Il presidente del Paraguay Santiago Peña ha annunciato le proprie dimissioni, travolto dalla crisi di Ueno Bank, l’istituto digitale il cui collasso ha lasciato circa tre milioni di clienti senza accesso ai propri conti. La decisione è arrivata mentre il Congresso avviava la procedura di impeachment e crescevano le proteste per il coinvolgimento di ingenti risorse pubbliche nella banca.Nel videomessaggio con cui ha annunciato le dimissioni, Peña ha spiegato di voler preservare la stabilità del Paese, la pace sociale e le istituzioni democratiche. Ha inoltre chiesto che siano garantiti il recupero dei depositi e la tutela delle risorse pubbliche. La crisi ha aperto la strada alla successione del vicepresidente Pedro Alliana, subordinata ai passaggi costituzionali previsti.Ueno Bank era diventata uno dei principali protagonisti della digitalizzazione finanziaria paraguayana, raggiungendo circa tre milioni di clienti e ampliando le proprie attività attraverso l’integrazione con Visión Banco. La crescita aveva attirato investitori internazionali, accompagnandosi a un’emissione obbligazionaria da 350 milioni di dollari e all’ingresso di OTP Bank nella holding U Holdings, con un investimento di 30 milioni nel dicembre 2025.Il 2 novembre il Banco Central del Paraguay ha disposto l’avvio della procedura di risoluzione dell’istituto. Le rettifiche apportate agli stati finanziari avevano fatto scendere l’indice di solvibilità sotto la metà del minimo regolamentare, rendendo necessario l’intervento delle autorità.La decisione ha sollevato interrogativi sulla tempestività dei controlli. Nelle settimane precedenti, il quotidiano paraguayano ABC Color aveva riferito di osservazioni tecniche e richieste di approfondimento riguardanti operazioni societarie e finanziarie della banca. Le segnalazioni non dimostrano automaticamente l’esistenza di illeciti, ma rendono necessario accertare quali informazioni fossero disponibili agli organismi di vigilanza e quali provvedimenti fossero stati adottati.Particolarmente delicata è la questione dei fondi pubblici. Secondo Reuters, Ueno gestiva circa 850 milioni di dollari appartenenti a organismi statali, comprese risorse previdenziali. L’esposizione non equivale a una perdita definitiva, ma impone di verificare l’effettiva recuperabilità delle somme e i criteri con cui erano state affidate all’istituto.La crisi ha investito direttamente Peña anche per i suoi precedenti rapporti societari con il Grupo Vázquez, collegato alla proprietà di Ueno, conclusi nel marzo 2025. I parlamentari lo hanno accusato di possibili conflitti di interesse, utilizzo improprio di fondi previdenziali e presunte coperture istituzionali. Il presidente dimissionario ha respinto le contestazioni.Anche Carlos Carvallo, presidente della banca centrale ed ex dirigente di Ueno, ha presentato le dimissioni su richiesta del capo dello Stato. I precedenti rapporti professionali non costituiscono di per sé una prova di interferenza, ma pongono interrogativi sull’indipendenza della vigilanza.Il 5 novembre la Camera dei deputati ha approvato con 78 voti favorevoli l’avvio della procedura di impeachment contro Peña, trasmettendo le accuse al Senato. La decisione è intervenuta nonostante l’annuncio delle dimissioni, confermando la gravità della crisi istituzionale.Le conseguenze finanziarie si sono estese anche ai mercati. La Superintendencia de Valores ha sospeso la negoziazione dei titoli emessi da Ueno, mentre ulteriori provvedimenti hanno riguardato gli investimenti dei fondi esposti verso la banca e le società collegate. L’incertezza patrimoniale coinvolge quindi non soltanto i depositanti, ma anche obbligazionisti e investitori.Per tutelare i risparmiatori, le autorità hanno annunciato l’attivazione del Fondo de Garantía de Depósitos, che prevede una copertura fino a 75 salari minimi per depositante e per istituto. Restano tuttavia da determinare le eventuali perdite sulle somme non garantite e le conseguenze economiche delle interruzioni operative.Il Banco Central sostiene che la crisi sia circoscritta a Ueno e non comprometta la stabilità complessiva del sistema bancario nazionale. Saranno il recupero delle attività e l’esito della procedura di risoluzione a chiarire la reale entità del dissesto.Le dimissioni di Santiago Peña rappresentano la conseguenza politica più significativa di una vicenda che continua a sollevare interrogativi sulla gestione delle risorse pubbliche e sull’efficacia dei controlli. Non è ancora dimostrato che le criticità siano state deliberatamente nascoste o che vi siano state interferenze politiche nelle decisioni della vigilanza. Resta però indispensabile ricostruire quando siano emersi i primi segnali di rischio, come siano stati valutati e perché gli interventi adottati non abbiano impedito il collasso.Il Paraguay deve ora affrontare due problemi strettamente collegati: ristabilire la fiducia nel sistema finanziario e garantire la credibilità delle istituzioni. La caduta del presidente non conclude l’accertamento delle responsabilità, ma rende ancora più urgente chiarire come una crisi bancaria abbia potuto trasformarsi in una crisi dello Stato.