La Cina ammette per la prima volta i contatti per un vertice Xi-Putin-Trump: a Shenzhen il 18 novembre

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PECHINO — «La Cina mantiene la comunicazione con le parti interessate riguardo a un possibile incontro tra i leader cinese, russo e americano». Lo ha detto mercoledì 4 novembre Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri cinese, al briefing quotidiano con la stampa a Pechino, rispondendo a una domanda riportata da Bloomberg. È la prima volta che il governo cinese ammette pubblicamente di lavorare a un vertice a tre tra Xi Jinping, Vladimir Putin e Donald Trump.L’incontro, se si farà, è atteso a margine del vertice dell’Apec, il forum di cooperazione economica dell’Asia-Pacifico, in programma a Shenzhen il 18 e 19 novembre con Xi come padrone di casa. Sarebbe il primo faccia a faccia a tre tra i presidenti di Stati Uniti, Cina e Russia. Fino a oggi Pechino aveva parlato soltanto del bilaterale Xi-Putin; un mese fa la stessa portavoce diceva di non avere «informazioni da fornire».Il cambio di tono segue il Financial Times, che martedì ha scritto di trattative serie tra funzionari di Washington, Pechino e Mosca. Secondo il quotidiano britannico non è chiaro se il negoziato sia davvero a tre o se la Cina tratti separatamente con ciascuno; l’ostacolo principale è l’agenda e Pechino non ha ancora deciso. L’idea l’aveva proposta Putin a Trump nella telefonata del 9 ottobre e, secondo il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, il presidente russo ne ha riparlato con l’inviato americano Steve Witkoff a San Pietroburgo il 21 ottobre.Mosca spinge. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto martedì che «il lavoro per organizzare l’incontro è in corso» e che la Russia spera di chiudere «nei prossimi giorni», perché «la forza organizzatrice principale sono gli amici cinesi, come padroni di casa». Il Global Times, quotidiano di Stato cinese, ha ripreso le parole di Mao Ning senza aggiungere dettagli.Trump si era detto disponibile già il 20 ottobre, parlando ai cronisti sul prato sud della Casa Bianca prima di un comizio in Kansas: «Lo farei, non tanto sull’Ucraina, perché la Russia, francamente, sull’Ucraina si è comportata bene». Il presidente ha detto di voler discutere di «armi e denuclearizzazione». La Casa Bianca non ha commentato le indiscrezioni di questi giorni e ha rinviato alle parole del segretario di Stato Marco Rubio, che è anche consigliere per la sicurezza nazionale: «il presidente è aperto a qualunque cosa possa fare per aiutare a porre fine alla guerra».Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha replicato che un trilaterale Ucraina-Stati Uniti-Russia aiuterebbe a chiudere la guerra, mentre uno Russia-Cina-Stati Uniti «avrebbe l’effetto opposto». Diplomatici europei sentiti dal Financial Times temono un accordo negoziato sopra la testa di Kyiv e delle capitali del continente. La partita, per ora, si gioca sull’ordine del giorno: Mosca ha proposto il tavolo, Trump parla di arsenali nucleari, e proprio sul nucleare Pechino, che ha un arsenale molto più piccolo di quello americano, ha sempre rifiutato un negoziato a tre.Il binario di Abu DhabiSu un binario parallelo corrono i colloqui diretti tra russi e ucraini. Lunedì i negoziatori americani hanno annunciato che le due delegazioni si vedranno ad Abu Dhabi il 10 e l’11 novembre. Witkoff ha indicato i temi: «accordi di sicurezza postbellici, de-escalation, sforzi umanitari e prossimi passi verso la pace». Putin, nel colloquio di San Pietroburgo, si era detto pronto a riprendere il trilaterale con Kyiv dopo il 10 novembre.Giovedì la first lady Melania Trump riceverà alla Casa Bianca rappresentanti russi e ucraini, dopo la mediazione per l’evacuazione dei civili da Oleshky, città occupata nel sud dell’Ucraina. Il suo ufficio ha parlato di un «momento straordinario nella storia americana».Nelle stesse ore il fronte non si è fermato. Nella notte del 3 novembre, giorno delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, la Russia ha lanciato 289 droni e 76 missili contro l’Ucraina, soprattutto contro le infrastrutture energetiche: per l’amministratore delegato di Ukrenergo, il gestore statale della rete, è l’attacco più grande dell’anno sull’energia. Poche ore prima almeno 31 persone erano morte, e 48 risultavano disperse, sotto le bombe su una scuola usata come centro di distribuzione degli aiuti nella regione di Zaporizhzhia, nel sud-est del Paese.«È altamente significativo che sia avvenuto nel giorno delle elezioni del Congresso americano», ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dell’attacco. I russi, ha aggiunto, «presumono che l’America non noterà questo segnale».