“Non vi dimenticheremo”. Al Circo Massimo il dolore per i caduti diventa un messaggio di pace

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Al Circo Massimo, tra fiori, bandiere e centinaia di pensieri lasciati dai visitatori, l’Angolo della memoria raccoglie l’affetto degli italiani per i quattro militari morti in Bosnia. E nei disegni dei bambini la difesa diventa sinonimo di cura, amicizia e solidarietà.«Onore ai caduti», «Grazie», «Non vi dimenticheremo». Poche parole, a volte accompagnate da un cuore, da un tricolore disegnato a mano dai bambini o semplicemente da una firma. Messaggi diversi, scritti con grafie ordinate o frettolose, che si intrecciano sui grandi pannelli dell’Angolo della memoria, al Villaggio Difesa allestito al Circo Massimo per la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate. È qui che, in questi giorni, il dolore per la perdita di quattro militari italiani in Bosnia-Erzegovina ha trovato una forma collettiva: quella di un pensiero lasciato da chi è passato, si è fermato e ha sentito il bisogno di dire qualcosa. Il Villaggio, inizialmente concepito come uno spazio di incontro tra le Forze armate e i cittadini, ha assunto un significato diverso dopo la tragedia del 29 ottobre. Un elicottero CH-47 italiano, impegnato nell’operazione europea EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina, è precipitato nel territorio di Brčko. Nell’incidente hanno perso la vita il sergente dell’Esercito Simone Ruggia, il sergente Claudio Marchesi, il tenente del Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci. Altre undici persone sono rimaste ferite. Le cause dell’incidente sono ancora oggetto di accertamento.La festa programmata per celebrare le Forze armate si è così trasformata in un momento di raccoglimento. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha voluto che il Villaggio diventasse un luogo in cui manifestare vicinanza ai caduti e alle loro famiglie, attraverso una preghiera, un fiore, un biglietto o anche soltanto la propria presenza. Il 2 novembre, all’aeroporto militare di Ciampino, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accolto le salme dei quattro militari, rendendo omaggio alle vittime e incontrando i familiari. Ma al Circo Massimo la memoria non si esprime soltanto attraverso il silenzio. Sul pannello bianco che invita a “Lasciare un pensiero” si leggono centinaia di testimonianze spontanee. C’è chi scrive “Onore ai caduti”, chi rivolge un ringraziamento a tutti coloro che servono il Paese, chi lascia un messaggio di affetto per i militari impegnati nelle missioni all’estero. Qualcuno scrive “Bosnia vi deve molto”, qualcun altro sceglie semplicemente “Grazie”. I colori si sovrappongono, le parole si rincorrono, i cuori disegnati si mescolano alle bandiere italiane. Più che un messaggio istituzionale è la somma di tanti gesti individuali, ciascuno con il proprio modo di esprimere riconoscenza.A colpire è soprattutto la semplicità di queste parole. Non cercano formule solenni e non hanno bisogno di spiegazioni. Raccontano un sentimento di vicinanza verso uomini e donne che spesso vengono incontrati soltanto in uniforme, durante una cerimonia, un’attività di servizio o una missione lontano da casa. Dietro quella divisa, i visitatori sembrano voler riconoscere prima di tutto le persone, le famiglie, gli affetti e le vite interrotte. La testimonianza più toccante arriva dai bambini. Tra i messaggi al Villaggio c’è un cartellone coloratissimo, decorato con decine di piccoli tricolori di carta e illustrazioni dedicate alla scuola, agli amici, all’ambiente e alla pace. Al centro, una frase campeggia in caratteri grandi: “Difendersi vuol dire prendersi cura”. Intorno, i disegni raccontano una difesa che non coincide con lo scontro, ma con la protezione di ciò che è importante: un compagno, la propria città, la natura, la possibilità di vivere in pace. Sul cartellone compare anche il richiamo all’articolo 52 della Costituzione, secondo cui “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Ma sono soprattutto le parole aggiunte dai piccoli autori a restituire il senso del loro lavoro: “Difendere la Patria non vuol dire fare guerra, vuol dire prendersi cura”.