Arabia Saudita, Riad amplia l’oleodotto verso il Mar Rosso per aggirare lo Stretto di Hormuz

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L’Arabia Saudita punta a ridurre la propria dipendenza dallo Stretto di Hormuz ampliando la capacità dell’oleodotto Est-Ovest da 7 a 10 milioni di barili al giorno. L’intervento, annunciato dall’amministratore delegato di Saudi Aramco Amin Nasser, rappresenta una risposta strategica all’instabilità del Golfo Persico e alla necessità di garantire continuità alle esportazioni petrolifere anche durante le crisi militari.L’infrastruttura, lunga circa 1.200 chilometri, collega i giacimenti e gli impianti della parte orientale del Regno ai terminali sul Mar Rosso. I lavori, secondo Nasser, sono già iniziati e consentiranno un aumento della capacità di trasporto di circa il 43%.L’obiettivo non è necessariamente incrementare la produzione, ma diversificare le rotte commerciali. Attraverso Hormuz transita una quota fondamentale del petrolio mondiale e le tensioni con l’Iran hanno dimostrato quanto questa concentrazione geografica possa esporre i Paesi esportatori a interruzioni e pressioni militari.Trasferire maggiori quantità di greggio verso la costa occidentale permetterebbe a Riad di mantenere operative parte delle esportazioni anche in presenza di restrizioni alla navigazione nel Golfo. La soluzione, tuttavia, non elimina completamente i rischi.Gli oleodotti rimangono infrastrutture vulnerabili ad attacchi con droni, missili e sabotaggi. Stazioni di pompaggio, depositi e terminali richiedono protezione continua e capacità di riparazione rapida. La sicurezza energetica dipende quindi non soltanto dalla disponibilità di percorsi alternativi, ma anche dalla loro resistenza a eventuali operazioni ostili.Un ulteriore limite riguarda la destinazione del petrolio. Dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso, le petroliere dirette verso il Mediterraneo possono raggiungere il Canale di Suez senza attraversare Bab el-Mandeb. Le navi destinate ai mercati asiatici devono invece affrontare questa seconda strettoia, anch’essa esposta alle tensioni regionali.Sul piano economico, Saudi Aramco ha registrato nel terzo trimestre un utile netto di circa 36,3 miliardi di dollari, in crescita del 35% rispetto all’anno precedente, mentre l’utile rettificato è aumentato del 9%.L’incremento dei prezzi petroliferi può sostenere i ricavi sauditi, ma non compensa necessariamente i costi derivanti dalle interruzioni produttive, dalle riparazioni e dal rafforzamento delle misure di sicurezza. Inoltre, quotazioni elevate e instabilità prolungata possono indebolire la domanda internazionale.L’ampliamento dell’oleodotto rappresenta dunque anche un investimento nella capacità di preservare le entrate durante le emergenze.Sul piano geopolitico, una maggiore autonomia logistica riduce l’esposizione saudita sia alle pressioni iraniane sia alle conseguenze delle operazioni militari statunitensi. Riad può così rafforzare il proprio margine negoziale senza modificare necessariamente le alleanze regionali.La strategia si accompagna agli investimenti nel gas naturale e nella petrolchimica, destinati rispettivamente a liberare maggiori quantità di greggio per l’esportazione e ad aumentare il valore industriale delle risorse energetiche.L’Arabia Saudita cerca quindi di consolidare il proprio ruolo di fornitore affidabile anche in uno scenario di conflitto prolungato. L’oleodotto verso il Mar Rosso offre una maggiore flessibilità commerciale e strategica, ma non può sostituire la stabilità politica necessaria a garantire la sicurezza delle rotte energetiche mediorientali.