La sconfitta di Trump può cambiare il vento politico. Tocci spiega l’effetto midterm sull’Europa

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Le elezioni di midterm negli Stati Uniti consegnano un risultato destinato a pesare ben oltre i confini americani. La conquista del Congresso da parte dei democratici, in entrambe le Camere, rappresenta una battuta d’arresto significativa per Donald Trump e apre interrogativi sulle prospettive della seconda parte del suo mandato. Ma è soprattutto in Europa che potrebbero manifestarsi le conseguenze meno immediate e, al tempo stesso, più profonde del voto. Tra il futuro del sostegno americano all’Ucraina, gli equilibri in Medio Oriente e la tenuta delle forze politiche sovraniste, il risultato americano potrebbe contribuire a modificare il clima politico internazionale. Per Nathalie Tocci, presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto Affari Internazionali e docente alla Johns Hopkins University SAIS, la questione centrale non è tanto un’immediata inversione della politica estera americana, quanto il possibile effetto di contagio democratico sulle dinamiche politiche europee.Le elezioni di midterm hanno consegnato ai democratici una vittoria molto ampia, con la conquista di entrambe le Camere del Congresso. È un risultato che l’ha sorpresa oppure era uno scenario già nelle sue previsioni?È un risultato storico e, allo stesso tempo, piacevolmente non sorprendente. Evidentemente negli Stati Uniti esiste ancora un certo grado di lucidità politica e di capacità di reazione.Sul piano internazionale, quali conseguenze possiamo aspettarci? La sconfitta elettorale potrebbe indurre Trump a rivedere la propria postura in politica estera oppure, al contrario, a irrigidirla?Prima delle elezioni avrei scommesso su un Trump ancora più trumpiano, con una politica estera ulteriormente accentuata nelle sue caratteristiche. E credo che, per quanto riguarda l’Ucraina, sarà proprio questo lo scenario che vedremo.Dunque, sul fronte ucraino si aspetta un ulteriore avvicinamento tra Washington, Mosca e Pechino?Sì. Mi aspetto una sorta di festa dell’intesa tra Putin, Xi Jinping e Trump. È una prospettiva che considero plausibile alla luce degli orientamenti già manifestati dall’amministrazione americana.Il quadro sembra invece più incerto in Medio Oriente. La sconfitta elettorale di Trump potrebbe avere ripercussioni sulla gestione del conflitto con l’Iran e sul rapporto con Netanyahu?Qui ho maggiori dubbi. Prima del voto ci trovavamo già lungo una traiettoria di escalation e, se Trump avesse subito una sconfitta più contenuta, mi sarei aspettata proprio un’accelerazione in quella direzione, con la ripresa della guerra contro l’Iran. Ma una sconfitta di queste dimensioni cambia i termini della questione: potrebbe andare in entrambe le direzioni. Durante la campagna elettorale è emersa con particolare forza l’opposizione alla guerra all’interno degli Stati Uniti. È un elemento che Trump non può ignorare. Detto questo, non bisogna mai sottovalutare la capacità di Netanyahu di portare Trump sulle proprie posizioni. Perciò, in questo momento, è difficile formulare previsioni certe.Se sul versante della politica estera le conseguenze restano in parte imprevedibili, per l’Europa il significato del voto americano potrebbe essere soprattutto politico. È questa la dimensione più rilevante?Credo di sì. Per l’Europa, infatti, il risultato delle midterm potrebbe avere un impatto meno diretto sulle politiche e molto più significativo sul terreno politico. La questione centrale è il possibile effetto di contagio del messaggio “la democrazia è tornata” sulle dinamiche politiche europee, proprio mentre il continente si avvicina al suo super anno elettorale.In che modo potrebbe tradursi questo effetto di contagio? E quanto può incidere sulle forze politiche europee che si contrappongono alla destra radicale?Sono dinamiche difficili da misurare, perché si muovono su un piano immateriale, fatto di percezioni, aspettative e fiducia nella possibilità di cambiare gli equilibri. Eppure possono avere un peso considerevole. Dopo quanto abbiamo visto in Brasile e in Serbia, le elezioni americane trasmettono un messaggio estremamente potente, anche se intangibile: sì, è possibile sconfiggere l’estrema destra. È questa, a mio avviso, una delle implicazioni politiche più importanti del voto americano per l’Europa.