Tutti i giorni, riceviamo tantissimi messaggi; alcuni fanno molto piacere, altri meno, altri ancora possono essere dei grattacapo. La maggior parte, tuttavia, lasciano il tempo che trovano; invece, alcune settimane fa, ne ricevetti uno, da un mio caro amico, Roberto, che mi ha indotto a una profonda riflessione, portandomi a scrivere queste righe che desidero condividere con voi, miei lettori. Il messaggio conteneva una fotografia ritraente un uomo con una protesi transtibiale alla gamba sinistra, mentre sta abbracciando una croce cristiana, ubicata sulla vetta di un monte. La foto era corredata da parole intrise di fede e di gratitudine: “Oggi sono passati 365 giorni dal 24 settembre 2025. Profondamente grato di essere vivo… e davvero speranzoso per il presente e il futuro! Grazie a tutti, Grazie Dio… grazie a tutti voi!”.Considerate la corporatura del protagonista, ritratto da dietro; la protesi che Roberto porta all’arto inferiore a causa di un incidente stradale, avvenuto nell’autunno dello scorso anno; e le parole scritte potevano essere benissimo attribuite alla sua sensibilità, ero certa che la persona della foto fosse proprio lui, ma, in realtà, non era così!!!Prima di svelare l’arcano, devo riavvolgere il nastro di una trentina d’anni.Nel 1998, dopo aver conseguito la seconda laurea, mi iscrissi al corso di perfezionamento “Tecnologie didattiche per la disabilità”, istituito dall’Università Cattolica presso la Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano; la classe era formata da una ventina di neo laureati, per lo più ragazze, a parte tre giovani uomini, uno dei quali era appunto Roberto. Nel giro di poco tempo, mi accorsi che nonostante che fosse di bell’aspetto e uno dei pochissimi uomini in mezzo a un gruppo di giovani donne, non assumeva mai atteggiamenti “da piacione ”, comportandosi in modo gentile e affabile con tutte. Terminato il corso, come accade di solito in queste circostanze, ognuno ha ripreso la propria vita, e ci siamo persi di vista.Trascorsi una quindicina d’anni, un giorno, Roberto mi chiamò sul cellulare, non avendo il suo numero in rubrica, non lo riconobbi subito, anzi, nonostante la mia usuale memoria di ferro, mi ci vollero alcune telefonate da parte sua per ricordarmi chi fosse. Una volta messo a fuoco e scusandomi con lui di questa mia defaillance, Roberto mi raccontò di un suo importante progetto. Da qualche tempo si era trasferito da Milano, sua città di origine, sulle prime colline del Ponente ligure tra il mare e i monti; e lavorava part – time come educatore professionale in un centro di riabilitazione per persone con disabilità. Dedicava tutto il resto del tempo al suo sogno: trasformare la sua proprietà, un grande podere collinare ad indirizzo principalmente olivicolo, in un’azienda agricola con annessa una struttura ricettiva funzionale all’inserimento lavorativo di giovani con disabilità o socialmente svantaggiate. Questo suo racconto mi emozionò molto, in quanto anch’io, a quel tempo, avevo un desiderio simile, ma per me impossibile: trasformare la casa di famiglia, munita di un ampio spazio verde intorno, in un centro di riabilitazione per persone con disabilità. Sono sincera, lo ammetto, nonostante la mia motivazione nel perseguire la mia aspirazione fosse molto forte, percepivo che Roberto era motivato molto di più. Qual era la differenza? Se vogliamo semplice, ma sostanziale. Io ero stimolata dalla convinzione personale, secondo la quale, una persona, come me, che ha provato sulla sua pelle certe problematiche riesce a capire meglio chi si trova in una situazione analoga, e quindi, essere di maggiore aiuto; invece, il mio amico era “guidato” da un forte sentimento di fede interiore, che avevo riscontrato in poche altre persone. Per quanto la fede risulti inequivocabilmente un dono, ritengo che sia molto più facile e, scusate, forse anche molto più comodo, credere “quando va tutto bene”; è invece quando la vita ti mette di fronte alle cosiddette “prove” che ti sorgono dubbi, con il tempo sempre più grandi. Queste grandi incertezze inducono alle fatidiche cruciali domande del “Perchè?” del “Perché proprio a me?”, a cui nessuno è in grado di dare una risposta. E ti allontani da ogni credo.Lo scorso marzo ricevetti una telefonata da parte di Roberto; sul momento, pensavo a una consueta chiacchierata tra amici; invece lui mi raccontò di aver avuto, da poco, un bruttissimo incidente in moto, a causa del quale aveva perso l’arto inferiore sinistro; in quel momento, si trovava ricoverato in ospedale, era in sedia a rotelle, in attesa di mettere una protesi transtibiale. La notizia mi scioccò, rimasi senza parole……… il mio amico era passato al di qua della barricata!!! Da persona che, fin da molto giovane si era prodigata per chi ha una disabilità, si trovava lui stesso a essere disabile. Durante la conversazione, di Roberto ciò che colpì di più fu la serenità con cui mi raccontò l’accaduto; sono certa che gli è stata di grande supporto la sua fede, davvero invidiabile, lo dico logicamente in senso buono. Mi accorsi che il suo credo, dopo l’accaduto, non era venuto meno, anzi, oserei dire, che si era rafforzato maggiormente.Ciò mi è sembrato, e tutt’ora mi sembra, paradossale, perché, a parte la mia fede molto fievole per la mia condizione personale, nel mio peregrinare per i centri di riabilitazione di tutto il mondo ho conosciuto tanti giovani incidentati disperati e in preda all’angoscia perché la loro vita non sarebbe stata più la stessa. La maggior parte di queste persone sono tormentate dal confronto tra un prima e un dopo; prova a parlare loro della fede, del Signore…………Ritornando alla misteriosa fotografia, giorni fa, ho chiamato Roberto, incuriosita di sapere se fosse lui o meno, il protagonista della foto; senza troppi giri di parole, mi rispose che sia il giovane fotografato, sia la provenienza della fotografia, gli erano completamente sconosciuti, ma era rimasto fortemente colpito e commosso, al punto tale che si è identificato non tanto con l’uomo ritratto, quanto con la Luminosità del gesto. Roberto, in modo alquanto incisivo, mi ha confidato questo suo pensiero: “Un gesto di totale affidamento e ringraziamento a Colui che definisco L’AMORE INFINITO… Colui realmente in grado di rendere nuove tutte le cose, a iniziare dai nostri cuori“.