ASUNCIÓN — Santiago Peña, 47 anni, economista cresciuto al Fondo monetario internazionale e presidente del Paraguay dall’agosto 2023, ha annunciato giovedì le dimissioni con un videomessaggio diffuso sui suoi canali e su quelli della presidenza. «Ho preso la decisione di presentare le mie dimissioni da presidente della Repubblica», ha detto. «Lo faccio pensando alla stabilità del nostro Paese, alla pace sociale e alla necessità di preservare le nostre istituzioni democratiche». Pochi minuti dopo la Camera dei deputati ha votato all’unanimità la sua messa in stato d’accusa, riferisce l’Associated Press.A travolgerlo è il crollo di ueno, la banca commissariata martedì dalla Banca centrale per violazione dei requisiti minimi di solvibilità: circa 3 milioni di clienti in un Paese di 6,5 milioni di abitanti, un paraguaiano su tre con un deposito, e circa 850 milioni di dollari di fondi pubblici in gestione, compresi quelli dell’istituto di previdenza. Peña è stato azionista della capogruppo ueno Holding fino all’aprile 2025 e, secondo i deputati che ne hanno chiesto l’impeachment, ha ricevuto due prestiti dalla banca. Lui ha sempre respinto l’ipotesi di legami impropri: il caso, ha sostenuto, è l’escalation politica di una questione tecnica e ogni eventuale illecito spetta ai tribunali.Il Congresso si è riunito in seduta congiunta alle 14 locali (le 18 in Italia) per ricevere formalmente le dimissioni. Il giuramento del vicepresidente Pedro Alliana, 52 anni, anche lui del Partito Colorado e suo presidente dal 2015 al 2023, è atteso verso le 15.30 (le 19.30 in Italia); completerebbe il mandato fino all’agosto 2028. Il voto sull’impeachment dopo le dimissioni ha una ragione precisa: la Costituzione fa degli ex presidenti eletti senatori a vita, salvo condanna in giudizio politico. Trentacinque deputati avevano chiesto la messa in accusa anche di Alliana, ma la Camera l’ha respinta.Il Colorado ha scaricato il presidente ma non il potere: a sostituirlo è il suo vice, dello stesso partito, salvato dalla stessa Camera che un’ora prima aveva messo sotto accusa Peña all’unanimità. La rivolta interna era maturata in poche ore. Giovedì mattina entrambe le correnti principali del partito alla Camera si sono schierate per l’impeachment, l’ex presidente Horacio Cartes, leader del Colorado, gli ha tolto pubblicamente il sostegno e il presidente del Congresso Basilio Núñez si è sfilato. Bloomberg parla di uno spostamento tettonico dentro un partito al potere per gran parte degli ultimi settant’anni.Nel videomessaggio Peña si è rivolto ai correntisti. «Voglio chiedere scusa al popolo se in qualche momento ho mancato. Non è mai stata mia intenzione tradire la fiducia riposta in me». E ancora: «Dietro ogni deposito ci sono anni di lavoro, sacrificio e sogni di famiglia». Il giorno prima aveva nominato un nuovo governatore della Banca centrale, dopo aver chiesto le dimissioni del precedente, e promulgato una legge che fissa a cinque giorni lavorativi la restituzione della maggior parte dei fondi.Davanti alle filiali le code sono cominciate martedì. La sera, ad Asunción, le proteste sono finite in scontri con la polizia, lacrimogeni e idranti. «Santiago Peña e il Partito Colorado ci hanno rubato tutti i risparmi», ha detto Luis Pineda, in corteo verso il Congresso. Centinaia di dipendenti di ueno presidiano il ministero del Lavoro per gli stipendi non pagati. In aula un deputato colorado ha parlato di «più di tre milioni di paraguaiani danneggiati, che si sentono traditi, truffati, ingannati».La procura anticorruzione ha fermato otto dirigenti della banca, tra cui il fondatore Miguel Vázquez, e ha imputato 27 persone tra dirigenti e soci per appropriazione indebita e tentata truffa. La banca non ha rilasciato dichiarazioni. Il piano della Banca centrale prevede il trasferimento dei conti ad altri istituti e poi la liquidazione; per circa 280.000 clienti che avevano solo quel conto sono stati aperti nuovi rapporti. La garanzia pubblica copre i depositi fino a circa 37.000 dollari.I titoli di Stato paraguaiani sono scesi lungo tutta la curva, tra i peggiori dei mercati emergenti, e il guaraní ha perso il 5,2% sul dollaro. JPMorgan, in una nota ai clienti, scrive che la vicenda ha «rapidamente acquisito una dimensione politica» e che i rischi dipenderanno da «velocità e trasparenza» della risposta delle autorità. Da Washington, Brasilia e Buenos Aires non è arrivata finora alcuna reazione ufficiale.Settant’anni di ColoradoIl partito che oggi cambia presidente in un pomeriggio governa il Paraguay, con una sola interruzione, dal 1947. Fu la macchina della dittatura di Alfredo Stroessner, 35 anni al potere fino al colpo di Stato del 1989, e sopravvisse alla sua caduta trasformandosi in partito di governo della democrazia. Nel 2008 la vittoria dell’ex vescovo Fernando Lugo sembrò chiudere quell’epoca.Durò quattro anni. Nel giugno 2012 lo stesso Congresso destituì Lugo con un giudizio politico celebrato in meno di due giorni, e il Colorado tornò alla presidenza alle elezioni dell’anno successivo con Horacio Cartes, lo stesso uomo che giovedì ha ritirato il sostegno a Peña. Fu l’ultima volta che il Paraguay cambiò presidente senza passare dalle urne.