Da edificio abbandonato a presidio della nuova sanità territoriale: il padiglione Monaldi del San Camillo Forlanini di Roma riapre le porte dopo un intervento di riqualificazione e diventa un ospedale di Comunità da 40 posti letto. La struttura è stata inaugurata oggi alla presenza del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, dell’assessore all’Inclusione Sociale e Servizi alla Persona, Massimiliano Maselli, e del direttore generale, Angelo Aliquo’.Un nuovo modello di assistenza sanitariaLa struttura, affidata alla gestione dell’Azienda ospedaliera, è dedicata a pazienti che, pur non avendo bisogno delle cure di un reparto per degenti con patologie acute, necessitano di assistenza infermieristica continuativa, monitoraggio sanitario e interventi di riattivazione funzionale prima di poter fare ritorno in sicurezza presso la propria abitazione. “Il padiglione Monaldi era completamente abbandonato e oggi, grazie a un investimento significativo, restituiamo questo spazio alla comunità trasformandolo in un Ospedale di comunità da 40 posti letto – ha dichiarato il presidente Rocca – . Una struttura che può contare su personale straordinariamente formato, preparato e soprattutto animato da una grande motivazione, perché quella della sanità territoriale è una delle sfide più importanti per il nostro servizio sanitario. Vogliamo rafforzare – ha sottolineato il governatore – un modello di assistenza capace di seguire i cittadini anche dopo la fase acuta della malattia, garantendo continuità delle cure e accompagnando i pazienti nel percorso di recupero prima del ritorno a casa. La messa a terra dei servizi territoriali cambierà il volto della sanità della nostra regione”, ha concluso Rocca.Ristrutturazione e investimenti significativiL’opera, realizzata su indicazione della Regione Lazio, restituisce vita al Padiglione Monaldi, uno stabile di 2.700 metri quadrati situato sulla Salita di San Carlo, che versava in stato di abbandono dal 2011. Un intervento da 8.897.205,82 milioni di euro di fondi del Pnrr. I lavori hanno riguardato la messa a norma antisismica delle strutture portanti a partire dalle fondazioni e la completa riqualificazione edile e impiantistica. Durante gli scavi, sono state rinvenute delle cave sotterranee al di sotto del sedime dell’edificio: una sfida ipogea superata dall’ufficio tecnico per convertire l’ex area degradata in un presidio moderno ed efficiente.Funzionamento e assistenza personalizzataL’Ospedale di Comunità è pensato per accompagnare pazienti cronici che soffrono di scompensi e che non possono essere seguiti a domicilio, che devono recuperare l’autonomia nei movimenti o imparare, insieme ai familiari, a gestire terapie e dispositivi prima di tornare a casa, ma anche persone in condizioni di fragilità sociale, la cui abitazione, o la rete familiare, in quel momento non è adeguata ad assisterle in sicurezza. “Il nostro Ospedale di comunità non è un ospedale in miniatura, né un pronto soccorso, né una Rsa. Non è pensato per il lungo termine, e non deve essere un ‘parcheggio’ per chi non ha altra sistemazione – ha spiegato il direttore generale Angelo Aliquo’ – . Serve a coprire il ‘vuoto’ tra l’ospedale per acuti e il ritorno a casa, per pazienti dimessi dai reparti clinicamente stabili ma non ancora pronti a rientrare al domicilio. Per questo è un pezzo prezioso dell’offerta sanitaria che la Regione Lazio ha deciso di realizzare al San Camillo. E lo abbiamo fatto con uno sforzo enorme da parte dell’ufficio tecnico, che in poco tempo ha realizzato l’opera nonostante le difficoltà riscontrate lungo il percorso”, ha concluso.Struttura e gestione del nuovo ospedaleIl nuovo Ospedale di comunità si articola su 40 posti letto suddivisi in due moduli. La gestione è affidata agli infermieri, presenti insieme al personale di supporto 24 ore su 24, tutti i giorni. Un medico è presente di giorno per almeno quattro ore e mezza, sei giorni su sette; di notte e nei festivi interviene il medico di guardia della medicina interna. La presa in carico del paziente si fonda su un approccio multidisciplinare coordinato dall’Infermiere case manager, che lavora a stretto contatto con il medico referente (hospitalist), il fisiatra, i fisioterapisti e il logopedista. Per garantire un’assistenza ad elevata personalizzazione, l’Ospedale di Comunità integra le competenze dei gruppi specialistici dell’Azienda dedicati alle lesioni complesse (wound care), alle stomie (stoma care), agli accessi vascolari e al Servizio Tobia per i pazienti con disabilità cognitive. Il ricovero è programmato da un’equipe di valutazione multidisciplinare, con una degenza media prevista tra i 15 e i 20 giorni, fino a un massimo di 30. “È una struttura a gestione infermieristica costruita intorno al paziente”, ha evidenziato Annarita Marucci, dirigente infermieristico responsabile dell’Ospedale di comunità. “Per l’Azienda è l’occasione di mettere in pratica la transitional care, cioè di accompagnare il paziente nel passaggio da un setting di cura all’altro. Chi ha superato la fase acuta ma non è ancora pronto a tornare a casa trova qui, per un periodo limitato, l’assistenza che gli serve per recuperare autonomia. Così le cure diventano più appropriate e il rientro a casa è più sicuro, per il paziente e per la sua famiglia”, ha concluso.