HONG KONG — Dieci anni di carcere per «cospirazione per colludere con forze straniere». L’Alta Corte di Hong Kong ha condannato giovedì mattina (la notte in Italia) Joshua Wong, 30 anni, il volto più noto del movimento degli Ombrelli del 2014, al termine di un processo celebrato in base alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020. Wong si era dichiarato colpevole il 2 settembre. La pena, riferisce Reuters, decorrerà in parallelo ai due mesi che gli restano da scontare per una condanna precedente: uscirà nel 2036, a 40 anni, salvo sconti.È la seconda condanna di Wong sotto la legge sulla sicurezza. La prima, quattro anni e otto mesi per sovversione nel processo ai «47» dell’opposizione democratica celebrato nel 2024, sarebbe scaduta a gennaio. Secondo Bloomberg la nuova pena è tra le più pesanti mai inflitte con quella legge, superata solo dai 20 anni all’editore Jimmy Lai e pari a quella del giurista Benny Tai.Il giudice William Tam ha classificato il reato come di «grave natura», la fascia che prevede da 10 anni all’ergastolo, e ha respinto la tesi di un ruolo marginale dell’imputato. «Per quanto sia una pena molto pesante per l’imputato, la punizione deve corrispondere alla gravità del reato commesso», ha detto, aggiungendo che la corte deve esprimere «la ripugnanza della comunità». La pena di partenza era di 13 anni, ridotta a 10 per la confessione.L’accusa parla di una cospirazione con Nathan Law, che con Wong aveva fondato nel 2016 il partito Demosisto, oggi sciolto, e che vive in esilio. I due, con altre persone non identificate, avrebbero chiesto a governi e organizzazioni straniere sanzioni, blocchi o «altre attività ostili» contro Hong Kong e la Cina. Tra gli elementi citati in aula: petizioni online, interviste ai media occidentali, le pressioni per la legislazione americana su Hong Kong e gli incontri con politici statunitensi, tra cui l’allora presidente della Camera Nancy Pelosi e l’allora senatore Marco Rubio, oggi segretario di Stato.Gran parte di quegli incontri precede l’entrata in vigore della legge, che non è retroattiva. Il giudice lo ha riconosciuto, ma ha spiegato che i contatti precedenti con politici americani ed europei forniscono «contesto», e che dopo il giugno 2020 Wong e i coimputati «hanno continuato a promuovere tali appelli non solo attraverso i propri account social ma anche tramite importanti media o testate in Occidente». La seconda incriminazione è arrivata nel giugno 2025, mentre Wong era già in cella da quasi cinque anni.La fila davanti alla corteL’avvocato difensore Derek Chan aveva chiesto una pena nella fascia ordinaria, da 3 a 10 anni, che tenesse conto del carcere già scontato e lasciasse al suo assistito «qualche speranza». Wong, ha detto il legale, vorrebbe occuparsi dei genitori dopo il rilascio. In aula l’imputato è apparso calmo.Fuori, decine di persone hanno fatto la fila per entrare, alcune da due giorni, sotto un forte schieramento di polizia. Louis Lee, un amico che lo visita in carcere, lo descrive «energico» ma a tratti «preoccupato e nervoso»: durante i colloqui, racconta, sospira spesso.Il governo di Hong Kong e Pechino sostengono che la legge sulla sicurezza ha riportato la stabilità dopo le proteste del 2019 e che l’azione delle forze dell’ordine è «basata sulle prove». Per il governo cinese Wong è una figura anti-cinese che sostiene l’indipendenza di Hong Kong, una «linea rossa». Washington, Londra e Bruxelles non hanno reagito nelle prime ore dopo la sentenza.Human Rights Watch, per voce della direttrice per l’Asia Elaine Pearson, ha definito la condanna «crudele e ingiusta» e ha chiesto il rilascio immediato e sanzioni mirate contro i responsabili. Eric Lai, ricercatore del Center for Asian Law dell’Università di Georgetown, ha detto che le accuse fondate sulla legge sulla sicurezza «possono essere usate come arma più volte per tenere in carcere un determinato prigioniero politico, se il governo lo ritiene necessario».Wong era entrato in carcere per la prima volta a 23 anni. È detenuto senza interruzione dal novembre 2020, quando fu condannato per aver organizzato un’assemblea non autorizzata davanti al quartier generale della polizia nel 2019. Da allora Hong Kong ha ridotto la competizione elettorale, arrestato i leader dell’opposizione, chiuso le testate critiche e sciolto decine di organizzazioni della società civile. La sua liberazione è ora attesa per la fine del 2036.