniva quando aveva da scrivere qualcosa, si presentava con gli editor e i discografici. Ed io ero lì, che sentivo tutte le genesi delle ‘cose’ che sarebbero nate dopo, dalle canzoni ai libri. Vedevo i progetti che nascevano e ho capito come nasce un progetto importante”, è il ricordo di Domenico.“La cosa che mi colpiva di lui era la sua grande curiosità su qualsiasi cosa. Veniva fuori una parola e da quella ci si girava attorno, e se ne parlava anche il giorno dopo. Era un continuo alzare l’asticella culturale, anche nostra. Lui ci ha messo alla prova. Era una persona che stimolava per una tua crescita. Ci ha fatto crescere culturalmente. – sottolinea – Quella della mia generazione ha vissuto la propria vita con tante delle parole create da lui. Sono le parole della nostra vita”.Nessuna foto ma tanti ricordiAlla ‘Caciosteria’ non c’è una foto di Guccini, un suo scritto o una sua immagine. “Francesco ci ha sempre voluto bene perché non abbiamo mai sfruttato il suo nome. C’è solo qualche autoritratto che lui insieme ad altri si sono fatti su un foglio di carta gialla. Chi viene qui respira l’aria di Francesco, lui ci ha lasciato così tanto che non c’è bisogno di foto”.Da quando ha iniziato a frequentare il ristorante non l’ha più lasciato. “Ha sempre amato Pavana e ha sempre amato qualsiasi persona che avesse avuto il coraggio di investire in un posto che sembrava in decadenza. In realtà Pavana è un territorio particolare, ci si domanda ‘che ci sono venuto a fare?’ ma poi andare via da qui e lasciarlo diventa difficile”.Nei primi tempi alla ‘Caciosteria’ veniva 4 volte a settimana, a volte anche tutti i giorni, pranzo e cena, durante le registrazioni.“Il suo piatto preferito? Ne ha inventato uno, l’abbiamo chiamato ‘Il raviolo del cantautore’. Ingredienti: ravioli di burrata, parmigiano stravecchio e pezzetti di prosciutto toscano. Non è nel menu. È un piatto che facciamo ogni tanto ma qui lo conoscono tutti”.Gli ultimi incontriPer Domenico e la sua famiglia la morte di Francesco “lascerà un grande vuoto. Perché non ho perso un personaggio che ho adorato da ragazzo con la sua musica ma ho perso un amico. Eravamo di famiglia, non eravamo all’oscuro della sua malattia. E’ venuto al ristorante un mese fa. Poi sono andato trovarlo a casa e gli ho portato qualcosa da mangiare ma l’appetito non c’era più. L’ultima volta mi disse ‘Mimmo, sono un vecchio malconcio’, e io gli risposi ‘la vita non si sa mai. C’è chi scoppia di salute e poi il giorno dopo non c’è più’. Ma si vedeva che si stava spegnendo come una candela. Lui qui da noi si sentiva a casa. Era per noi una seconda famiglia”.Questo articolo Francesco Guccini e la ‘Caciosteria’, il rifugio gastronomico dove nascevano i suoi progetti proviene da LaPresse