TEHERAN — Quattro petroliere in fiamme, mine navali, un passaggio «proibito» a sud dello Stretto di Hormuz. È la versione diffusa mercoledì mattina dalla tv di Stato iraniana con un comunicato dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, ripreso dall’agenzia francese AFP: le navi, «non conformi», avrebbero urtato gli ordigni e «sono state distrutte», mentre «altre due navi non conformi sono state fermate». Nel testo i Guardiani rivendicano anche l’abbattimento di un drone sullo stretto.Il comunicato non dice quali navi, con quale bandiera, di chi, con quale carico, né dove esattamente e se ci siano vittime. Nessun armatore e nessuna autorità marittima ha finora segnalato la perdita di una petroliera. Dall’altra parte, il comando americano per il Medio Oriente sostiene da una settimana che nelle rotte dello stretto le mine non ci sono più.La posizione americana è scritta in un post su X del 28 ottobre: le notizie di navi commerciali colpite da mine sono «FALSE», tutte le rotte di transito riconosciute a livello internazionale «sono state bonificate dalle forze Usa e lo restano», e «migliaia di navi commerciali» le hanno percorse in sicurezza. L’ammiraglio Brad Cooper, che guida il comando, ha sorvolato lo stretto in elicottero il 25 ottobre e ha definito le rotte «libere e sgombre da mine iraniane». In un video del 30 ottobre ha aggiunto: «Ecco cosa non ho visto: non ho visto affatto i Pasdaran là fuori».I numeri del comando parlano di oltre 3.000 transiti commerciali assistiti in sei mesi e più di 10.000 militari impiegati, oltre al blocco dei porti iraniani in vigore dal 14 luglio. Teheran da mesi rivendica il controllo dello stretto e colpisce le navi che passano senza la sua autorizzazione: la guerra con gli Stati Uniti è al giorno 249.Il raid su QeshmL’annuncio dei Pasdaran cade nelle ore in cui il presidente americano Donald Trump racconta a Fox News l’ultimo colpo, lunedì notte, sull’isola iraniana di Qeshm, davanti al porto di Bandar Abbas: una postazione antiaerea «costruita in circa due mesi», ha detto, «l’abbiamo guardata crescere e appena finita l’abbiamo colpita». «Un attacco minore», lo ha definito, «non era guerra». Mercoledì, sempre a Fox, ha alzato il tono: «Dobbiamo fare qualcosa di grosso», un «colpo pesante» è possibile, e l’Iran non avrà mai un’arma nucleare.Il Wall Street Journal scrive che Trump «ha propeso» per un attacco di grandi dimensioni dopo il voto di midterm del 3 novembre, senza avere ancora deciso; i piani del comando sono pronti e tre portaerei sono nell’area. Lo stesso Trump ha ammesso che il caro-benzina ha pesato sulla sconfitta repubblicana e che «in parte è stato l’Iran». Al Financial Times, in sei minuti di telefonata, ha detto: «Sembra che stiamo ottenendo tutto quello che vogliamo».A Teheran parla il negoziatore. Mohammad Bagher Ghalibaf, capo della delegazione iraniana ai colloqui, ha scritto su X poco prima delle 7 in Italia: «Coscienza o costo della vita, gli americani hanno detto no alla guerra, e noi facciamo nostro questo messaggio». Il giorno prima Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, aveva fissato il prezzo: lo stretto riaprirà solo quando Washington avrà risposto «pienamente ed esplicitamente» alle sette condizioni iraniane, che comprendono la fine delle sanzioni e del blocco navale. L’offerta sul tavolo, per ora, è una riapertura di due giorni. Per Teheran lo stretto è la carta da scambiare con la fine delle sanzioni; per Washington, le mine negate sono la prova che quella carta non vale più.Il Qatar, che fa da mediatore, dice che i colloqui proseguono: le due parti «restano impegnate nel processo negoziale», secondo il portavoce degli Esteri Majed al-Ansari, e Doha trasmette le proposte «in tempo reale». Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ripetuto che nessuno trarrebbe vantaggio da un ritorno alla guerra; la Guida suprema Mojtaba Khamenei, nel fine settimana, ha però ordinato ai militari di rispondere a ogni minaccia subito e senza limiti geografici.Sul mare, l’unico episodio documentato martedì è un altro. L’ufficio britannico per il traffico marittimo ha riferito che due proiettili non identificati hanno colpito la sala macchine di una petroliera 26 chilometri a nord-est di Limah, villaggio costiero dell’Oman sulla sponda opposta dello stretto, senza feriti. Il Brent, crollato del 7% lunedì a 104,77 dollari, martedì era risalito a quasi 107; mercoledì mattina scendeva nelle contrattazioni asiatiche, prima del comunicato dei Pasdaran.Restano senza nome, senza bandiera e senza armatore le quattro navi che, secondo Teheran, bruciano ancora a sud di Hormuz.