Trump esclude Sudafrica e Ruanda dai dazi zero per l’Africa: a rischio 1,7 miliardi di export

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WASHINGTON — La Nba, la lega americana di basket, ha confermato alla Bbc di aver escluso dalla Basketball Africa League 2026 la squadra dell’esercito ruandese, l’Armée Patriotique Rwandaise, a causa delle sanzioni decise dal Tesoro Usa a marzo. È l’ultimo di una serie di atti con cui Washington, nel giro di pochi giorni, ha chiuso porte a Kigali e a Pretoria. Lunedì gli Stati Uniti hanno sospeso Sudafrica e Ruanda dall’Agoa, la legge del 2000 che apre il mercato americano a dazio zero ai prodotti di 33 Paesi africani. La sospensione scatta il 1° gennaio 2027.Lo ha annunciato il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer, al termine della revisione annuale del programma: «Il presidente Trump ha accertato che i governi di Ruanda e Sudafrica adottano pratiche incompatibili con i criteri di ammissibilità dell’Agoa», ha detto, riferisce Reuters. Il Sudafrica è il primo beneficiario del programma dalla sua nascita: nel 2025 ha esportato verso gli Stati Uniti in esenzione circa 1,7 miliardi di dollari di merci, soprattutto auto e componenti, prodotti agricoli e vino. Il Ruanda vende caffè, tè e minerali.Al Sudafrica Washington contesta barriere al commercio e agli investimenti americani, corruzione e minacce alla sicurezza nazionale e agli interessi di politica estera degli Stati Uniti. Nella lettera al presidente Cyril Ramaphosa, Trump scrive che Pretoria «mantiene significative barriere tariffarie e non tariffarie che incidono sul commercio degli Stati Uniti» e si augura che il governo lavori con la sua amministrazione per risolvere i problemi. Al Ruanda si rimproverano barriere commerciali, stato di diritto e diritti umani.Lo strappo con Pretoria viene da lontano. L’amministrazione Trump accusa il Sudafrica di perseguitare la minoranza bianca, una tesi che il governo sudafricano definisce una falsità diffusa da gruppi marginali, e non ha digerito la causa per genocidio contro Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia, il tribunale dell’Onu all’Aja. Israele respinge le accuse.Pretoria ha risposto il giorno dopo per bocca del ministro del Commercio Parks Tau. «L’Agoa resta importante per il Sudafrica, ma non costituisce la totalità della relazione economica con gli Stati Uniti», ha detto, definendo la decisione «sfortunata». Secondo il ministro Washington ha introdotto questioni nuove, fuori dal perimetro del negoziato avviato nel 2025, mentre Pretoria aveva offerto concessioni superiori a quelle concordate dieci anni prima. Il governo sosterrà i settori colpiti e cercherà mercati in Africa, India, Unione europea e Cina «per proteggere i posti di lavoro».Pretoria misura il danno con i propri numeri: le esportazioni Agoa valgono circa il 10% delle vendite verso gli Stati Uniti, contro il 28% del 2024, e l’1% dell’export totale del Paese. Due settimane fa Ramaphosa aveva preparato il terreno davanti ai direttori dei giornali: «Non siamo il primo né l’unico Paese a essere tolto dall’Agoa. E credo che non saremo l’ultimo». La Cosatu, principale confederazione sindacale, chiede al governo un intervento urgente.Le sanzioni a KigaliDa Kigali, finora, nessuna reazione ufficiale. Per il Ruanda l’Agoa è solo l’ultimo tavolo: commercio, sanzioni finanziarie e ora anche lo sport, la pressione americana corre su più binari insieme. Il 2 marzo l’ufficio del Tesoro che gestisce le sanzioni ha colpito le forze armate ruandesi e quattro alti ufficiali: l’esercito «sostiene attivamente, addestra e combatte al fianco» dei ribelli del Movimento 23 marzo, l’M23, che con quell’appoggio ha conquistato Goma e Bukavu, capoluoghi dell’est della Repubblica Democratica del Congo, e diversi siti minerari. Il 28 ottobre sono finiti nella lista anche il ministero della Difesa e Zigama, una cooperativa di credito che secondo il Tesoro ha mosso per l’M23 decine di milioni di dollari. Il Ruanda nega di sostenere i ribelli.Sul basket la Nba ha parlato solo perché costretta. Il 23 ottobre i senatori Jeff Merkley, democratico, e Marsha Blackburn, repubblicana, avevano chiesto alla lega una risposta scritta entro il 2 novembre sul rapporto con il Ruanda, avvertendo del rischio di «diventare complice di sportwashing accettando denaro da un governo ruandese che viola sistematicamente i diritti umani». Il Ruanda è partner ufficiale della lega e paga per ospitare le finali alla BK Arena di Kigali, 10.000 posti; l’anno scorso la squadra dell’esercito era arrivata terza.Da qui al 1° gennaio restano otto settimane. A fine ottobre, al vertice Russia-Africa di Mosca, il Cremlino ha promesso al continente più scambi e investimenti. «Una soluzione dipende dalla volontà di entrambe le parti di trovarla», ha detto Tau.