TEHERAN — L’Iran sta esaminando «proposte concrete» dei mediatori sul proprio programma nucleare: lo scrive il New York Times citando cinque funzionari informati sui colloqui, e la domanda che da oggi circola tra Doha e Washington è una sola: «Teheran dirà sì?». In una settimana il Qatar ha condotto due round di trattative nella capitale iraniana e un terzo a Doha. Una decisione finale non c’è.Il peso della notizia sta nel tema. Da quando la guerra è cominciata, il 28 febbraio, con i raid americani e israeliani che uccisero la Guida suprema Ali Khamenei, Teheran ha sempre rinviato ogni discussione sul nucleare a dopo che le proprie condizioni fossero soddisfatte. In gioco ci sono una tregua con gli Stati Uniti e la riapertura dello Stretto di Hormuz, che l’Iran tiene chiuso al traffico petrolifero.Che cosa c’è sul tavolo? Lo schema fatto filtrare dai mediatori prevede il ritorno degli ispettori Onu nei siti bombardati, in cambio di deroghe per vendere greggio e dello sblocco parziale dei fondi iraniani congelati all’estero. Il Qatar guida la mediazione con Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia; a Washington il principale sostenitore di questa linea è il vicepresidente JD Vance.Quanto è vicino l’accordo? Per Teheran, poco. Un alto funzionario iraniano ha detto a Reuters che «i mediatori lavorano duramente per ridurre le distanze», ma che le condizioni iraniane «devono essere soddisfatte se gli Stati Uniti vogliono Hormuz riaperto». Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ha definito «non convincente» la risposta americana al piano in sette punti consegnato il 22 settembre. Su un punto Teheran ha ceduto: i giorni necessari per riaprire lo Stretto sono scesi da sette a due.Chi decide a TeheranChi ha il potere di firmare? Il presidente Masoud Pezeshkian dice di aver ricevuto «certi poteri» dalla nuova Guida, Mojtaba Khamenei, figlio e successore di Ali. Il capo negoziatore resta il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi tiene i contatti con i mediatori. Mojtaba Khamenei non è mai apparso in pubblico dal 28 febbraio e governa per decreti scritti: secondo fonti citate da Reuters, gli è stato sconsigliato di mostrarsi per timore di essere localizzato.«Qualunque accordo deve avere l’appoggio dell’apparato militare e di sicurezza», osserva Sina Toossi, analista del Center for International Policy di Washington. Ed è dal vertice che mercoledì è arrivato il segnale opposto: in una dichiarazione scritta attribuita alla Guida, chi spera in «cambi di comportamento o alternanze di partito» a Washington «si sbaglia gravemente», perché le concessioni incentivano «maggiore avidità» e «guerre successive».Il riferimento è alle elezioni di metà mandato di martedì, perse dai repubblicani. Vance ha attribuito la sconfitta alla guerra; il presidente Donald Trump ha difeso la decisione di attaccare e alla vigilia del voto aveva detto che un accordo «potrebbe succedere», perché Teheran «vuole una soluzione il prima possibile». La Casa Bianca ha fatto sapere ai mediatori che si pronuncerà dopo la risposta iraniana; il Dipartimento di Stato non ha commentato le rivelazioni sulle proposte.Sul terreno la guerra continua. Oggi i Pasdaran hanno annunciato che due petroliere e un rimorchiatore hanno preso fuoco nello Stretto dopo l’urto di una nave contro una mina sottomarina iraniana. Lunedì gli Stati Uniti avevano colpito l’isola di Qeshm, all’imbocco di Hormuz, con raid definiti «limitati e difensivi» in risposta a un attacco contro un velivolo americano; il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha rivendicato «il diritto alla legittima difesa».Il Brent è risalito dell’1,6% a 96 dollari al barile, dopo quattro sedute di calo e il minimo di due mesi toccato mercoledì; nella settimana ha perso circa il 14%. Per Citi, con il voto alle spalle la Casa Bianca potrebbe usare i poteri esecutivi per alzare il tiro; Eurasia Group ha invece abbassato la stima di nuovi raid. Senza un accordo, avverte Ole Hansen di Saxo Bank, i prezzi restano esposti a rischi binari: pace o nuova escalation.