Nel 1994 Stefano Buono aveva ventotto anni, lavorava al CERN di Ginevra e preparava un giro del mondo a vela. Aveva trovato gli sponsor e cercava la barca. Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, gli propose invece di entrare nel gruppo dell’Energy Amplifier, un sistema sperimentale per produrre energia nucleare e studiare la trasformazione di materiali radioattivi. Buono rinunciò al viaggio.Quel programma si arrestò senza arrivare a un impianto industriale. Ma la ricerca non scomparve: nel 2002 Buono fondò Advanced Accelerator Applications, trasferendo competenze e brevetti nel settore dei radiofarmaci. La società fu quotata al Nasdaq nel 2015 e acquisita da Novartis nel 2018 per circa 3,9 miliardi di dollari. È il valore dell’operazione, non il denaro incassato personalmente dal fondatore.Poteva essere l’epilogo. Fu invece la premessa. Nel 2021 Buono contribuì a fondare newcleo, insieme a Luciano Cinotti ed Elisabeth Rizzotti, per tornare all’energia. Il progetto non riproduce l’Energy Amplifier: quel sistema era subcritico e assistito da un acceleratore; newcleo sviluppa reattori veloci raffreddati a piombo. Il filo comune è usare meglio i materiali nucleari e limitare i rifiuti. Qui la storia individuale diventa una questione di potenza industriale.Tre Paesi, una sola filiera.Il 22 settembre 2026 newcleo è arrivata al Nasdaq con il simbolo NWCL. La combinazione societaria ha prodotto una raccolta lorda di 247 milioni di dollari; la valutazione pre-money concordata per l’operazione era di circa 2,4 miliardi. Dal 2021, secondo la società, i capitali complessivamente raccolti hanno superato il miliardo di dollari.Il denaro affluisce a Wall Street, mentre una parte essenziale delle prove tecnologiche avviene in Italia. Al Centro ENEA del Brasimone, sull’Appennino bolognese, prende forma PRECURSOR: un dimostratore da 10 megawatt termici, privo di combustibile nucleare, destinato a testare la circolazione del piombo e l’integrazione dei sistemi. Il completamento della costruzione è previsto entro il 2026. Non è ancora un reattore commerciale, né un impianto che produca elettricità nucleare.In Francia, il 14 ottobre, newcleo ha inaugurato FASTER, un centro sperimentale da circa 10 milioni di euro per i processi di fabbricazione del combustibile MOX, una miscela di ossidi di uranio e plutonio. Sono già operative sette installazioni di prova. Anche qui si tratta di un ambiente non nucleare, preliminare alle future autorizzazioni industriali.La geografia è eloquente: sperimentazione al Brasimone, competenze sul combustibile nella filiera francese, accesso ai capitali e possibili primi grandi clienti negli Stati Uniti. Non è una fuga della scienza italiana. È una competizione su dove si stabilizzeranno fabbriche, contratti e decisioni.Washington mette sul tavolo il plutonio.Il 22 giugno il Dipartimento dell’Energia americano ha confermato negoziati con cinque imprese per l’eventuale impiego di quasi 20 tonnellate di plutonio in eccesso, in parte eredità della stagione degli arsenali nucleari. Fra le società selezionate figura Oklo. newcleo vi partecipa come partner industriale, con competenze sul combustibile e la prospettiva di apportare capitali.La collaborazione tra le due società, annunciata nell’ottobre 2025, contempla potenziali investimenti fino a 2 miliardi di dollari in infrastrutture statunitensi per il combustibile avanzato. Non sono due miliardi già stanziati: importi, progetti e autorizzazioni dipendono da accordi definitivi e dai controlli americani.Neppure il plutonio è stato assegnato. I negoziati devono rispettare obblighi di sicurezza, protezione fisica, contabilizzazione e salvaguardie. L’obiettivo dichiarato da Washington è convertire una passività da gestire in una risorsa energetica; la fattibilità economica e tecnica resta da dimostrare. Riciclare combustibile non significa cancellare ogni rifiuto radioattivo.Per gli Stati Uniti la posta è più ampia del singolo reattore: presidiare la filiera del combustibile e garantire forniture elettriche stabili a industrie, centri dati e infrastrutture strategiche. Nel maggio 2025 la Casa Bianca ha disposto una riforma delle procedure per i reattori avanzati; il Dipartimento dell’Energia ha poi avviato programmi sperimentali accelerati. Velocizzare le prove non equivale, però, ad abolire la necessità di autorizzazioni e verifiche indipendenti.L’Europa ha la ricerca. La contesa è sul mercato.In un’intervista pubblicata il 17 giugno 2026 da NucNet e depositata negli atti della Securities and Exchange Commission, Buono ha indicato gli Stati Uniti come possibile sede del primo reattore commerciale newcleo. La scelta, spiegava, dipenderà soprattutto dalla rapidità con cui si realizzeranno i programmi, anche in Francia e Slovacchia. Non esiste ancora un verdetto sulla localizzazione.L’Unione Europea non è immobile. Il 10 marzo ha presentato una strategia per i piccoli reattori modulari e prospettato una garanzia aggiuntiva fino a 200 milioni di euro per favorire investimenti privati. Ma lo stesso Buono ha giudicato insufficiente, rispetto alla scala americana, l’impegno finanziario europeo. In Francia l’industria nucleare offre competenze, siti e un interlocutore regolatorio consolidato; l’Italia conserva una base di ricerca di primo piano.Il Parlamento italiano, inoltre, ha approvato la legge 169 del 29 settembre 2026, che delega al Governo la definizione del quadro normativo per il nucleare sostenibile. È un fatto nuovo, da non confondere con l’esistenza di impianti autorizzati. Il rischio non è che all’Italia manchino idee o ingegneri: è che la loro industrializzazione dipenda dalle scelte di altri mercati.L’ultima prova non è finanziaria.Il progetto resta ad alto rischio. Nel primo semestre 2026 newcleo ha registrato 19,4 milioni di euro di ricavi da prodotti e servizi e una perdita netta di circa 82 milioni. Sono numeri di un’impresa che sviluppa tecnologie costose prima di avere un reattore commerciale operativo. I reattori veloci raffreddati a piombo richiedono ancora prove severe sui materiali, sulla corrosione e sulla sicurezza del circuito; l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ne documenta le difficoltà tecniche.La vicenda di Buono non autorizza dunque a celebrare una rivoluzione già compiuta. Autorizza, semmai, a riconoscere il valore di una perseveranza rara: dall’esperimento di Rubbia ai radiofarmaci, fino al tentativo di costruire una nuova filiera energetica.Nel 1994 un giovane fisico rinunciò al mare per seguire un’idea. Nel 2026 quell’idea, trasformata e ripensata, si confronta con il denaro di Wall Street, le infrastrutture francesi e le priorità strategiche di Washington.La scoperta scientifica può nascere ovunque. Il suo valore industriale si concentra dove esistono capitale paziente, regole credibili, clienti e una strategia di lungo periodo. **È questa la vera posta in gioco: non soltanto chi riuscirà ad accendere il primo reattore, ma chi avrà costruito l’industria che lo renderà possibile.**