Spagna, il ministro dei Trasporti Puente si dimette per lo scontro ferroviario costato 69 morti: «Questione di dignità»

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MADRID — Per oltre quattro ore Óscar Puente ha difeso in Parlamento la linea Madrid-Siviglia, i suoi tecnici e il sistema di sicurezza che il 28 ottobre si è fermato. Poi, poco prima delle 22, il ministro dei Trasporti spagnolo ha annunciato le dimissioni. «Un ministro dei Trasporti in un Paese come la Spagna non può restare in carica dopo due incidenti di tale gravità in meno di un anno», ha detto davanti alla Diputación Permanente, l’organo che fa le veci del Congresso sciolto. «È una questione di dignità politica, coerenza ed empatia con le vittime».Puente, 58 anni, socialista, ex sindaco di Valladolid e da quasi tre anni alla guida del ministero, lascia sei giorni dopo il disastro di Urda, 69 morti, il secondo dell’anno sulla rete ferroviaria spagnola, e si ritira dalla lista del Psoe per le elezioni anticipate del 29 novembre. Il premier Pedro Sánchez è stato avvertito pochi minuti prima dell’annuncio. La mattina stessa fonti di governo escludevano il passo indietro. A sera non c’è un successore e la Moncloa non ha commentato.Lo scontro è avvenuto alle 8.54 del 28 ottobre al chilometro 118 dell’alta velocità Madrid-Siviglia, tra Urda e Los Yébenes, in provincia di Toledo, 150 chilometri a sud della capitale. Un AVE di Renfe con 544 passeggeri a bordo ha tamponato un treno fermo di Iryo, operatore privato. Oltre ai 69 morti, tutti identificati, ci sono circa 200 feriti, 37 ancora ricoverati. Le vittime sono 54 spagnole; le altre vengono da undici Paesi, fra cui quattro statunitensi, due giapponesi e due australiani.Quella mattina il sistema di sicurezza automatico della linea era guasto e sei treni erano stati fermati. Secondo la ricostruzione di El País, il centro di controllo di Adif, il gestore della rete, passato al comando manuale nella stazione madrilena di Atocha, alle 8.36 ha autorizzato l’AVE a ripartire con segnale rosso. Il treno ha percorso circa 25 chilometri a oltre 160 all’ora prima dell’urto. Il giorno dopo Puente aveva definito quell’ordine «inspiegabile».Quattro ore in aulaIn aula il ministro ha sostenuto che la Madrid-Siviglia «non è un’infrastruttura abbandonata né dimenticata» e ha ricordato un piano di rinnovamento da 780 milioni di euro. Ha annunciato nuove tecnologie di segnalamento, più personale nei centri di controllo, anticipi sugli indennizzi e il raddoppio delle coperture assicurative per le vittime, un tetto ai prezzi dei trasporti alternativi sulla tratta chiusa. Poi il congedo: «Non è vero che i politici sono tutti uguali. Confido che il mio Paese sia all’altezza. Io ho provato a esserlo. Addio».La parola «inspiegabile» gli è costata la rottura con i sindacati. Il Csif, sindacato dei dipendenti pubblici, chiede «rispetto per l’indagine e la presunzione d’innocenza per il capo del traffico di Adif» e, dopo le dimissioni, pretende che tocchi anche ai vertici «di nomina politica» di Adif e Renfe. Una dirigente del Csif, Raquel Ayllón, ha detto alla CNN che Adif non ha sostituito i controllori andati in pensione. Il comitato aziendale di Adif spinge per uno sciopero il 17 novembre. L’Ugt porta in tribunale la fuga degli audio tra il controllore e i macchinisti; il macchinista dell’AVE è morto nello scontro.Il Partito popolare non si accontenta. Per la portavoce al Congresso Ester Muñoz il compito del ministro «non è spiegare gli incidenti mortali, è prevenirli» e le dimissioni «arrivano con 116 morti di ritardo», contando anche i 46 di Adamuz, in provincia di Córdoba, a gennaio. Il leader Alberto Núñez Feijóo lo aveva chiamato «codardo e immorale» per aver incolpato il controllore. Vox annuncia una querela: «Non ha né dignità né vergogna», dice la portavoce Pepa Millán. Le dimissioni le avevano chieste anche Pnv e Junts, alleati parlamentari di Sánchez. Dal governo la ministra della Sanità Mónica García parla di «un gesto onorevole».Sulla dinamica lavorano l’Aitat, l’autorità indipendente per le indagini ferroviarie, e la magistratura, che ha incaricato la polizia giudiziaria di acquisire comunicazioni e dati del centro di Atocha. Il presidente della Castilla-La Mancha, Emiliano García-Page, ritiene che i due disastri dell’anno non siano collegati, «ma non spetta a me dirlo».Sánchez aveva convocato il voto anticipato dopo le proteste sulla crisi abitativa; il Pp aveva fatto di Puente il bersaglio della campagna e la sua uscita toglie all’opposizione quel bersaglio a 26 giorni dalle urne. Il ministro ha detto di aver deciso «nei primi minuti» della tragedia.