L’onda blu che ha consegnato ai Democratici il controllo di Camera e Senato non ha travolto i mercati. Anzi. All’indomani delle elezioni di midterm le Borse europee hanno chiuso in deciso rialzo, quasi a salutare il ritorno di un sistema di pesi e contrappesi che a Wall Street piace da sempre. La Borsa di Milano ha guidato il rialzo: il Ftse Mib ha guadagnato il 2,18% a 51.031 punti, tornando sui livelli di un mese fa. A trainare il listino sono state le banche, con Intesa Sanpaolo e Unicredit in rialzo del 5,5% ciascuna, seguite da Fineco (+4,4%), Bper (+4%) e Mediobanca (+3,8%). Bene anche Moncler (+4,5%) ed Enel (+3,8%). Nel resto del Vecchio Continente Francoforte ha messo a segno un +2,22%, Parigi un +1,96% e Londra un +1,79%.Non tutti però hanno festeggiato. Hanno pagato il calo del greggio i petroliferi, con Eni in flessione dell’1,9% e Saipem dello 0,2%, mentre la prospettiva di un allentamento delle tensioni internazionali ha zavorrato la Difesa: Leonardo ha ceduto l’1,03%. Maglia nera Technoprobe (-7%), penalizzata dall’addio del responsabile tecnologico, ma pesanti sono stati anche Prysmian (-6,9%), Avio (-6%) e StM (-5,4%), titoli esposti a vario titolo alla filiera dei semiconduttori e delle infrastrutture digitali.Petrolio sotto i 100 dollariIl mercato legge nel voto un segnale chiaro: gli americani hanno bocciato anche il conflitto con l’Iran. Ne è derivata una brusca discesa delle quotazioni energetiche. Il Brent è sceso sotto la soglia psicologica dei 100 dollari, a 98 dollari al barile (-5,3%), mentre il Wti con consegna a dicembre si muove intorno ai 90 dollari (-5,5%). Ad Amsterdam il gas naturale è tornato sotto i 90 euro al megawattora, a 88 euro. Come osserva Raphael Olszyna-Marzys, International Economist di J. Safra Sarasin, le elezioni «rivelano inoltre quanto sia impopolare la guerra contro l’Iran» e una nuova escalation «rappresenterebbe pertanto una sorpresa, ponendo un limite all’entità del rialzo dei prezzi dell’energia».Wall Street sale, ma i data center frenano la tecnologiaOltreoceano la seduta è partita con slancio. Il Dow Jones ha aperto in rialzo dell’1,9% a 52.784 punti e a metà giornata si è spinto oltre quota 53.000, con un guadagno di circa il 2,5%. Più cauti lo S&P 500, che ha superato il +1,8% portandosi in area 7.700 punti, e il Nasdaq, che dopo un’apertura in rialzo dell’1,1% si è mosso tra l’1 e il 2%, recuperando la debolezza della notte. Donald Trump, dopo molte ore di silenzio, ha rivendicato il risultato su Truth: «Il mercato azionario ha appena raggiunto un altro massimo storico, 91 record in un periodo di tempo molto breve, meno di due anni», ha scritto il presidente, aggiungendo che «i vostri piani pensionistici 401(k) stanno andando alle stelle. Tutto sta raggiungendo nuovi record!».Il quadro, però, non è uniforme. A soffrire sono i titoli legati ai data center: CoreWeave, Core Scientific, Iren e Applied Digital hanno lasciato sul terreno intorno al 6% e Comfort Systems è arrivata a perdere oltre il 13% prima dell’apertura. Il motivo è politico. In Texas, che secondo le stime vale oltre un quarto della capacità di data center pianificata negli Stati Uniti al 2030, ha vinto la corsa a governatore la democratica Gina Hinojosa, che ha promesso una moratoria sulla costruzione di nuovi impianti. Il voto ha invece premiato le rinnovabili: First Solar, Sunrun ed Enphase sono balzate tra il 7 e il 10%, mentre in Europa Orsted e Vestas hanno guadagnato rispettivamente il 7 e il 5%.Il nodo dell’intelligenza artificialeIl timore degli investitori è che un Congresso democratico metta sabbia negli ingranaggi del boom dell’intelligenza artificiale. Secondo J. Safra Sarasin, «esiste un sostegno bipartisan a un rallentamento dello sviluppo dei data center, pertanto è probabile un aumento della regolamentazione», che passerebbe «probabilmente attraverso ritardi nel rilascio dei permessi edilizi». Gli hyperscaler, aggiunge l’economista, «potrebbero inoltre dover sostenere una quota maggiore delle esternalità, come prezzi dell’elettricità più elevati». Gli analisti di TCW temono che «tempi autorizzativi più lunghi o una realizzazione più lenta potrebbero pesare sul sentiment e sui multipli dell’intero ecosistema hardware dell’IA», anche se il ciclo d’investimento restasse intatto.Il punto, ricorda Kit Rees di Quilter, è che «l’intelligenza artificiale è stata un enorme motore dell’economia americana». Ed è proprio per questo che diversi gestori invitano a non drammatizzare. Per Kevin Thozet di Carmignac lo scenario di un Congresso democratico con Trump «anatra zoppa» è per i data center «più contrastato che apertamente negativo», perché la protesta contro gli impianti «è una realtà, ma sia i Democratici sia i Repubblicani hanno bisogno della crescita e delle entrate fiscali che ne derivano». Per UBS, che ha alzato le stime sugli investimenti globali nell’IA a 1.000 miliardi di dollari nel 2026 e a 1.400 miliardi nel 2027, «la composizione dei governi statali, incluso il risultato in Texas, potrebbe rivelarsi più rilevante per i singoli progetti di data center del cambio di controllo al Congresso». Luigi de Bellis, Ceo di Equita, pur attendendosi un rafforzamento dell’attenzione regolamentare, «in particolare su data center e costi energetici», ritiene che la rilevanza strategica dell’IA resti «bipartisan».Un «cleaner event» per i mercatiIl messaggio che arriva dalle case d’investimento è sostanzialmente rassicurante. Per de Bellis le elezioni di midterm rappresentano un «cleaner event» per i mercati, perché «riducono alcune incertezze che avevano recentemente penalizzato il mercato, senza mettere in discussione i principali driver strutturali». Il controllo democratico del Congresso, spiega, «dovrebbe limitare nuove misure espansive, riducendo il deficit atteso e il premio a termine sui Treasury», mentre «aumenta al margine la tutela dell’indipendenza della Fed e diminuisce il rischio di escalation sui dazi». Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, ricorda che «storicamente, i mercati hanno mostrato una relativa tranquillità di fronte a situazioni di governo diviso, poiché si riduce la probabilità di cambiamenti significativi nelle politiche economiche e si introducono maggiori vincoli all’azione dell’amministrazione».Mike Bell di RBC BlueBay ricorre al Mago di Oz: «Toto, ho l’impressione che non siamo più in Kansas», scrive, ricordando che il Kansas ha eletto un senatore democratico per la prima volta dal 1939. Il voto, osserva, «solleverà probabilmente un gran polverone a livello politico, ma i mercati difficilmente verranno travolti». Anche Scope Ratings vede il bicchiere mezzo pieno: per Eiko Sievert il controllo democratico delle Camere e la rapida accettazione della sconfitta da parte di Trump confermano la resilienza dei «checks and balances», un fattore positivo per il merito creditizio degli Stati Uniti (AA-/Stabile). Restano però le pressioni sui conti: l’agenzia prevede che il debito pubblico americano salga dal 124% del Pil nel 2025 a circa il 145% entro il 2031.C’è poi la statistica. Secondo J. Safra Sarasin, negli ultimi cinquant’anni un Congresso controllato interamente dai Democratici è stato lo scenario più favorevole per l’indice S&P 500, «che ha registrato un rendimento medio dell’8,8% nei tre mesi successivi alle elezioni».Come investire dopo il votoChe cosa fare, dunque, in portafoglio? La parola d’ordine è non farsi prendere dal panico. UBS suggerisce di «ridurre la concentrazione sui singoli titoli, ribilanciare un’esposizione eccessiva alla tecnologia e, all’interno del settore tecnologico, privilegiare le società di qualità lungo tutta la catena del valore dell’IA». I periodi di debolezza dovuti alla politica, aggiungono gli strateghi della banca svizzera, «possono essere sfruttati per ribilanciare o costruire gradualmente un’esposizione, anziché abbandonare indiscriminatamente le posizioni di lungo periodo». Sul fronte obbligazionario UBS vede interessanti opportunità di reddito e diversificazione nei bond di alta qualità, soprattutto sulle scadenze brevi e medie, mantenendo cautela su quelle più lunghe.Lombard Odier conferma il proprio orientamento: «Manteniamo la nostra posizione favorevole al rischio, con un sovrappeso sulle azioni statunitensi e globali», neutrale sui titoli di Stato e positiva sul dollaro, perché «i mercati in genere preferiscono la visibilità all’incertezza, anche quando questa visibilità comporta vincoli istituzionali e attriti politici». Michael Krautzberger di AllianzGI non esclude che gli investitori cerchino di diversificare fuori dagli Stati Uniti a vantaggio di Europa e di parte dell’Asia, con «uno spostamento tra regioni più probabile di un cambiamento nella direzione complessiva del mercato».A livello settoriale, TCW vede favorite rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica, con un sostegno relativo per cybersecurity e spesa pubblica per l’IT, mentre il biofarmaceutico large cap potrebbe soffrire per nuove iniziative sui prezzi dei farmaci. Per Carmignac le infrastrutture sono particolarmente interessanti perché si collocano «nell’area di sovrapposizione bipartisan»: i Democratici puntano su transizione energetica e reti, i Repubblicani su manifattura domestica e reshoring. Più esposte, invece, le società che producono utili soprattutto negli Stati Uniti, sensibili al possibile ritorno di un’imposizione societaria più elevata. Thomas Mucha di Wellington Management invita a guardare alla sostanza: «Le elezioni cambiano chi governa. Non cambiano necessariamente ciò che il sistema è costretto a costruire», cioè sicurezza economica, difesa, semiconduttori, energia e catene di fornitura resilienti. Del resto, conclude, «i mercati hanno l’abitudine di sopravvalutare gli eventi politici di breve termine e di sottovalutare i sistemi strutturali che stanno sotto».Le incognite: Iran, shutdown e tetto del debitoIl vero rischio, per molti gestori, sta nelle prossime settimane. Fino all’insediamento del nuovo Congresso, il 3 gennaio, si apre la fase della cosiddetta «lame duck session». Per Bell di RBC BlueBay le conseguenze più rilevanti si avrebbero se il presidente «decidesse di intensificare l’escalation in Medio Oriente»: in quel caso, con il rialzo dei prezzi dell’energia, «ne potrebbero risentire contemporaneamente sia le azioni sia le obbligazioni». Carsten Brzeski di Ing sintetizza il bivio con una battuta: nella lettura pessimista Trump non diventa un’anatra zoppa, ma «un’anatra arrabbiata», in quella ottimista «un’anatra addomesticata».Sul calendario c’è poi l’11 dicembre, quando scade il finanziamento provvisorio del governo federale: secondo AllianzGI il rischio di shutdown «resta elevato» se le leggi di spesa non verranno approvate in tempo. Più avanti incombe il tetto del debito, fissato a 41.100 miliardi di dollari, che secondo Blerina Uruçi di T. Rowe Price dovrebbe essere raggiunto intorno alla metà del 2027.Enrico Foscarini, 4 novembre 2026L'articolo Midterm: le Borse brindano all’onda blu, ecco come investire ora proviene da Nicolaporro.it.