Lens-Como, l’1-9 non basta! Il DS Ludi avverte l’Inter: “Fabregas ha le idee chiare…”

Wait 5 sec.

Una vittoria destinata a entrare nella storia della Champions League. Il Como di Cesc Fabregas ha travolto il Lens per 9-1 allo Stade Bollaert-Delelis, firmando uno dei risultati più clamorosi mai registrati nella massima competizione europea. Protagonista della serata Tasos Douvikas, autore di una tripletta, in una partita alla quale hanno contribuito anche Nico Paz, Da Cunha, Kempf, Liberali, Baturina e il giovane Papaccioli.Un risultato che ha eguagliato il più ampio margine di vittoria nella storia della Champions League. E che ha confermato la straordinaria crescita di un club che, nell’arco di pochi anni, è passato dalle categorie inferiori al palcoscenico europeo.All’indomani dell’impresa, il direttore sportivo dei lariani, Carlalberto Ludi, è intervenuto ai microfoni di Radio Radio Lo Sport per raccontare il momento della squadra e le ambizioni della società.Nell’intervista, il dirigente comasco ha parlato della possibilità di lottare per lo Scudetto, del futuro di Nico Paz e della clausola di riacquisto del Real Madrid, delle condizioni di Moise Kean e del metodo di scouting che ha portato all’acquisto di Douvikas. Spazio anche a un giudizio particolarmente significativo su Fabregas, definito “l’allenatore più forte d’Europa”, e al racconto di come lo spagnolo sia arrivato al Como.Lens-Como, l’intervista integrale al DS Carlalberto Ludi: “Scudetto? Qualcosa di inassociabile al nostro nome”Come avete vissuto la storica vittoria per 9-1 contro il Lens?«La viviamo con la solita serenità. Sappiamo di aver scritto una pagina importante della storia del calcio internazionale, ed è paradossale che questo fatto sia associato al Como, una società che ha cominciato questo progetto soltanto sette anni fa. Allo stesso tempo, però, siamo un’organizzazione molto concentrata sul lavoro, sulla crescita quotidiana e sul prossimo obiettivo. Oggi stiamo già pensando all’Inter. Sarà triste o professionale, dipende dalle prospettive, ma noi abbiamo veramente già voltato la pagina di ieri e siamo concentrati sulla prossima partita».Dopo questi risultati, il Como può davvero pensare allo Scudetto?«Questa è una domanda che, visto che siamo stati abituati a sorprendere gli addetti ai lavori e non solo, mi viene posta già dall’inizio della stagione. Questo ci deve far riflettere: significa che stiamo facendo molto bene e che nessuno ci pone limiti. La verità è che noi siamo concentrati sul quotidiano. La sfida di quest’anno non è tanto vincere lo Scudetto, quanto riuscire a rimanere competitivi ogni tre giorni. È qualcosa che ci siamo chiesti fin dall’inizio ed è uno step di maturità che dobbiamo ancora consolidare. La parola Scudetto è qualcosa di inassociabile al Como in questo momento, ma ci godiamo la crescita, il lavoro e speriamo di continuare in questa direzione».Come avete individuato Douvikas al Celta Vigo? Quanto hanno contato algoritmi e scouting nella scelta?«La risposta dovrebbe partire dal processo di recruitment che abbiamo costruito internamente, che va dall’algoritmo alla nostra sensibilità tecnica, fino al feedback di Fabregas. Secondo noi i dati devono supportare le scelte strategiche, che devono andare nella direzione del calcio che vogliamo giocare, in questo caso nella direzione di Cesc. Guardiamo le prestazioni, siamo attenti ai numeri, ma Tasos Douvikas, al netto delle stagioni tra alti e bassi al Celta Vigo, era un giocatore che faceva prestazione e aveva determinate caratteristiche. Lo abbiamo visto perfetto per il nostro contesto. Cerchiamo di immaginare il giocatore nella nostra realtà, innanzitutto nel nostro ambiente e nei nostri valori, poi nel nostro metodo tecnico-tattico e nelle sue possibilità di crescita.Tasos è un esempio perfetto, perché a volte alcuni giocatori nel panorama europeo sono sottostimati o non particolarmente apprezzati, ma trovano l’ambiente e le persone giuste che riescono a valorizzarli. A quel punto raggiungono il successo che meritano. Tasos è un ragazzo che merita tutta la vetrina e il successo che sta avendo in questo periodo».Quali saranno i prossimi investimenti del Como? Pensate di migliorare ulteriormente la squadra?«Il progetto Como guarda sempre alla crescita. È normale che dal punto di vista tecnico, in questo momento, siamo molto soddisfatti. Faccio fatica a immaginare come il Como possa migliorare questa squadra, lo dico onestamente. Ci stiamo riflettendo, ma siamo contenti del gruppo a disposizione. Un progetto, però, non si sviluppa soltanto sul campo: si sviluppa anche fuori. Abbiamo il tema delle infrastrutture, che possiamo migliorare sia per la prima squadra sia per il settore giovanile. C’è poi il tema dello stadio, di cui ha parlato recentemente il presidente, legato anche alla valorizzazione del modello di business e alla struttura organizzativa del club. Penso che i prossimi investimenti debbano essere fatti prevalentemente in questi settori, salvaguardando naturalmente la competitività e la qualità della squadra».Come è arrivato al Como e quanto può aiutare, in vista dell’Inter, l’entusiasmo per il 9-1 in Champions?«Parlo brevemente di me, perché non sono molto autoreferenziale. Ho provato a fare il calciatore e ho giocato dieci anni a Novara, arrivando fino alla Serie A. Ho cominciato a fare il direttore sportivo lì, fino a dimettermi in seguito a un conflitto con il presidente. Ero un giovane direttore con due anni di esperienza. Poi ho avuto una buona intuizione, almeno alla luce di quello che è successo. La proprietà indonesiana mi ha mandato una mail chiedendomi un colloquio e otto anni fa siamo partiti nella costruzione di un progetto che allora era indefinibile, mentre oggi mi sembra sia chiaro a tutti. Cercavano un direttore sportivo giovane che sapesse l’inglese e avesse alcune competenze specifiche. Sono stato fortunato che ci sia stato un buon incontro tra le nostre esigenze.Per quanto riguarda il momento emotivo, siamo una squadra giovane, anzi un ambiente giovane, e come tutti gli ambienti giovani dobbiamo sfruttare l’entusiasmo. Per noi è benzina, fuoco, energia. Speriamo di andare a Milano con l’umiltà che ci contraddistingue, ma anche con la consapevolezza che il risultato di ieri sera deve darci: quella di una squadra matura e forte, che su qualsiasi campo vuole giocare la propria partita. Contro queste squadre il risultato è sempre imprevedibile, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle l’anno scorso. Crediamo però di aver fatto un ulteriore passo avanti grazie al lavoro di Cesc e dei giocatori e di poter combattere dignitosamente».Qual è la situazione di Moise Kean? Quando potrà tornare a disposizione?«Moise è stato un acquisto voluto da tutti, dal presidente fino a Cesc, passando naturalmente per il management, me compreso. Lo abbiamo voluto per le sue capacità tecnico-tattiche, pur essendo consapevoli di qualche interrogativo dal punto di vista fisico. La gestione stava andando molto bene, purtroppo le due partite con la Nazionale hanno complicato un piccolo problema sul quale non vogliamo prenderci nessun rischio. Stiamo ultimando il percorso di recupero e ci auguriamo che entro fine novembre possa tornare a disposizione. Sarebbe di fatto un giocatore nuovo, che abbiamo visto soltanto in piccole parentesi di questa stagione, ma che siamo sicuri rappresenterà un valore aggiunto per il Como nei prossimi quattro anni».Nico Paz è completamente del Como oppure il Real Madrid può ancora esercitare una clausola di riacquisto?«Mi metto nei panni dei tifosi del Como, perché ogni novembre e ogni marzo, non so se per speculazione giornalistica o per altri motivi, viene sempre fuori che il Real Madrid si riporta a casa tutti i giocatori. Quest’anno si parla di Jacobo Ramón e, nelle prossime due stagioni, di Nico Paz.La verità è che abbiamo fatto una buona trattativa la scorsa estate. Nico Paz è un giocatore del Como al 100%. Il Real Madrid si è tenuto un diritto di riacquisto entro una determinata data, all’interno della sessione di mercato, come è normale che sia. Sarebbe comunque una vendita che valorizzerebbe il nostro lavoro e sarebbe importante anche per il club. Capiremo come gestire la situazione durante la stagione, come abbiamo sempre fatto in questi anni, anche grazie ai rapporti fantastici che abbiamo con il Madrid. Per il momento dobbiamo goderci il giocatore, perché è realmente un fuoriclasse incredibile».Fabregas segue anche il settore giovanile? Il suo modello di gioco viene applicato a tutta l’accademia?«Abbiamo messo al centro un impianto metodologico e soprattutto Cesc, perché crediamo nel suo modello di gioco. Vogliamo che questo modello diventi profondo e riconoscibile in tutta la filiera dell’accademia. È normale che sia lui a guidarci. Dopodiché ha un’agenda estremamente densa ed è impossibile chiedergli di seguire direttamente gli allenamenti della Primavera o del settore giovanile. Sicuramente, però, si informa quotidianamente sull’andamento dei singoli giocatori, ancora più che sulle squadre».Ricorda il 20 settembre 2011, quando con il Novara affrontò l’Inter di Gasperini?«Il 20 settembre 2011? Non ho una memoria storica molto lunga, anche perché mi piace guardare avanti. Probabilmente ero in Serie A con il Novara».Quella vittoria del Novara per 3-1 portò all’esonero di Gasperini dall’Inter. Che cosa mancò, secondo lei, in quell’esperienza? E quanto conta l’ambiente per un allenatore?«È un tema molto importante. Non mi piace parlare dell’Inter di Gasperini, anche se ho vissuto indirettamente quella partita e la ricordo con grande piacere, egoisticamente. Preferisco parlare del Como. Noi abbiamo in panchina, secondo me, l’allenatore più forte d’Europa. Lo dico proprio serenamente. Ma è reso ancora più forte dall’allineamento ambientale che esiste, a partire dal presidente, passando dal direttore sportivo e dal management, fino ai giocatori. Penso che un allenatore, per poter rendere in questo modo, abbia bisogno di un ambiente che lo comprenda, lo tuteli e lo supporti. Non sono sicuro che all’epoca fosse capitato questo all’Inter. Sono invece sicuro che noi lavoriamo quotidianamente in questa direzione».Come è nato l’arrivo di Cesc Fabregas al Como? Chi ve lo ha proposto?«È stata una dinamica interessante. Avevo fatto una chiamata con il suo procuratore per un altro giocatore, un difensore centrale che poi ho portato a Como. Alla fine della conversazione è stato proprio il procuratore a provocarmi dicendo: “What about Cesc?”, cioè “Che cosa ne pensi di Cesc?”. Io avevo perso un po’ di vista Fabregas e gli ho chiesto in che senso me lo proponesse. Abbiamo quindi affrontato la questione e si è creata un’opportunità che abbiamo colto reciprocamente. Per lui significava poter finire da protagonista la carriera sul campo e poi cominciare una nuova esperienza da allenatore. Per noi voleva dire avere un giocatore molto rappresentativo e, idealmente, accompagnare un futuro allenatore nel suo percorso».Chi era il difensore centrale per il quale aveva contattato il procuratore di Fabregas?«Luis Binks».Sono previsti premi particolari per la squadra in caso di qualificazione, vittoria dello Scudetto o conquista di una coppa?«Ogni anno questo è un tema abbastanza significativo che dobbiamo discutere, io e soprattutto il presidente. Siamo una società che vuole fare la storia, composta da persone che vogliono fare la storia e riconoscere il giusto merito a chi contribuisce a scriverla. Quindi ci siederemo a un tavolo ed eventualmente parleremo anche di questo».Che partita si aspetta contro l’Inter?«Sarà una partita tostissima, assolutamente, contro la squadra più forte della Serie A e una delle più forti d’Europa. Non è banale dirlo. Sono i campioni in carica, hanno un ambiente pazzesco, lo abbiamo già provato l’anno scorso. Sarà quindi l’ennesima sfida alla quale dovremo rispondere in maniera convinta, forte e molto energica».Che giudizio dà della Lazio di Gattuso, prima in classifica nonostante le difficoltà della società?«Non commento le altre realtà, anche a costo di sembrare mediocre. So soltanto che stanno facendo cose straordinarie. Posso elogiare il lavoro del mio collega Fabiani, il lavoro di Gattuso in campo e quello dei giocatori. Obiettivamente quello che hanno fatto in queste giornate è qualcosa di estremamente ammirevole, sia per la produttività offensiva sia per la competenza tattica dell’allenatore. Quindi complimenti a loro».Tornando a Inter-Como: firmerebbe per un pareggio a San Siro?«La verità è che Cesc e noi siamo abituati a provare a vincere tutte le partite. È una cosa di cui andiamo orgogliosi. Quando possiamo farlo, ci proviamo. Se non ci riusciamo, ci accontenteremo. Però il nostro approccio è sempre lo stesso e la nostra identità deve essere questa».The post Lens-Como, l’1-9 non basta! Il DS Ludi avverte l’Inter: “Fabregas ha le idee chiare…” appeared first on Radio Radio.