SEUL — Il cacciatorpediniere Chungmugong Yi Sun-sin, 4.400 tonnellate e circa 300 militari a bordo, era salpato da Busan il 2 ottobre per dare la caccia ai pirati al largo della Somalia. Giovedì il ministero della Difesa sudcoreano ha confermato che quella nave, e l’unità Cheonghae che la impiega, si spingeranno molto più a nord: fino alle acque dell’Oman, vicine allo Stretto di Hormuz, dove da otto mesi si combatte la guerra tra Stati Uniti e Iran.Il governo chiederà all’Assemblea nazionale di prorogare il mandato dell’unità, in scadenza a fine anno, e di estenderne il raggio fino alle acque davanti al porto omanita di Duqm, a circa 650 chilometri da Hormuz, ha detto a Reuters il portavoce della Difesa. La mozione arriverà in Parlamento la prossima settimana, dopo il via libera del Consiglio dei ministri. Il raggio operativo raddoppia, da 600 a 1.200 miglia nautiche, e l’organico sale da 320 a 395 uomini.Il dispositivo comprende il cacciatorpediniere, un aereo da pattugliamento marittimo, una squadra per la bonifica degli ordigni, droni di superficie e veicoli subacquei senza pilota per l’esplorazione dei fondali. Dei 75 militari in più, 45 andranno al pattugliamento aereo e 30 agli artificieri. Il nuovo mandato varrà fino al 31 dicembre 2027.«Il rafforzamento della missione dell’unità Cheonghae serve a proteggere i nostri cittadini e a salvaguardare i nostri interessi economici», ha detto un funzionario della Difesa. La missione resta non combattente e sotto comando sudcoreano, separato dalle forze alleate. «Le operazioni resteranno limitate alle acque aperte a sud dell’Oman, e all’aereo da pattugliamento sarà vietato puntare o sorvegliare il territorio iraniano, le acque territoriali o l’interno dello Stretto di Hormuz». E ancora: «Non parteciperemo né interverremo nella guerra in nessuna circostanza».Il ministero ammette però che artificieri e mezzi antimine serviranno a maturare esperienza per un futuro sgombero delle mine a Hormuz. «Non l’abbiamo escluso e ne abbiamo tenuto conto nella pianificazione, ma non è l’obiettivo principale», ha detto il funzionario. Ogni operazione dentro lo stretto richiederà un’autorizzazione parlamentare separata. La motivazione ufficiale resta la pirateria: i casi sono saliti da 11 nel 2025 a 36 quest’anno, anche perché le marine multinazionali si sono spostate verso Hormuz e il Mar Rosso.La pressione di TrumpLa decisione arriva dopo mesi di pressioni da Washington. In agosto Donald Trump aveva raccontato di aver chiamato il presidente sudcoreano Lee Jae Myung: «Gli ho detto: vuoi darci una mano? Abbiamo 39.000 soldati lì a proteggervi da Kim Jong-un, e voi non ci aiutate in un’operazione militare molto facile in Iran? È strano». Domenica Trump ha annunciato il ridimensionamento delle grandi esercitazioni congiunte, citando i costi, il rifiuto di Seul di partecipare alla guerra e la volontà di non irritare Kim.Lee aveva fissato il perimetro già a settembre: «Non ci sarà alcun dispiegamento che ci coinvolga o ci faccia entrare in guerra, ma dobbiamo fare il minimo che fanno gli altri per proteggere il nostro naviglio commerciale e i carichi di greggio». Il consigliere per la sicurezza nazionale Wi Sung-lac ha citato il precedente di Regno Unito, Francia e Giappone. Con una nave ferma a 650 chilometri dallo stretto, Seul consegna a Trump un contributo da esibire senza toccare le acque che Teheran rivendica.L’opposizione non ci sta. Kim Joon-hyung, capogruppo del piccolo partito Rebuilding Korea, mercoledì in Assemblea: «Estendere l’area operativa della Cheonghae equivale a un invio di truppe. Non è una soluzione astuta, è un aggiramento ingannevole». Ha avvertito del rischio di rappresaglie iraniane. Per il Partito Democratico, al governo, ha risposto il portavoce Jeon Eun-su: «L’area operativa dell’unità non arriva nemmeno allo Stretto di Hormuz».Teheran aveva già messo in guardia Seul contro un dispiegamento del genere, quando il governo aveva detto di valutare un contributo alla sicurezza della via d’acqua, riferisce l’Afp. Mercoledì l’Iran ha affermato che almeno quattro petroliere hanno preso fuoco dopo aver urtato mine nello stretto e i Guardiani della rivoluzione dicono di aver abbattuto un drone. Dal 28 febbraio, inizio della guerra, Teheran rivendica il controllo di Hormuz, da cui passa normalmente circa un quinto del petrolio mondiale, e colpisce le navi che transitano senza sua autorizzazione. Martedì gli Stati Uniti hanno colpito l’isola iraniana di Qeshm.Giovedì mattina il Brent era scambiato a 93,63 dollari al barile. Mercoledì aveva perso l’8%, tornando sotto quota 100 per la prima volta da inizio ottobre, mentre mediatori qatarini lavorano a una bozza d’intesa in cui l’Iran chiede la fine del blocco navale americano e lo sblocco dei fondi congelati prima di riaprire lo stretto.