Mer, 4 Nov 2026Per quasi quarant’anni il tabacco ha finanziato la Formula 1, fino al divieto europeo del 2005. Oggi le sponsorizzazioni sono stimate oltre i 3 miliardi di dollari e il campionato ha un operatore di scommesse ufficiale. In Italia il divieto di pubblicità del gioco resta in vigore anche dopo la sentenza della Consulta.DiJohn StockCondividi l'articoloAyrton Senna, McLaren Honda. Image credit: DepositphotosSecondo una stima di Ampere Analysis, nel 2026 il valore complessivo delle sponsorizzazioni della Formula 1, fra campionato e scuderie, dovrebbe superare per la prima volta i 3 miliardi di dollari, circa 2,7 miliardi di euro al cambio di inizio novembre. La previsione, ripresa da Sport e Finanza, indica una crescita del 15% sull’anno precedente. Fra i settori entrati di recente nel paddock figura anche il gioco online: a marzo Betway è diventato il primo official betting operator nella storia del campionato.Le scommesse restano tuttavia lontane dal peso che per quasi quarant’anni ebbe il tabacco. La parte alta della classifica dei contratti è occupata da tecnologia, finanza ed energia: secondo le stime di RacingNews365 riprese dalla stessa analisi, l’accordo tra Oracle e Red Bull vale 110 milioni di dollari l’anno, quello tra HP e Ferrari 100 e quello tra Mastercard e McLaren 90.Le sponsorizzazioni del tabacco arrivarono nel Mondiale nel 1968. Il caso più celebre fu quello della Lotus di Colin Chapman, che dal Gran Premio di Spagna abbandonò il verde britannico per il rosso, il bianco e l’oro di Gold Leaf, marchio della Imperial Tobacco. A fine stagione la squadra portò Graham Hill al titolo mondiale.Gli sponsor della Formula 1 prima del divieto sul tabaccoDopo Gold Leaf toccò a John Player Special, Camel, Rothmans e Mild Seven. Fra le collaborazioni più lunghe ci fu quella della McLaren, che corse con i colori Marlboro dal 1974 al 1996. In seguito Philip Morris concentrò il marchio sulla Ferrari, che dal 1997 lo inserì nella propria denominazione ufficiale.Il quadro europeo cambiò con la direttiva 2003/33/CE, che dal 31 luglio 2005 vietò ai produttori di tabacco di sponsorizzare eventi con effetti transfrontalieri, Gran Premi compresi. In Italia la norma era stata recepita pochi mesi prima con il decreto legislativo 300/2004, ma a togliere il marchio Marlboro dalle Ferrari al Gran Premio d’Italia del 2005 fu il tribunale di Monza, che accolse un ricorso del Codacons, come ricostruì GrandPrix.com.Entro la fine del 2006 quasi tutte le squadre avevano chiuso i propri contratti, a eccezione della Ferrari. Fino al 2010 sulle sue monoposto comparve un codice a barre che, secondo uno studio pubblicato sulla rivista medica Tobacco Control, occupava le stesse posizioni dei vecchi loghi Marlboro.Antonelli campione del mondo di F1: l'Italia torna sul tetto dopo 73 anniIl pilota della Mercedes conquista il titolo iridato in Messico a quattro gare dalla fine della stagione. A 20 anni diventa il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1.Anche dopo la scomparsa del codice a barre il gruppo restò partner della Ferrari, senza più esporre il marchio Marlboro sulla carrozzeria.Da Mission Winnow a ZYN, la nicotina oltre le sigaretteLa situazione cambiò nell’ottobre 2018, quando al Gran Premio del Giappone sulla Ferrari apparve il logo Mission Winnow. Philip Morris lo presentò come un programma dedicato alla ricerca e alla transizione verso prodotti senza combustione, ma le autorità sanitarie australiane aprirono un’indagine. Nel 2019 la Scuderia corse così il Gran Premio d’Australia, a Melbourne, senza quel marchio; lo stesso accadde in Canada, come avevamo ricostruito a suo tempo.Anche in Italia il caso approdò davanti alle istituzioni. Codacons e Unione nazionale consumatori presentarono esposti all’Antitrust e al ministero della Salute, richiamando le leggi 165/1962 e 52/1983 sul divieto di propaganda dei prodotti da fumo. Il logo Mission Winnow comparve comunque a intermittenza sulle Ferrari fino al 2021.Il capitolo più recente si è aperto a dicembre 2025, quando Philip Morris ha esteso la partnership con la Scuderia alla stagione 2026 e oltre. Da Abu Dhabi 2025, in una selezione di Gran Premi, sulle livree compare ZYN, marchio di buste di nicotina senza tabacco.Un accordo analogo lega dal 2019 la McLaren a British American Tobacco, che porta in pista Velo, il proprio marchio di buste alla nicotina. Su questi contratti si sono concentrate le critiche più recenti: a giugno 2026, come ha riportato The Athletic, diciannove procuratori generali statunitensi hanno scritto alla Formula 1 e alla FIA per chiedere di interrompere le sponsorizzazioni dei prodotti a base di nicotina.Stake, Sauber e la scuderia con due nomiNegli stessi anni sulle carrozzerie è comparso anche il gioco online, che ha avuto nella Sauber il caso più visibile. Nel 2023 la piattaforma di scommesse e casinò online Stake entrò nella denominazione del team, che corse come Alfa Romeo F1 Team Stake, per poi diventarne title partner nel 2024 e nel 2025, quando la squadra corse come Stake F1 Team Kick Sauber.In alcuni Paesi con restrizioni sulla pubblicità del gioco, però, la squadra si presentava con un’altra identità. Nel 2024, come riportava RacingNews365, in Australia, Spagna, Belgio e Qatar i loghi di Stake lasciavano il posto a quelli di Kick, piattaforma di streaming che ha fra i suoi finanziatori i fondatori di Stake e che dava il nome al telaio. Il contratto di Stake con la squadra era stimato dalla stessa testata in circa 50 milioni di dollari l’anno, intorno ai 45 milioni di euro.Il marchio finì all’esame dell’autorità di vigilanza anche in Svizzera, dove la squadra ha sede. All’inizio del 2023 la Commissione federale delle case da gioco aprì un procedimento, dal momento che Stake non disponeva di un’autorizzazione svizzera. Il 4 giugno 2024 l’autorità lo archiviò, precisando che la decisione non costituiva un precedente. Nel comunicato spiegò di aver considerato che la Sauber si presentava soprattutto sulla scena internazionale e che in Svizzera non si svolgevano eventi con il logo di Stake.Il capitolo commerciale tra Stake e Sauber si è chiuso con il passaggio della squadra ad Audi, che dal 2026 ha come title partner Revolut con un contratto da 75 milioni di dollari l’anno secondo le stime di RacingNews365 riportate da Sport e Finanza, circa 67 milioni di euro.Nel frattempo Stake è entrato sul mercato italiano. Nel 2024 il gruppo nato in Australia ha rilevato dal gruppo Octavian Baldo Line, la società titolare del marchio Idealbet e di una concessione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.In Italia, infatti, solo chi dispone di una concessione ADM può offrire gioco a distanza, lo stesso criterio che delimita il perimetro della guida di Calcio e Finanza ai migliori casinò online.Betway, dalla Williams al campionatoMentre la Sauber alternava i due nomi, un altro gruppo del settore aveva già trovato posto nel paddock. A febbraio 2025 la Williams ha firmato un accordo pluriennale con Super Group, società quotata a New York che controlla Betway e il marchio di casinò Jackpot City. Come ha comunicato la Williams, i due marchi sono diventati fra l’altro official betting partner e official casino partner della squadra.Un anno dopo la presenza di Betway è salita di livello. Il 5 marzo 2026, pochi giorni prima del Gran Premio d’Australia, la Formula 1 lo ha nominato suo official betting operator con un contratto pluriennale, il primo di questo tipo nella storia del campionato, esteso a diversi Paesi di Europa, Medio Oriente e Africa oltre che a Canada e Messico.Alla base dell’intesa ci sono i dati, forniti in via ufficiale da ALT Sports Data. Secondo il comunicato della Formula 1, l’accordo prevede puntate in tempo reale su finestre dei pit stop, ingressi della safety car e duelli in pista.«Le scommesse sportive sono oggi un’estensione naturale del modo in cui molti tifosi moderni vivono gli eventi dal vivo», ha dichiarato all’annuncio Jonny Haworth, allora direttore delle partnership commerciali della Formula 1.Italia, il divieto dopo la sentenza della ConsultaSul mercato italiano il quadro resta diverso. L’articolo 9 del Decreto Dignità (il decreto-legge 87/2018, convertito nella legge 96/2018) vieta anche le sponsorizzazioni degli operatori di gioco, a prescindere dal fatto che abbiano una concessione ADM. Per il tabacco il legislatore era intervenuto oltre mezzo secolo prima, con la legge 165 del 1962.Sul divieto si è pronunciata la Corte costituzionale, che il 20 ottobre ha depositato la sentenza n. 172, nata dal ricorso di un content creator multato dall’AGCOM per 157.000 euro. I giudici hanno dichiarato illegittima l’inderogabilità della soglia minima di 50.000 euro per ogni violazione. In base alla sentenza, quel minimo resta la regola, ma l’autorità potrà scendere sotto la cifra quando risulti manifestamente sproporzionato.La pronuncia riguarda però soltanto l’entità delle sanzioni. In Italia resta quindi vietata ogni forma di pubblicità del gioco con vincite in denaro, che si tratti delle scommesse sui Gran Premi o delle slot online dei concessionari ADM.Nelle motivazioni la Consulta ha lasciato al Parlamento la possibilità di ridisegnare l’intero sistema delle sanzioni. La causa da cui è partita la questione torna invece al Tar del Lazio, che dovrà decidere il ricorso alla luce della pronuncia.Developed by 3x1010