Midterm, tempesta perfetta: fine di un ciclo politico e reset verso il 2028

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Una tempesta perfetta si è abbattuta su Trump e i Repubblicani. I risultati sono noti: controllo Dem sia della Camera che del Senato, stati solidi “rossi” e rurali, come Texas, Kansas e Iowa, strappati per la prima volta da decenni. Come è potuto accadere, dopo soli due anni dal trionfante ritorno di The Donald alla Casa Bianca?Fine cicloA pesare in una sconfitta di tale portata una coincidenza di fattori. La stanchezza per un leader dalla personalità strabordante, che nel bene o nel male ha dominato la scena politica per circa un decennio, ben oltre i due mandati. L’imminente fine di un ciclo politico viene spesso annunciata nella politica americana proprio dalle midterm che si tengono durante i secondi mandati.Se guardiamo alla storia recente, un ribaltamento così netto delle maggioranze al Congresso non è un’eccezione, semmai la regola. Sconfitte così pesanti le hanno subite persino presidenti entrati nei “pantheon” di entrambi i partiti.Le disfatte dei GrandiNel 2014, Barack Obama perse 9 seggi al Senato, che passò così da una maggioranza Dem di 53 seggi ad una repubblicana di 54. Ne perse solo 13 alla Camera soltanto perché quattro anni prima ne aveva già persi ben 63.Nel 1986, Ronald Reagan subì una sconfitta numericamente molto simile a quella odierna di Trump. Il Senato passò da una maggioranza repubblicana di 53 seggi ad una democratica di 55 e la maggioranza già Dem alla Camera raggiunse i 258 seggi. Due anni dopo il suo vice, George H. W. Bush, vinse le presidenziali con 426 grandi elettori su 530.Il paradosso TexasAll’andamento fisiologico delle midterm nei secondi mandati si aggiungono fattori contingenti. Il paradosso Texas. Il governatore uscente Abbott e i Repubblicani lo hanno reso lo stato più dinamico e attraente del Paese, ma proprio questo li ha fregati. Il loro buon governo è almeno in parte causa della disfatta di oggi. Immigrati latinoamericani e americani in fuga da stati “blu” falliti come la California hanno votato per trasformare anche il Texas in uno stato blu, che difficilmente sarà recuperabile nel breve periodo.Il carovita e la guerra in IranSe guardiamo ai gruppi di elettori che più di altri hanno voltato le spalle a Trump e al Gop, troviamo i giovani 18-29 anni (quanto ha pesato l’uccisione di Charlie Kirk!), i latini e altre minoranze, e i cattolici.Il costo della vita viene indicato dal 42 per cento degli elettori di Trump nel 2024 come principale motivo di disapprovazione dell’operato del presidente, ma ha pagato anche il suo entusiasmo per l’Intelligenza Artificiale, come dimostrano le numerose moratorie sui data center, passate con percentuali tra il 67 e l’80 per cento.Ha certamente pesato la guerra in Iran, per il tradimento della promessa di non avventurarsi in nuovi conflitti mediorientali e per il suo impatto sui prezzi energetici. Una guerra di necessità, non di scelta, anche se molti fingono di non saperlo, per fermare la corsa di Teheran al nucleare vicina al traguardo. Attaccando il regime iraniano, Trump non ha pensato ai calcoli elettorali ma all’interesse nazionale di lungo termine. Ha fatto la cosa giusta, anche se politicamente costosa, se fosse di sinistra gli verrebbe riconosciuto.Semmai, al presidente si può rimproverare la sua gestione altalenante e la comunicazione caotica, il continuo tira e molla che l’ha accompagnata per mesi. Un altro modo di vedere la cosa è che ha pagato il conto non per aver iniziato la guerra ma per non averla conclusa, frenato dal fronte interno, i Democratici, dal fronte dei “negoziatori”, dal vice Vance al Qatar, e da alcuni alleati nella regione.I successiMa come ci ricordano i casi di Obama a sinistra e Reagan a destra, una disfatta alle midterm non equivale al fallimento di una presidenza. Trump, a cui peraltro restano due anni, non si è accontentato di gestire il declino dell’America e dell’Occidente. Ha provato e sta provando a invertire la tendenza, aggredendone le cause: immigrazione fuori controllo, perdita di identità, follie green, deindustrializzazione. Temi che restano e che ora sono all’ordine del giorno anche in Europa.Paradossalmente, i suoi successi nella chiusura dei confini e nell’arginare la deriva woke, oggi dati per scontati, hanno privato la campagna di due temi forti, contribuendo a smobilitare parte dell’elettorato.Ha rimesso l’America in carreggiata nella sfida con la Cina, a partire dalla messa in sicurezza dell’emisfero occidentale, delle materie prime e delle catene di approvvigionamento strategiche. Se la strategia trumpiana aveva e ha una sua coerenza, una logica, e ha colto innegabili successi (da Panama al Venezuela, dalla Groenlandia alla Nato), il modo di procedere caotico ha generato nell’elettorato un senso di incertezza e di auto fuori controllo.Reset verso il 2028Questa nottata chiama entrambi i partiti, anche i vincitori, ad un complicato reset di identità in vista del 2028. I Dem hanno avuto gioco facile a compattarsi contro il nemico più odiato, ma cosa succederà quando le tre anime (socialista, ormai dominante, liberal e moderata) si scontreranno per la nuova leadership? Sull’altra sponda, la portata della sconfitta complica non poco le ambizioni sia di Vance che di Rubio, mentre rilancia Ron DeSantis, l’unico ad aver tenuto il fronte. In ogni caso non aprirà la strada ad un ritorno al vecchio Gop di Bush e Cheney.Il messaggio che emerge dal voto è chiaro: rigetto per azioni militari prolungate, ulteriore spinta bipartisan al disimpegno Usa. Non buone notizie per l’Europa, per l’Ucraina e per Israele – che rischia ora di diventare il capro espiatorio, di essere visto come alleato tossico a Washington su entrambe le sponde politiche.Continuerà ad essere il dilemma di ogni presidenza: un elettorato sempre più riluttante a qualsiasi impegno all’estero che comporti dei costi, e che non vede nelle tradizionali alleanze un asset ma solo oneri, a fronte di uno status da superpotenza che non permette agli Usa di disimpegnarsi completamente dal Medio Oriente o dall’Europa.L'articolo Midterm, tempesta perfetta: fine di un ciclo politico e reset verso il 2028 proviene da Nicolaporro.it.