Iran, Khamenei avverte gli Stati Uniti dopo le elezioni di Midterm: «Chi spera in cambiamenti si sbaglia di grosso»

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Il risultato delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti non cambierà l’atteggiamento di Washington nei confronti dell’Iran. Ne è convinta la Guida Suprema della Repubblica Islamica, Mojtaba Khamenei, che ha respinto l’ipotesi di un miglioramento delle relazioni tra i due Paesi in seguito alla sconfitta elettorale dei repubblicani, avvertendo che una nuova offensiva americana provocherebbe un ulteriore allargamento della guerra in Medio Oriente.In un messaggio scritto diffuso il 4 novembre, in occasione della Giornata nazionale di lotta contro l’arroganza globale, Khamenei ha sostenuto che chi si aspetta un cambiamento della politica statunitense attraverso l’alternanza tra democratici e repubblicani si sbaglia profondamente. Lo stesso vale, secondo il leader iraniano, per quanti ritengono che eventuali concessioni a Washington possano indurre gli Stati Uniti ad abbandonare la propria ostilità verso Teheran.La dichiarazione arriva all’indomani delle elezioni di Midterm, nelle quali il Partito Repubblicano del presidente Donald Trump ha subito una pesante battuta d’arresto. Il voto è stato segnato anche dalle preoccupazioni degli americani per il costo della vita e dalle conseguenze economiche della guerra contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani.Khamenei ha inoltre ribadito che la Repubblica Islamica non intende accettare condizioni che considera equivalenti a una resa. Secondo la Guida Suprema, l’obiettivo di Washington rimane la sottomissione dell’Iran e qualsiasi cedimento rischierebbe di incoraggiare ulteriori pressioni politiche e militari.Particolarmente significativo il passaggio dedicato alla possibilità di una ripresa delle operazioni militari americane. Khamenei ha avvertito che, qualora gli Stati Uniti tornassero ad attaccare il territorio iraniano, la risposta di Teheran sarebbe molto più ampia rispetto al passato, con il rischio di un’ulteriore estensione del conflitto regionale.La Guida Suprema ha richiamato anche le operazioni iraniane contro le installazioni militari statunitensi nella regione e il controllo esercitato sullo Stretto di Hormuz, presentandoli come strumenti della resistenza di Teheran alla supremazia americana. «Gli Stati Uniti vedono la fine della loro egemonia come lontana, noi la vediamo vicina», ha affermato.La posizione di Khamenei si distingue da quella di altri esponenti della leadership iraniana, che hanno accolto il risultato elettorale americano come una bocciatura della politica di Trump. Il presidente del Parlamento e negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha interpretato il voto come un rifiuto della guerra, mentre il capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei ha parlato di una sconfitta politica e militare del presidente statunitense.Il messaggio della Guida Suprema introduce dunque una distinzione tra il giudizio sul risultato elettorale e le prospettive diplomatiche. Per Teheran, l’indebolimento politico di Trump non costituisce di per sé una garanzia di cambiamento nella strategia americana, soprattutto mentre proseguono i contatti diplomatici per evitare una nuova escalation.Il confronto tra Washington e Teheran resta quindi aperto, con la Repubblica Islamica che continua a dichiararsi contraria a concessioni unilaterali e a minacciare una risposta più estesa in caso di nuovi attacchi.