Midterm, va bene Trump. Ma sapete cosa successe a Obama?

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Dirette televisive, attesa vibrante specie nelle sedi del Campo Largo, discussioni nelle strade travolte da manifestanti che già a fatica hanno digerito la conferma del Partito di Netanyahu alle elezioni israeliane, liti fra pensionati, casalinghe al supermercato… Non manca nulla. Tutti attendono con ansia apprensione e speranza che la testa del presidente Trump cada nel più tradizionale cesto Robespierriano, mozzato dalla ghigliottina delle elezioni Midterm. E la testa  è caduta.Nessuno vuole negare l’importanza di questa consultazione elettorale che da sempre è un indicatore di gradimento e un sistema iper-democratico per costringere un Presidente eletto a subire un controllo più pressante da parte del Congresso; ma forse l’esultanza da derby calcistico, la stessa che fa sottacere la crepa nel sistema che si creerebbe con la nomina al Senato del primo musulmano nella storia degli Stati Uniti, andrebbe moderata conoscendo la legge americana e ricordando la storia.La prima è molto semplice. Camera o Senato approvano una legge, la trasmettono al Presidente; se lui la respinge imponendo il veto iniziano i negoziati sul testo e se non portano a un accordo, la legge deve essere approvata dai due terzi in ciascuna delle due Camere, altrimenti decade. O meglio, decade sempre. Per contro e per onestà intellettuale, è ovvio che leggi gradite al Presidente il Congresso ne varerà poche con l’effetto di congelare per due anni, sino a fine mandato di Trump, il normale processo democratico.Sull’indebolimento della Presidenza vengono invece in soccorso le statistiche storiche: le elezioni Midterm sono sempre state la “tomba” del partito del Presidente. Nella storia degli Stati Uniti, dal 1946 al 2022, in 18 elezioni su 20 il partito del Presidente ha perso seggi alla Camera, cioè nel 90% dei casi.Ci sono state soltanto due eccezioni:1998 – Bill Clinton: i Democratici guadagnarono 4 seggi.2002 – George W. Bush: i Repubblicani guadagnarono 8 seggi.Il record della sconfitta più pesante andò a Barack Obama che nel 2010 perse ben 64 seggi, seguito da Harry  Truman, che alla fine del conflitto mondiale, nel 1946, perse 56 seggi, seguito a ruota da Bill Clinton nel 1994.Eppure Clinton nel 1998 aveva vinto conquistando 4 seggi, all’indomani di un coinvolgimento pesante degli Usa negli attacchi aerei a Afganistan e Sudan. Idem per George W. Bush che conquistò 8 seggi in più dopo l’invasione dell’Afganistan e alla vigilia di quella dell’Iraq, in una America, scossa dall’attacco alle Torri Gemelle, che chiedeva giustizia e la mano dura contro i regimi terroristici.Conclusioni? Nessuna. Parlano i dati e i numeri. Le Midterm sono come una buccia di banana sul marciapiede della storia. Sta al Presidente in carica l’abilità di scivolare senza perdere mai l’equilibrio e mantenendo specie a livello internazionale (oggi più che mai alla ricerca di alleati più affidabili rispetto a quelli europei) quella stabilità… e quella immagine di stabilità indispensabili specie in aree come quella mediorientale in cui anche il solo sospetto di debolezza potrebbe innescare reazioni a catena letali.Bruno Dardani, 4 novembre 2026Legg anche:Ma Trump non aveva ucciso la democrazia Usa?L'articolo Midterm, va bene Trump. Ma sapete cosa successe a Obama? proviene da Nicolaporro.it.