Libia, la nomina del governatore della Banca centrale riapre la contesa sul controllo dei proventi petroliferi

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La Camera dei rappresentanti libica, il Parlamento insediato nell’Est del Paese, ha approvato la nomina di Fawzi Abu Khazam alla guida della Banca centrale, accettando contemporaneamente le dimissioni del governatore Naji Issa. La decisione, sostenuta da 78 dei 90 deputati presenti, riporta al centro della crisi libica il controllo delle risorse finanziarie alimentate dalle esportazioni petrolifere. In un Paese diviso fra autorità rivali e apparati armati concorrenti, la gestione della Banca centrale rappresenta infatti uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali si esercita il potere.La nomina non costituisce soltanto un avvicendamento amministrativo. La Banca centrale svolge un ruolo essenziale nella gestione delle riserve valutarie, dei pagamenti e dei flussi finanziari dello Stato. Il suo funzionamento condiziona la capacità delle istituzioni di sostenere la spesa pubblica, garantire i servizi e mantenere gli equilibri economici fra le diverse aree del Paese.La questione principale riguarda la legittimità della decisione.L’Alto Consiglio di Stato di Tripoli non si era ancora pronunciato sulla sostituzione del governatore. La precedente nomina di Naji Issa, avvenuta nel 2024, era stata concordata fra i due organismi proprio per superare una controversia sul controllo della Banca centrale.L’eventuale venir meno di quell’intesa rischia quindi di riaprire una disputa istituzionale che aveva già dimostrato di poter compromettere il funzionamento finanziario dello Stato.La Banca centrale non coincide con il governo e non determina autonomamente l’intero processo di approvazione della spesa pubblica. Tuttavia, la sua posizione nella gestione delle disponibilità in valuta e dei pagamenti le conferisce una capacità significativa di influenzare l’attività delle amministrazioni.In un’economia fortemente dipendente dagli introiti petroliferi, il controllo dei flussi finanziari assume anche un valore politico.Disporre di risorse significa poter sostenere apparati amministrativi, finanziare servizi, garantire stipendi e mantenere rapporti con gruppi che esercitano un’influenza sul territorio.Per questo la contesa sulla guida dell’istituto non può essere separata dalla più ampia competizione fra i centri di potere libici.Le circostanze che hanno accompagnato il passaggio di consegne hanno inoltre sollevato interrogativi sull’autonomia dell’istituzione.Secondo quanto riferito, la Banca centrale avrebbe inizialmente denunciato un ingresso forzato nella propria sede, chiamando in causa soprattutto il ministero della Difesa. La dichiarazione sarebbe stata successivamente cancellata e sostituita da una ricostruzione che descriveva un passaggio di consegne cordiale, alla presenza di rappresentanti dei due organismi politici.Le informazioni disponibili non consentono di stabilire con certezza la dinamica dell’episodio né di attribuire responsabilità specifiche.La contraddizione fra le due comunicazioni rimane tuttavia significativa.Un’istituzione incaricata di amministrare risorse finanziarie fondamentali dovrebbe poter operare e comunicare senza lasciare dubbi sull’indipendenza delle proprie decisioni.La continuità delle attività bancarie rappresenta una condizione necessaria per la stabilità economica, ma non costituisce di per sé una garanzia dell’autonomia dell’istituto dalle pressioni politiche o militari.Un ulteriore elemento riguarda l’incontro fra Abu Khazam e il capo del governo di Tripoli, Abdelhamid Dbeibah.Il colloquio segnala l’esistenza di un canale di comunicazione fra il nuovo governatore e le autorità dell’Ovest, nonostante la nomina sia stata approvata dal Parlamento orientale.Sarebbe però prematuro interpretare questo contatto come la prova di una riconciliazione istituzionale.La disponibilità al dialogo può riflettere anche la necessità condivisa di evitare un’interruzione dei pagamenti e una nuova crisi finanziaria.In Libia, la cooperazione su singole questioni amministrative può svilupparsi anche in assenza di un accordo politico complessivo.La scelta di riunire la Camera dei rappresentanti a Sebha, nel Sud del Paese, aggiunge alla vicenda una dimensione territoriale.Lo svolgimento della seduta lontano dalla Cirenaica permette al Parlamento orientale di presentarsi come un’istituzione capace di esercitare una funzione nazionale.Il messaggio politico è rivolto sia alle comunità meridionali sia alle autorità rivali dell’Ovest: la rivendicazione di legittimità parlamentare non intende rimanere circoscritta alla parte orientale del territorio.La presenza a Sebha non dimostra tuttavia, da sola, una maggiore partecipazione delle comunità del Sud alle decisioni economiche.Perché questa proiezione nazionale assuma un significato concreto, occorrerebbe verificare come le risorse pubbliche vengano distribuite e quali possibilità di controllo siano riconosciute ai diversi territori.La questione finanziaria rimane strettamente collegata alla stabilità del dinaro libico.Le dichiarazioni sulla necessità di preservare il valore della moneta, rafforzare la disciplina della spesa e sviluppare i pagamenti elettronici affrontano problemi economici reali.Tuttavia, gli strumenti monetari e bancari non possono sostituire un accordo politico sulla gestione delle entrate e sul controllo delle uscite.Quando autorità concorrenti assumono impegni finanziari senza un coordinamento credibile, la Banca centrale può trovarsi a gestire squilibri che superano le proprie competenze.La pressione sulle riserve valutarie può riflettersi sul tasso di cambio e, attraverso l’aumento del costo delle importazioni, sul potere d’acquisto della popolazione.In un Paese che dipende in misura significativa dai beni acquistati all’estero, la stabilità monetaria assume un’importanza diretta per le condizioni di vita delle famiglie.La frammentazione istituzionale può così produrre un doppio costo economico: servizi pubblici insufficienti e perdita di valore reale dei redditi.Anche l’introduzione di strumenti di pagamento elettronico, pur potendo migliorare l’efficienza e la tracciabilità delle operazioni, non risolve automaticamente i problemi di governance.La modernizzazione tecnica del sistema bancario può contribuire alla trasparenza, ma richiede regole condivise e autorità capaci di applicarle.Il futuro della Banca centrale dipenderà quindi dalla possibilità di costruire un’intesa sufficientemente stabile fra i principali interlocutori politici.Un primo possibile sviluppo riguarda il riconoscimento operativo del nuovo governatore e la definizione di accordi sulla continuità dei pagamenti, sulla tutela delle riserve e sulla trasparenza della spesa.Una simile soluzione non comporterebbe necessariamente il superamento della divisione politica libica, ma potrebbe limitare il rischio di una nuova paralisi finanziaria.La seconda possibilità è che la nomina rimanga contestata e che le decisioni della Banca centrale vengano interpretate dalle diverse fazioni come strumenti per favorire interessi particolari.In questo caso, anche le attività ordinarie dell’istituto potrebbero diventare oggetto di pressioni e controversie.La competizione per il controllo delle risorse finanziarie rischierebbe così di aggravare ulteriormente la frammentazione dello Stato.In questo quadro assume rilievo anche la preparazione di un’esercitazione navale congiunta fra ufficiali appartenenti alle strutture militari dell’Est e dell’Ovest.L’iniziativa rappresenta un possibile terreno di cooperazione in un settore strategico per la Libia.Il controllo delle acque territoriali, la sicurezza della navigazione e il contrasto ai traffici illeciti sono attività importanti per un Paese la cui economia dipende dalle esportazioni energetiche e dai collegamenti marittimi.La collaborazione fra ufficiali provenienti da apparati differenti può contribuire a migliorare le comunicazioni, ridurre il rischio di incidenti e favorire procedure operative condivise.Non sarebbe tuttavia corretto considerare un’esercitazione come la prova di un’unificazione delle forze armate.La costruzione di un comando militare comune richiede autorità riconosciute, una catena di responsabilità definita e regole condivise sull’impiego delle unità.Richiede inoltre una base finanziaria stabile.Stipendi, addestramento, manutenzione, carburante e ammodernamento delle attrezzature devono essere sostenuti attraverso risorse pubbliche gestite secondo criteri concordati.Il collegamento fra cooperazione militare e Banca centrale diventa quindi evidente.La ricostruzione di apparati di sicurezza nazionali necessita di finanziamenti prevedibili, mentre la gestione delle risorse pubbliche deve essere protetta dalle pressioni esercitate dai gruppi armati.Senza queste condizioni, le iniziative di collaborazione possono rimanere circoscritte a singole attività, senza trasformarsi in un processo duraturo di integrazione istituzionale.La questione interessa direttamente anche l’Italia e gli altri interlocutori internazionali della Libia.La sicurezza energetica, la stabilità dei collegamenti marittimi e la continuità delle esportazioni petrolifere dipendono anche dalla credibilità delle istituzioni che amministrano le entrate nazionali.Un’intesa limitata alla distribuzione delle risorse fra i principali gruppi di potere potrebbe contribuire a evitare una crisi immediata, ma non garantirebbe necessariamente una gestione trasparente e sostenibile nel lungo periodo.La stabilizzazione richiede invece istituzioni capaci di operare secondo regole riconosciute, sottraendo progressivamente la gestione finanziaria alla competizione fra apparati politici e militari.La nomina di Fawzi Abu Khazam rappresenta dunque un nuovo passaggio nella contesa per il controllo dello Stato libico.La sua rilevanza non dipenderà soltanto dalla capacità del nuovo governatore di mantenere il funzionamento della Banca centrale, ma soprattutto dalla possibilità di costruire rapporti prevedibili fra entrate petrolifere, spesa pubblica e autorità politiche.Finché il controllo delle risorse comuni continuerà a essere percepito come una conquista di parte, ogni cambiamento ai vertici delle istituzioni finanziarie rischierà di riaprire la competizione fra i centri di potere.Per la Libia, la questione decisiva rimane quindi trasformare il denaro del petrolio da strumento di confronto politico in una risorsa amministrata attraverso istituzioni riconosciute e responsabili.Senza questo passaggio, anche gli accordi militari e diplomatici più promettenti rischiano di rimanere fragili, perché la divisione del potere continuerà a riflettersi sulla gestione della ricchezza nazionale.