«Anche stavolta, come sempre, dovevi battermi sul tempo. Non posso, non devo mai pensarti lontano, ma sempre qui come alle Dame, al Tenco o da Vito, burbero, dilagante, geniale, eterno amico mio: comincia a versare vino. Non fare che ti raggiunga con il bicchiere vuoto». È affidato a questo brindisi malinconico e fraterno, apparso sui social insieme a un video di scatti in bianco e nero e a colori che riavvolgono cinquant’anni di amicizia vissuta, il cordoglio con cui Roberto Vecchioni ha voluto dare il suo ultimo saluto a Francesco Guccini. Addio che porta con sé il ricordo delle notti infinite passate a cantare fino alle prime luci del giorno, tra risate e bicchieri di rosso. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Roberto Vecchioni (@vecchioniofficial)«Sapeva sempre da che parte stare»Nel ricordarlo in queste ore, Vecchioni ha dipinto un ritratto commosso ed estremamente umano del Maestrone di Pavana, la cui scomparsa lascia «un vuoto incolmabile» nel panorama culturale del Paese. A renderlo unico, spiega Vecchioni, erano soprattutto la sua «sensibilità nello scoprire e la voglia di non essere mai neutrale. Sapeva sempre da che parte stare». Una bussola etica ed esistenziale che non si è mai spenta nel corso delle decadi. Tra le tante memorie condivise, la mente torna inevitabilmente a uno degli ultimi capitoli del loro percorso artistico comune, quel duetto del 2018 sulle note di «Ti insegnerò a volare» (il brano ispirato alla storia di Alex Zanardi e racchiuso nell’album «L’Infinito»). «Guccini aveva una particolarità, era un ricercatore di scintille. Non si è mai fermato, non si è mai appoggiato alla verità perché la verità non è sicura, come cantava nella “Canzone della bambina portoghese”», racconta il professore. «Era pieno di difetti, ma dolcissimo»E al di là dei palcoscenici e dell’eredità musicale, dal racconto di Vecchioni affiora l’uomo con tutte le sue autentiche sfaccettature quotidiane. «Era una persona meravigliosa, ma era anche pieno di difetti. Un po’ egoista, voleva parlare sempre lui e stare al centro dell’attenzione, ma era anche dolcissimo. Francesco senza amici non viveva», ricorda. «Avevamo questa mania di stare insieme, di coccolarci, di cantare, di non perderci mai. Un’epoca bellissima gli anni Settanta», chiosa. L’impegno politico: «Era un socialista»Inevitabilmente, il ricordo sfiora poi l’impegno civile e politico che ha attraversato la produzione di Guccini, sgombrando il campo da scorciatoie ideologiche e semplificazioni di comodo. «Qualcuno ha definito Guccini “anarchico” ma non è la parola più appropriata. No, lui era socialista», ci tiene a precisare Vecchioni. «Cantava la rivalsa della miseria contro la ricchezza. “La locomotiva” è un pezzo unico così come “L’avvelenata”, scritta perché non ne poteva più di alcuni giornalisti di estrema sinistra che gli davano del borghese. Lui era se stesso e basta, non voleva essere confuso nelle masse», conclude. L'articolo «Inizia a versare il vino, amico mio»: l’addio commosso di Vecchioni a Guccini dopo 50 anni di amicizia proviene da Open.